5 Dicembre 2020

Mons. Vincenzo Varone, Vicario Giudiziale, ha inaugurato a Reggio Calabria il nuovo anno giudiziario del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro. Alla cerimonia svoltasi nell’aula magna “Mons. Luigi Mondello”, del Seminario arcivescovile Pio XI, hanno preso parte, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, Arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria-Bova e Moderatore del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro, e mons. Vincenzo Bertolone, presidente della Conferenza Episcopale Calabra. La cerimonia si è conclusa con la prolusione del prof. Héctor Franceschi, Ordinario di Diritto Matrimoniale Canonico alla Pontificia Università della Santa Croce di Roma, sul tema “La funzione del diritto nella comprensione del matrimonio”.
“Celebrare l’inizio ufficiale di un nuovo anno giudiziario – ha detto Mons. Varone – significa avere due atteggiamenti fondamentali: uno sguardo all’anno trascorso per raccoglierne i frutti preziosi e uno sguardo in avanti per scrutare nuove vie giuridiche per dare risposte al lavoro pastorale della nostra Chiesa calabrese”. Mons. Varone ha definito “proficuo” il bilancio dell’attività del Tribunale ecclesiastico nel 2018, ma ha distinto i dati, secondo le nuove norme amministrative della Conferenza Episcopale Italiana, “tra cause decise, quelle cioè – ha spiegato – di cui è stato emesso il decreto della sessione collegiale con il provvedimento di merito, e le cause terminate, cioè quelle di cui è stata notificata alle parti la sentenza. Nel corso del 2018 sono state decise 120 cause ed abbiamo emanato, per il conteggio delle cause terminate, 143 sentenze regolarmente notificate alle parti. Questo perché alcune sentenze notificate nel 2018 sono state decise nel 2017. Delle 120 cause decise, inoltre, 116, pari al 97%, hanno affermato la nullità del matrimonio, mentre le restanti 4 sono state negative, confermando la validità del matrimonio”. Le cause attualmente pendenti al Tribunale sono 142, 46 delle quali relative al 2017 e 96 al 2018. “Un dato – ha affermato mons. Varone – che evidenzia che il nostro tempo di gestione del processo è in termini ragionevoli e le cause pendenti, di anno in anno, diminuiscono in modo considerevole”.
Le nuove cause introdotte nel corso del 2017 sono state 115. In riferimento ai capi di nullità pretesi in giudizio dalle parti, prevale nel 55,47% dei casi il “grave difetto di discrezione di giudizio”, e cioé la conclamata incapacità di dare ed accettare reciprocamente i diritti ed i doveri matrimoniali essenziali. Segue a ruota, ed in misura anche questa crescente, l’esclusione dall’indissolubilità del vincolo, che riguarda il 16,79% dei casi, e l’esclusione della prole (8,76%). “Gli altri capi seguono un andamento costante”, ha rilevato ancora mons. Varone, che ha fatto notare anche “il paradosso che a livello ecclesiale ci deve impensierire: il fatto che in un mondo sempre più avanzato in tecnologie e risorse l’umanità e la capacità relazionale della persona diventino più scadenti”.

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