IL BROKER DEI CLAN DI SAN LUCA ERA PRONTO A FUGGIRE

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Il latitante Francesco Strangio, catturato nel Cosentino, aveva diverse carte di identità ed un passaporto pronti per essere contraffatti. Nel suo nascondiglio anche 8mila euro, due valigie già pronte e residui di cocaina. Ha tentato di bruciare tre cellulari

È stato sorpreso a Rose, piccolo Comune del Cosentino, Francesco Strangio, broker della droga dei clan di San Luca, ricercato da oltre un anno e inseguito da una condanna definitiva a 14 anni di carcere per narcotraffico. A stringergli le manette ai polsi sono stati i carabinieri, che da tempo lo braccavano per ordine della Corte d’appello di Reggio Calabria, diretta dal procuratore Bernardo Petralia. Meno che quarantenne, Strangio non è considerato un uomo di fila nel mondo del traffico di droga. Cresciuto all’ombra di Bruno Pizzata, fra i primi e più importanti signori della droga di San Luca, il 39enne ha avuto un ruolo attivo nella gestione dei traffici di coca dall’America Latina e nella distribuzione degli stupefacenti in Italia ed Europa. In passato è inciampato nelle indagini “Revolution” della Dda reggina e “Dionisio” della Dda di Milano, che hanno smascherato un’immensa rete di traffico e spaccio di cocaina spalmata su tutta l’Italia e l’Europa, che poteva contare su basi logistiche anche in Germania, Olanda e Belgio. Secondo quanto emerso dalle indagini, Strangio avrebbe personalmente preso parte alle trattative d’acquisto con i narcos sudamericani e avrebbe organizzato i trasferimenti dello stupefacente a bordo di navi cargo con carichi di copertura in diversi porti del Nord Europa, come quelli di Amburgo ed Anversa. Negli ultimi anni il suo ruolo si era evoluto. Per gli investigatori, Strangio sarebbe stato attivo anche nella fase di organizzazione del traffico, individuando gli “investitori” interessati a finanziare le importazioni dei cargo di droga. Nel gennaio dello scorso anno, quando la condanna a 14 anni che aveva rimediato è divenuta definitiva, era riuscito a far perdere le proprie tracce. Da tempo gli investigatori avevano intuito che Strangio avesse scelto il Cosentino per nascondersi, spostandosi spesso di paese in paese, ma solo nelle ultime settimane lo hanno individuato con precisione. L’uomo si era nascosto a Rose, nella mansarda all’ultimo piano di un tranquillo condominio, da dove continuava a gestire i propri traffici illeciti. Forse sospettava che gli investigatori gli stessero con il fiato sul collo, perché in casa i carabinieri hanno trovato diverse carte di identità ed un passaporto intestati a terzi, pronti per essere contraffatti con la sostituzione della fotografia, circa 8mila euro e due valigie già pronte. Sorpreso dall’irruzione, Strangio ha tentato di bruciare tre cellulari e forse di disfarsi della cocaina che aveva con sé, perché ne sono state trovati solo alcuni residui all’interno dell’appartamento. Non ha fatto resistenza, né ha tentato di fuggire. Rassegnato si è consegnato ai carabinieri che lo hanno tradotto presso la casa circondariale di Cosenza a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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