Oliverio: «No alla secessione dei ricchi», la Calabria diffida il governo

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Approvata all’unanimità una risoluzione con cui si chiede all’esecutivo di stoppare l’autonomia differenziata proposta dalle Regioni del Nord. Proposto un sistema «solidale». Oliverio torna in aula e attacca: «Governo ci spinge a marginalità, il Sud si unisca»

Regionalismo solidale e diffida al governo. E un “no” ben scandito alla “secessione dei ricchi”. Un “alt” pronunciato dal Consiglio calabrese ma anche e soprattutto dal governatore Mario Oliverio, autorizzato dal gip a raggiungere Palazzo Campanella in deroga all’obbligo di dimora (a San Giovanni in Fiore) cui è sottoposto per via del suo coinvolgimento nell’inchiesta “Lande desolate”. «È nel mio dovere – puntualizza – rappresentare la comunità che mi ha eletto. Il fatto che sono qui, vuol dire che non sono, come qualcuno ha voluto rappresentare, scomparso». Com’era prevedibile, il presidente della Regione non fa alcun riferimento alle questioni giudiziarie che lo riguardano e ai relativi risvolti politici che interessano il centrosinistra e il suo partito, il Pd.

IL DOCUMENTO Il consiglio regionale prende dunque ufficialmente posizione sul regionalismo differenziato, prova a fare le barricate rispetto al federalismo delle Regioni del Nord (Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna) e mette sul piatto una proposta autonoma. Che prevede, tra le altre cose, lo stop al trasferimento di altri poteri alle Regioni più ricche prima di una «definizione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale». E ancora: l’assemblea si impegna a produrre un disegno legislativo da proporre al Parlamento per l’istituzione di un «regionalismo solidale». Dalle innumerevoli mozioni presentate da tutte le forze politiche, alla fine è venuto dunque fuori un testo condiviso, approvato all’unanimità.
Con la risoluzione, l’assemblea calabrese chiede nuove «forme e condizioni di autonomia», il «necessario coinvolgimento delle autonomie locali», nonché la promozione di «una Conferenza degli Uffici di presidenza dei consigli regionali di Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia al fine di perseguire eventuali convergenze tra le Regioni del Meridione».
Segue, in più, una precisa diffida al governo: una richiesta di stop fino alla definizione di standard minimi, uguali per tutti. La risoluzione sarà ora inviata alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

OLIVERIO: UNIAMOCI «Più che opportuno – secondo Oliverio – convocare questo Consiglio. I referendum di Veneto e Lombardia hanno inserito quesiti che vanno ben al di là dei contenuti previsti dall’articolo 116 della Costituzione. Mentre l’Europa cerca di affermare standard di qualità per affermare livelli essenziali anche nelle aree a ritardato sviluppo, in Italia si propone il meccanismo opposto, cioè spingere una parte del Paese a subire una nuova marginalità. Il Sud deve farsi sentire. Su queste problematiche bisogna unirsi, perché dividersi significa riproporre un vecchio tarlo che non è stato secondario rispetto alla marginalità cui è stato sottoposto il Mezzogiorno».

FRAGOMENI A parere dell’assessore Maria Teresa Fragomeni, che ha introdotto la discussione in aula, «il dato certo è che per dare attuazione all’articolo 116, soprattutto nei termini in cui vorrebbero Lombardia e Veneto, si metterebbe definitivamente in crisi tutto l’impianto unitario voluto dalla nostra Costituzione, venendo a creare quella che è stata definita come la “secessione dei ricchi”». L’autonomia differenziata può modificare il funzionamento istituzionale del Paese, «ma proprio per questo motivo è davvero necessaria una attenta e approfondita discussione».

FARE RETE «Questo regionalismo – argomenta Carlo Guccione (Pd) – è fallito ed è stata una causa del divario tra Nord e Sud del Paese. Non grido “al ladro” perché Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna hanno chiesto maggiori poteri, ma la Calabria non può assistere passivamente. Al Mezzogiorno manca la capacità di fare rete. Dobbiamo dimostrare di essere pronti: serve un nuovo patto istituzionale e deve essere lanciato dalla Calabria. Dobbiamo dire che vogliamo anche noi un regionalismo differenziato ma che garantisca l’unità nazionale e livelli essenziali uguali dappertutto».

DIRITTI DIVERSI? Il capogruppo di Forza Italia, Claudio Parente, sottolinea il rischio di trovarsi di fronte a «Regioni-Stato» capaci di cristallizzare «diritti di cittadinanza diversi» tra le varie aree del Paese. Per il presidente della commissione Antindrangheta, Arturo Bova, oggi è stata scritta una «bella pagina di storia regionale». Fausto Orsomarso (Misto) mette l’accento sull’«egoismo che si registra da un po’ di anni» e sulla necessità di lanciare una nuova campagna politica: «Mai come oggi dobbiamo accettare la sfida rispetto all’egoismo trasversale delle geografie».
Giuseppe Pedà (Cdl) è convinto che il rischio connesso al regionalismo proposto dalle regioni del Nord sia quello di un «federalismo fiscale mascherato che comporterà nuova emigrazione. Ecco perché dobbiamo far sentire la nostra voce per chiedere autonomia soprattutto nel campo sanitario». Il regionalismo proposto dal Nord, afferma Mimmo Bevacqua (Pd) «è il cavallo di troia con cui vogliono mandare in pezzi l’unità d’Italia. Dobbiamo aprire anche noi una discussione per chiedere nuove competenze, oppure ci condanneremo con le nostre stesse mani». Nota polemica di Orlandino Greco (“Oliverio presidente”): «Molte regioni sono andate avanti già da tempo sul regionalismo differenziato. C’era probabilmente bisogno della paternale del governatore Zaia ai politici meridionali per destare l’attenzione di noi tutti».

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