Uccise a bastonate il suo “compare d’anello”, pena ridotta a 14 anni

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La Corte d’assise d’appello di Catanzaro ha rideterminato la condanna nei confronti del 47enne di Spadola Giuseppe Zangari, che ha confessato l’omicidio del commercialista Bruno Lacaria

La Corte d’assise d’appello di Catanzaro, presieduta da Marco Petrini, ha rideterminato a 14 anni la pena nei confronti di Giuseppe Zangari (nel riquadro, a destra), 47 anni, di Spadola, condannato in primo grado, con rito abbreviato, alla pena di 17 anni e 4 mesi per l’omicidio del suo “compare d’anello” Bruno Lacaria (nel riquadro, a sinistra), commercialista 52enne trovato morto in un bosco di Brognaturo, nelle Serre vibonesi, il 27 febbraio 2017. Dell’uomo si erano perse le tracce a partire dall’8 febbraio 2017. Zangari, nelle ore successive alla scomparsa, aveva simulato un’aggressione da parte di due persone a volto coperto che lo avrebbero costretto a bere del pesticida. Una versione che non ha mai convinto gli inquirenti. Venti giorni dopo la scomparsa di Lacaria, il 47enne ha confessato il delitto recandosi spontaneamente nella caserma dei carabinieri di Serra San Bruno. Zangari – difeso dagli avvocati Giancarlo Pittelli, Michele Ciconte ed Enzo Galeota – ha indicato il luogo in cui si trovava il corpo della vittima e ha affermato di avere agito al culmine di una lite sferrando un colpo mortale alla testa, con un bastone, contro Lacaria. Il motivo della lite starebbe in un rapporto debitorio che col tempo si sarebbe deteriorato sempre più. Si attendono ora 90 giorni per conoscere le motivazioni della sentenza.

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