Università: Gaudio, Crui non favorevole a numero chiuso,anzi

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Tra soluzioni proposte,valutazione percorso studi alle superiori

La Crui “non è a favore del numero chiuso o programmato anzi, le università italiane chiedono di ampliare il numero degli studenti: l’Italia ha il 18% dei laureati mentre la media Ocse è superiore al 30%. Il problema è che l’Italia spende per l’istruzione universitaria 100 euro procapite, la Germania e Francia 300 e la Corea del sud 600. Il tema per noi è avere più studenti ma il Paese deve investire sul capitale umano, i nostri giovani sono più apprezzati all’estero che non in Italia”. A dirlo, nel corso di una audizione davanti alla Commissione Cultura e Istruzione della Camera, è stato il rettore dell’Università La Sapienza Eugenio Gaudio, intervenuto per conto della Crui, la Conferenza dei Rettori. “La volontà è aumentare la platea degli studenti – ha proseguito il rettore – ma negli ultimi 10 anni c’e’ stato un definanziamento per oltre il 10% degli atenei che in termini reali è stato di oltre il 20%. Serve una rivoluzione culturale del paese, puntando sulla formazione: se i finanziamenti sono fermi è come se volessimo invitare a una cena per 6 persone, ben 50 invitati: tutti rimarrebbero scontenti”. Tra le soluzioni proposte dal rettore, la valutazione del del percorso pregresso dello studente, in particolare nella scuola secondaria, tenendo conto del rendimento negli ultimi due tre anni. “C’è infatti una stretta correlazione tra i risultati ottenuti nella scuola secondaria e negli anni successivi”, ha detto il rettore, il quale ha anche sottolineato la correlazione tra i test di ammissione, “migliorabili, e l’andamento degli studi” dei ragazzi all’università. Infine, il rettore ha parlato dell’opportunità di potenziare l’orientamento inserendo al 4/o o 5/o anno della scuola un ponte con l’Università, con studenti che vanno in ateneo e i prof che vanno a scuola. Infine, a chi gli ha domandato come avveniva ai suoi tempi, quando non c’era il numero chiuso, Gaudio, laureato in Medicina e Chirurgia, ha rivelato che “l’80% dei miei colleghi non è mai venuto a lezione e non ha mai visto un paziente prima di laurearsi”.

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