A Vibo un nuovo psicodramma Pd, tra abbandoni ed eterni ritorni

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Dopo che l’ex gruppo consiliare ha abbandonato il partito (stringendo accordi col centrodestra) lascia anche il segretario di circolo. Il rimescolamento in vista delle Comunali potrebbe far riavvicinare gli ex dissidenti. Vendette e tatticismi che potrebbero portare i dem all’irrilevanza già alle Regionali

Tra fratture annunciate e ciclici ritorni, la balcanizzazione del Pd vibonese sta dando forma, in vista delle elezioni comunali, a un nuovo presepe in cui i pastori restano però sempre gli stessi. Le ultime tornate elettorali, a partire dal terremoto politico del 4 marzo 2018, hanno stravolto i vecchi assetti della geografia politica locale e così, dopo l’exploit nazionale di Lega e M5S, anche sui territori ci sono stati dei mutamenti significativi. Mutamenti di casacca, ovvio, ché sul territorio, per i cittadini, la situazione va sempre e solo peggiorando.
Dopo vent’anni di predominio del centrosinistra, per esempio, alla Provincia di Vibo è approdato per la prima volta un presidente di centrodestra, Salvatore Solano, sponsorizzato dal senatore di Forza Italia Giuseppe Mangialavori e votato, tra gli altri, anche da quelli che all’epoca erano i consiglieri comunali del Pd di Vibo. Ancora prima, alle Politiche, alcuni ex colonnelli del Pd vibonese, da tempo in rotta con l’area di maggioranza tenuta in pugno dall’ex deputato Bruno Censore, avevano votato per il centrodestra di Mangialavori e Wanda Ferro. Dopo la batosta del 4 marzo quei “dissidenti” – a partire dall’ex presidente della Provincia Francesco De Nisi e dall’ex dirigente regionale dem Michele Soriano – furono subito colpiti dalla “vendetta” dell’area censoriana (espulsi anche se non avevano la tessera da un po’), per poi riavvicinarsi alle Provinciali di fine ottobre in una lista diversa da quella del Pd ma che comunque, almeno in parte, sostenne la candidatura a presidente (targata Pd) del sindaco di Arena Antonino Schinella, poi sconfitto da Solano.
Ora, dopo la caduta dell’amministrazione comunale guidata da Elio Costa, il rimescolamento si consolida con l’abbandono del campo dem degli ex consiglieri comunali e del segretario del circolo cittadino Francesco Pacilè, tutti vicini all’ex plenipotenziario censoriano Vito Pitaro che ormai da tempo è seduto al tavolo del centrodestra e guarda con molto interesse alle prossime Regionali. Il circolo Pd va ora verso un commissariamento che era già annunciato, mentre i “dissidenti” di ieri potrebbero diventare, di nuovo, gli alleati di oggi per l’area maggioritaria del partito che fa riferimento a Censore e al consigliere regionale Michele Mirabello. Un’area che, su Vibo città, pare destinata a una eterna irrilevanza.
Nella lettera con cui annuncia le dimissioni, Pacilè, la cui reggenza del locale circolo dem non lascerà certo un ricordo indelebile, rivendica di non essere mai stato «la “testa di ariete” di nessuno» e spiega che la sua «proposta politica» per Vibo prevedeva «un accordo programmatico» che riguardasse «una vasta platea di forze politiche, anteponendo l’interesse comune all’interesse di parte, e coinvolgendo seriamente le migliori forze e i migliori uomini presenti in Città». Non sono proprio una novità, a queste latitudini, gli accordi “larghi” tra le immancabili «energie sane» di forze politiche che fino a poco prima fingevano di darsi battaglia in consiglio comunale, comunque Pacilè spiega che la sua proposta era stata «condivisa fino a qualche tempo fa da una parte della dirigenza provinciale». Solo che poi questi dirigenti hanno «dovuto cambiare idea per diktat provenienti da altre parti della nostra provincia in vista delle prossime elezioni regionali» e la proposta della “grande alleanza” è stata bocciata dal circolo cittadino. Ricostruzione, quest’ultima, abbastanza credibile, così com’è plausibile che, scrive ancora Pacilè, si vada verso «l’ennesima battaglia minoritaria e velleitaria dove coinvolgere tutta una serie di “vecchi volponi” che nell’ultimo decennio sono stati, ahimè, la rovina del centrosinistra a Vibo e i co-responsabili della drammatica situazione in cui versa la Provincia». Secondo il segretario uscente, insomma, «non saranno gli iscritti a scegliere il candidato a sindaco, ma dinamiche che con la città c’entrano poco», da qui la decisione di dimettersi constatando che «le incrostazioni presenti nel Pd vibonese sono assai difficili da rimuovere». Probabile anche che a farlo ci penseranno gli elettori «a partire dalle prossime elezioni regionali», ma certo sapere che la soluzione proposta dai giovani virgulti del Pd è «un governo di “salute pubblica”» con Forza Italia e con i sovranisti fa capire molte cose. Su Vibo e sul Pd.

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