LAMEZIA, IL TAR DEL LAZIO ANNULLA LO SCIOGLIMENTO

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«Gli atti gravati non sono riusciti ad evidenziare, per assenza di univocità e concretezza delle evidenze utilizzate, la ricorrenza di un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi, tale da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali in quanto tesa a favorire o a non contrastare la penetrazione della suddetta criminalità nell’apparato amministrativo». È uno dei passaggi del provvedimento del Tar del Lazio che dispone «l’annullamento del gravato provvedimento di scioglimento», che riguarda il consiglio comunale di Lamezia Terme. La decisione del collegio è arrivata venerdì mattina e si è diffusa tra gli ex consiglieri comunali che avevano depositato il ricorso assieme al primo cittadino Paolo Mascaro.
Lo stesso sindaco ha commentato sul proprio profilo social la decisione dei giudici: «Riscattato l’onore di una Città – ha scritto –. Merito di una Magistratura che ha combattuto e combatte la criminalità debellandola e sconfiggendola. Merito di una Comunità che ha contrastato e contrasta quotidianamente il malaffare. Merito di tante donne e di tanti uomini liberi che dedicano e sacrificano, con coraggio e passione, la loro vita per il territorio che amano. Viva Lamezia, sempre e per sempre».

IL PROVVEDIMENTO Il provvedimento del Tar del Lazio analizza i dati contenuti nella relazione sulla base della quale era stato disposto lo scioglimento, “allontanando” dalla giunta Mascaro le accuse di connivenza e infiltrazioni da parte della criminalità organizzata. Parte delle contestazioni erano basate sul contenuto dell’inchiesta Crisalide della Dda di Catanzaro, che ha portato all’arresto di 52 persone e illuminato alcune vicinanze tra la politica e le cosche di Lamezia Terme. Quei dati investigativi, però, per i magistrati del Tar del Lazio non sono sufficienti. Nell’inchiesta furono coinvolti – con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa – due consiglieri comunali, uno dei quali rivestiva anche la carica di vicepresidente del consiglio comunale. Entrambi, però, «sono appartenenti – si legge nella sentenza – a un raggruppamento politico diverso da quello rappresentato in giunta, né il provvedimento individua attività degli stessi idonee a condizionare l’operato dell’organo consiliare, al quale gli stessi appartenevano, o dell’organo esecutivo, del quale, come visto, non facevano parte». Neppure il coinvolgimento di un candidato che avrebbe chiesto voti ai clan ma che «non risulta eletto» può essere considerato determinante, per il Tar del Lazio, « in assenza di indicazioni ulteriori in ordine ad una sua apprezzabile influenza sugli eletti e sugli assessori nominati». E lo stesso vale per un altro candidato per il quale proprio il sindaco Mascaro «ha chiesto e ottenuto il ritiro della candidatura».

NESSUNA CONTINUITÀ CON LE ALTRE GIUNTE SANZIONATE È «priva di una apprezzabile valenza probatoria – secondo i giudici – anche l’affermata continuità della giunta oggetto del provvedimento oggi impugnato con le giunte già oggetto di scioglimento nel 1991 e nel 2002». Una affermazione che «non appare puntualmente argomentata pur all’esame delle più dettagliate indicazioni contenute nella relazione della Commissione d’indagine, che si limita a riportare la proposta di scioglimento del 2002 e a riferire il contenuto di alcuni accertamenti a suo tempo disposti, rimettendo poi all’interprete la ricerca dei singoli soggetti menzionati, neppure tutti riconducibili alla maggioranza, che risultano candidati o eletti anche nella competizione elettorale del 2015».

LA DOPPIA VESTE DI MASCARO Una delle accuse fondanti contro l’amministrazione era la «doppia veste rivestita dal sindaco e dal vicesindaco di membri della giunta e difensori di imputati di reati di “mafia”». In questo caso i giudici condividono «le conclusioni raggiunte dal Tribunale di Lamezia nella sentenza n. 1000 del 7 agosto 2018 (che ha respinto la domanda di incandidabilità del sindaco Mascaro proposta dal Ministero dell’interno), laddove ha osservato “come notazione di carattere generale che l’attività difensiva, anche in favore di soggetti imputati di delitti di criminalità organizzata, non può essere, tout court, posta alla base di un giudizio di cointeressenza tra il difensore e ambienti criminali”, rilevando poi come “nel caso concreto la permanenza del mandato difensivo, in capo al Mascaro, peraltro per un periodo limitatissimo, anche dopo la sua elezione a sindaco, non appare da sola, né unitamente a tutte le indicazioni probatorie, valutabile in punto di responsabilità ex 143 Tuel”».
«In proposito – si legge ancora sulla sentenza – va pure rilevato come la maggior durata degli incarichi difensivi sostenuta dalla difesa delle amministrazioni resistenti appare in contrasto con quanto affermato nella stessa relazione ministeriale (che riferisce che gli incarichi sono durati fino ai primi mesi del 2016)».

«POCHI ELEMENTI» «Con riferimento ai pretesi condizionamenti della campagna elettorale e alla contiguità degli amministratori con ambienti collegati alla criminalità organizzata – scrivono i giudici –, deve dunque conclusivamente osservarsi come difettino, nella fattispecie, elementi dotati di sufficiente concretezza, univocità e rilevanza, atti a dimostrare, anche nel loro insieme e non singolarmente, già con riferimento al mero profilo soggettivo, e dunque all’esistenza di rapporti e frequentazioni rilevanti, la presenza di “collegamenti” degli amministratori con la criminalità ovvero di “condizionamento” degli stessi da parte della criminalità organizzata». Di più: «Nessuna particolare prova di collegamenti o condizionamenti dell’operato dell’amministrazione da parte delle organizzazioni mafiose può poi trarsi dall’esame delle vicende poste alla base del disposto scioglimento, sia pure valutate nel loro insieme, tra cui quelle contrattuali menzionate dalla proposta ministeriale».

SANTELLI E TALLINI: «VINCE LAMEZIA» «Sono lieta che il Tar del Lazio abbia annullato il provvedimento di scioglimento del consiglio ccmunale di Lamezia per infiltrazioni mafiose. All’atto del provvedimento portato in Cdm dal ministro Minniti avevo espresso molti dubbi tanto sulle procedure seguire quanto nel merito dei fatti contestati». Lo afferma Jole Santelli, vice presidente della commissione antimafia di Forza Italia.
«Aspettiamo di leggere le motivazioni di questa sentenza che è destinata a fare giurisprudenza. Paolo Mascaro – aggiunge Santelli –, tornato a essere sindaco di Lamezia Terme,  è una persona seria e perbene, oltre ad un professionista di gran livello. Probabilmente si deve proprio alla professionalità e alla competenza oltre che alla caparbietà con cui è stata seguita la vicenda dinanzi agli organi giurisdizionali la vittoria di oggi. Vince Paolo Mascaro ma vince soprattutto la comunità si Lamezia che ha sofferto un’umiliazione gravissima». Anche il consigliere regionale e coordinatore provinciale di Fi a Catanzaro Domenico Tallini è intervenuto dopo il giudizio del Tar del Lazio: «Il Tar del Lazio ha restituito alla città di Lamezia Terme l’onore e la dignità che merita. Lamezia Terme torna ad avere alla guida dell’Amministrazione un sindaco di alto profilo, serio, preparato, onesto e senza macchia, che ora potrà proseguire nel delicato lavoro che aveva avviato all’inizio del suo mandato. Un’esperienza che era stata interrotta brutalmente, senza una serena valutazione del ruolo e dell’impegno profuso da Paolo Mascaro sul terreno del contrasto alla criminalità organizzata. Ho sempre considerato lo scioglimento del Consiglio comunale lametino una palese ingiustizia e non mi pento di avere più volte pubblicamente espresso il mio convincimento. Forza Italia, attraverso gli interventi del coordinatore regionale Jole Santelli e miei, aveva sollevato legittime perplessità su alcuni meccanismi che avevano portato al provvedimento del Ministero dell’interno, individuando anche possibili forzature politiche, come l’inaccettabile e incredibile assunto di una continuità dell’Amministrazione Mascaro con le giunte in carica venti anni prima. Siamo particolarmente orgogliosi di essere rimasti al fianco di Paolo Mascaro anche nei momenti più bui e di non avere smarrito la stella polare del garantismo. Ci abbiamo messo anche noi la faccia, se è vero che a difendere l’onore e la dignità di Mascaro e della città di Lamezia Terme c’è stato in prima persona il nostro apprezzato coordinatore cittadino, avvocato Spinelli, sia pure in veste di impeccabile professionista. Ora si tratta di rimettersi al lavoro, recuperare il tempo perduto, ridare vita ad una città ridotta in ginocchio dal commissariamento, umiliata e privata perfino di un teatro. Anche in questa fase non faremo mancare il nostro sostegno a Paolo Mascaro, augurandoci che questa bella pagina di buona giustizia lo possa ripagare delle immense amarezze subìte».

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