Locride: il processo “Metropolis” giunge in Cassazione

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Il processo sulle presunte infiltrazioni della ndrangheta nel settore immobiliare turistico residenziale della costa jonica reggina, denominato “Metropolis”, giunge in Cassazione. I giudici, all’udienza del prossimo 7 marzo, saranno chiamati a decidere sul ricorso presentato da undici imputati, otto dei quali condannati alla Corte d’Appello di Reggio Calabria mentre per due il ricorso riguarda la situazioni relative al sequestro di beni. I reati contestati a vario titolo vanno dall’intestazione fittizia di beni, reimpiego di capitali, all’associazione per delinquere di stampo mafioso. Secondo l’accusa dietro questo enorme processo, e secondo le indagini portate avanti dalla Dda reggina, c’erano le famiglie degli Aquino di Marina di Gioiosa e i Morabito di Africo, entrambe le famiglie avrebbero quindi agito illecitamente attraverso società intestate in maniera fittizia, e sarebbero le autrici dei rilevanti investimenti nel settore immobiliare turistico residenziale della ionica. I giudici all’epoca dei fatti, hanno deciso per uno sconto di pena per Rocco Morabito, che da 7 anni e 6 mesi è passato a 3 anni e 4 mesi, ottenendo l’assoluzione per alcuni capi di imputazione e l’immediata scarcerazione. La pena più elevata è toccata ad Antonio Cuppari (11 anni e 9 mesi). Condannati in appello, rispetto all’assoluzione del primo grado, furono Bruno Verdiglione ( 7 anni) e Rocco Aquino ( 6 anni). Nel secondo grado di giudizio i magistrati hanno tenuto conto dell’appello proposto dall’accusa, sostenuta dai magistrati della Dda reggina.

La Corte d’appello di Reggio Calabria ha infine disposto:

8 mesi, pena sospesa per Rosa Maria Sculli; 2 anni e 10 mesi per Domenico Vitale; 3 anni per Francesco Arcadi; 3 anni e 4 mesi per Rocco Morabito; assegnati 3 anni e 4 mesi per Domenico Vallone; 6 anni per Rocco Aquino;  7 anni invece per Bruno Verdiglione; 11 anni e 9 mesi per Antonio Cuppari; prescrizione per Antonio Iriti; confermate le assoluzioni a Fausto Ottavio Strangio e Domingo Diaz Bernal.

redazione@telemia.it

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