Regione, torna in libertà il manager che ha “inguaiato” Oliverio

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Il Riesame di Catanzaro ha revocato i domiciliari per Salvatore Lopresti. È indagato nell’inchiesta sul servizio di Elisoccorso. La riassegnazione di un incarico dirigenziale a suo favore è costata un avviso di garanzia al governatore e a 5 assessori

Il Tribunale della Libertà di Catanzaro ha annullato l’ordinanza emessa il 4 ottobre scorso dal gip del capoluogo con la quale veniva aggravata la misura cautelare nei confronti di Salvatore Lopresti, ex direttore generale del “Settore dell’emergenza-urgenza e reti tempo-dipendenti” della Regione Calabria. Il funzionario era stato sospeso dal servizio, in via cautelare, il 6 febbraio 2018 dopo essere stato posto ai domiciliari, con altri tre coindagati, in seguito all’inchiesta condotta dalla Procura di Catanzaro su presunti illeciti commessi riguardo un appalto da 100 milioni di euro per il servizio di Elisoccorso.

LA VICENDA Ad aprile la misura cautelare dei domiciliari era stata trasformata – su istanza di parte dal gip del Tribunale di Catanzaro – nella misura interdittiva della sospensione per un anno dell’esercizio di pubblico ufficio. Una misura che l’indagato avrebbe “trasgredito” chiedendo di essere riammesso in servizio in Regione. La richiesta era stata accolta e lo testimonia la delibera di giunta regionale 422 della seduta del 24 settembre 2018, secondo la quale – su proposta dell’assessore regionale al Personale Maria Teresa Fragomeni – la giunta aveva deliberato di conferire a Lopresti l’incarico temporaneo di reggenza del Settore “Sport e Politiche Giovanili” «nelle more che, il medesimo dirigente, sia individuato, nelle forme di legge e nell’ambito delle procedure previste dalla normativa vigente, quale titolare di un incarico e comunque facendo salvi gli esiti del giudizio pendente».

INDAGATA LA GIUNTA Questa richiesta ha fatto scattare un’indagine da parte della Fiamme gialle e ha portato all’aggravamento della misura nei confronti dell’ex manager, per il quale sono stati disposti i domiciliari, e a iscrivere nel registro degli indagati anche il governatore Mario Oliverio e presidente della giunta, il vicepresidente Francesco Russo, l’assessore al Bilancio e alle Politiche del personale, Maria Teresa Fragomeni, l’assessore ai Trasporti Roberto Musmanno, l’assessore all’Ambiente Antonietta Rizzo, l’assessore all’Urbanistica Francesco Rossi e i dirigenti Bruno Zito e Sergio Tassone. Sono indagati, a vario titolo, per abuso d’ufficio e falsità ideologica in atti pubblici. Tutti erano presenti (non c’erano invece gli assessori Maria Francesca Corigliano e Angela Robbe) alla seduta di giunta del 24 settembre scorso nel corso della quale è stata adottata la delibera 422 che riassegnava al dirigente Lopresti un incarico dirigenziale, pur essendo questi sottoposto a misura interdittiva della sospensione per un anno dell’esercizio di pubblico ufficio a partire dal 16 aprile 2018.

IL RIESAME Secondo il Riesame, al quale hanno fatto appello gli avvocati Enzo Galeota e Giancarlo Pittelli, «l’appello merita di essere accolto» perché la richiesta avanzata da Lopresti «di essere ricollocato nell’ambito della dirigenza della Regione Calabria in un settore diverso da quello che aveva dato origine al procedimento penale […] non integra una violazione, sanzionabile, con la sostituzione o il cumulo della misura interdittiva con una misura coercitiva, poiché non viene in considerazione lo svolgimento di attività “inerenti” al pubblico ufficio o servizio per cui vi è stata l’adozione del provvedimento interdittivo di sospensione». In pratica la richiesta avanzata da Lopresti alla Regione «non era diretta a ad ottenere la riammissione in servizio, bensì, diversamente e più riduttivamente, ad ottenere la, eventuale, ricollocazione in un settore diverso da quello che aveva ricoperto fino all’applicazione della misura cautelare che non si occupasse di acquisti e gestione di beni e servizi». Il collegio presieduto da Giuseppe Valea non riconnette la richiesta di Lopresti al proposito di violare la misura interdittiva poiché la richiesta di si pone su un «piano  meramente formale a cui non ha fatto seguito alcuna attività materiale».
Per queste ragioni il Riesame ha annullato l’ordinanza del gip del 4 ottobre scorso, rimettendo in libertà Lopresti, e ha disposto il ripristino della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio.

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