Cosi scriveva Edward Lear nel suo Diario di viaggio durante il suo passaggio da Canolo. E proprio questo è Canolo, immerso tra i suoi panorami e le sue valli.

 

Comune della provincia reggina, situato sul versante orientale del massiccio dell’Aspromonte, esso si divide principalmente in due grossi centri e diverse contrade. Il centro urbano di Canolo Vecchio racchiude la maggior parte della storia canolese, con i suoi edifici antichi e storie di illustri personalità.

Dopo aver resistito anche al terremoto di Reggio e Messina del 1783, Canolo fu duramente colpita da un disastroso alluvione nel 1951. A seguito di ciò si rese necessario trasferire il centro abitato sui Piani della Melia, dove sorse l’attuale Canolo Nuova. Non tutti accettarono il trasferimento però, cosi che nel borgo antico rimasero diverse famiglie. Con il passare degli anni, il nuovo centro divenne sempre più popoloso, grazie anche alla numerosa presenza di terreni per il pascolo e campi per la coltivazione.

Pareti rocciose, grotte e fiumare…

Il maestoso Monte Mutolo fa da cornice al paese. Con le sue vette di pietra rocciosa si è guadagnato il soprannome di “Dolomiti del Sud”, tanta è la somiglianza per forma e caratteristiche al massiccio dolomitico del Nord Italia.

Le sue pareti sono meta per numerosi appassionati di arrampicata, che sfruttano soprattutto la stagione primaverile ed estiva per scalare le sue tortuose pareti e godere dalla cima di panorami incantenvoli e suggestivi.

Intorno al paese si sviluppa anche una rete sentieristica che, collegandosi con numerosi altri sentieri, fanno di Canolo un punto di partenza per poter esplorare l’Aspromonte.

Ma accanto al panorama mozzafiato possiamo provare anche il “brivido” del sottosuolo; numerose infatti sono le grotte che possono essere visitate: la grotta di Zagaria, nelle viscere del monte Giunchi, è la più grande tra tutte. Attraverso un cunicolo si giunge ad una spazio completamente ornato di stalattiti e stalagmiti, vero spettacolo sotterraneo.

Non meno importanti sono la grotta di Kau, con i suoi ritrovamenti archeologici, la grotta dell’Eremita con profondi pozzi di circa 100 metri e la grotta di Marmo.

Vecchi mulini…

Canolo è circondata dai torrenti Pachina e Colajero. Proprio questa abbondanza di acqua ha fatto si che si sviluppasse nel tempo una imponente attività di molinatura: risalendo i torrenti, infatti, è facile incontrare gli antichi mulini e i frantoi.

Nei pressi di Canolo Nuova, invece, il folto bosco ha fatto si che si sviluppassero numerose aree picnic e sentieri di passeggio intorno ai laghetti, con la possibilita’ per i più fortunati di avvistare qualche esemplare della fauna selvatica. Sempre qui è possibile osservare la Torbiera più a meridione d’Europa; proprio per questo motivo è stata posta sotto tutela dell’Unione Europea.

Per chi ha voglia di storia invece, gli edifici storici non mancano: primo fra tutti il Palazzo De Agostino. Costruito nel ‘700, è dotato di un portone d’ingresso di alto valore architettonico, opera delle maestranze dell’epoca. Tra i santuari ricordiamo quello antichissimo dedicato a Maria SS. di Prestarona e la chiesa di San Nicola di Bari. La leggenda vuole che proprio la bacchetta del Santo, rappresentata da una formazione rocciosa nella parete di Monte Petto, protegga il paese dal crollo di quest’ultimo.

Dunque un luogo da visitare Canolo… Un soggiorno piacevole… Da trascorrere tra escursioni e visite alla città, alla scoperta delle sue bellezze naturali, della sua storia e specialità culinarie, accolti dall’ospitalità generosa dei residenti. Un angolo di paradiso in un angolo di Aspromonte…

Cristian Condrò– it.blastingnews.com