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Lamezia Terme: Dimettersi (e «stravincere») o governare? Mascaro e gli scenari dopo il Tar

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Il sindaco potrebbe reinsediarsi la settimana prossima. Intanto valuta le scelte alla luce del rimescolamento politico negli ultimi 14 mesi. Tra consiglieri che hanno cambiato casacca, caso Ruberto, sponsor nazionali tramontati e l’ombra delle Regionali. «Ma è tempo di pensare alla città»

Il rientro in Comune dell’amministrazione guidata da Paolo Mascaro è previsto per i primi giorni della prossima settimana. Tempo che venga notificata la sentenza del Tar Lazio che annulla il provvedimento di scioglimento per infiltrazione mafiosa del consiglio comunale di Lamezia Terme (ne abbiamo parlato qui) e lunedì, martedì al massimo, il sindaco, la sua giunta e il consiglio comunale potrebbero rientrare a Palazzo Maddame. 
Qualche elemento, certo, potrebbe mancare, vuoi per questioni di scelte politiche, vuoi per ragioni di opportunità.

14 MESI DI CAMBIAMENTI (MA ANCHE NO) Anche perché molte cose sono cambiate negli ultimi 14 mesi di gestione commissariale. Pino Zaffina, per esempio, già nel consiglio comunale tra i banchi della minoranza con il Pd, potrebbe seguire il consigliere regionale Tonino Scalzo, che nemmeno due giorni fa col suo gruppo “Moderati per la Calabria” è passato nel centrodestra di Raffaele Fitto (e dunque passare nella maggioranza di centrodestra come il suo referente). Accanto al sindaco, anche nei momenti più bui, sono rimasti Giancarlo Nicotera, Enrico Costantino e Pasquale Di Spena. Il giovane ex galatiano Francesco De Sarro è rientrato di recente in Forza Italia, con qualche mal di pancia da parte degli azzurri lametini ma con la benedizione del coordinatore provinciale Domenico Tallini e del coordinatore cittadino Pino Spinelli. De Sarro era indagato per voto di scambio, la sua posizione è stata archiviata ma resta aperta quella di suo padre, Luigi De Sarro, medico ospedaliero che avrebbe, secondo l’accusa, dato 1.000 euro a 3 persone per portare voti a suo figlio. La ‘ndrangheta non c’entra, fa notare il Tar. In sostanza il figlio sarebbe, secondo l’accusa, l’ignaro beneficiario dei presunti illeciti commessi dal padre. In 14 mesi in cui è stata commissariata Lamezia Terme, tutto sembra essere rimasto congelato. Nessun giudizio è stato emesso ancora su Luigi De Sarro ed è rimasto ancora nella fase preliminare, con diversi rinvii, anche il procedimento Eumenidi, le cui indagini si sono chiuse a febbraio 2018 – su presunti illeciti commessi nella gestione dello scalo aeroportuale di Lamezia Terme – e che vede indagato anche il sindaco di Lamezia Terme per abuso d’ufficio. In questi 14 mesi sono sorti movimenti guidati dagli ex consiglieri comunali, come il direttivo “Viva Lamezia” di cui è presidente Armando Chirumbolo, o il comitato “Basta degrado” che vede in testa Massimo Cristiano. C’è chi si è dato da fare in questi mesi ma pochi hanno coinvolto il sindaco Mascaro.

IL RITORNO DELL’EX Il Tar fa inoltre notare che né il sindaco, né gli assessori, né i consiglieri della maggioranza siano stato attinti da provvedimenti nell’ambito dell’indagine della Dda denominata “Crisalide”, che ha dato la stura all’invio della commissione d’accesso antimafia. Ad essere attinti per concorso esterno sono stati l’ex vicepresidente del consiglio comunale Giuseppe Paladino e Pasqualino Ruberto. Sono accusati di essere stati vicino alla cosca Torcasio per ottenere voti. Paladino si è dimesso. Anche Ruberto si è dimesso ma nel suo caso le dimissioni non sarebbero state accolte. La questione è tecnica. Le dimissioni di Ruberto non sarebbero valide perché spedite, qualche giorno dopo il suo arresto, dal carcere e mai autenticate di persona come chiede il regolamento. Inoltre, una volta tornato in libertà viene meno nei confronti dell’indagato la sospensione che segue la misura cautelare. Le dimissioni andrebbero presentate personalmente e assunte immediatamente. Quindi? Quindi, non essendo mai state perfezionate le dimissioni, al posto di Ruberto vi è una «sostituzione temporanea tramite supplente» rappresentata da colui che lo ha sostituito, ossia Davide Mastroianni. Potrebbero sorgere problemi? Vedremo. Di certo se Ruberto volesse creare “casini” avrebbe tutte le carte in regola per farlo.

INCANDIDABILI E STRATEGIE Lo scorso mese di agosto il Tribunale di Lamezia Terme ha rigettato la richiesta del Ministero dell’Interno di dichiarare l’incandidabilità di Paolo Mascaro mentre ha dichiarato incandidabili Pasqualino Ruberto e Giuseppe Paladino. L’incandidabilità era stata chiesta per i tre ex amministratori dal ministero dell’Interno dopo lo scioglimento del consiglio comunale. Una sorta di sanzione accessoria che si trova oggi a essere discussa in Appello. La prossima udienza è prevista per il 5 marzo e già è prevedibile che Mascaro, Ruberto e Paldino chiedano di rinviare. La strategia è quella di aspettare una pronuncia del Consiglio di Stato sullo scioglimento. Ora il ministero dell’Interno ha 30 giorni di tempo per presentare un ricorso. Sarà quello il sigillo definitivo a tutta la vicenda. Se tutto va bene l’amministrazione Mascaro potrà governare per altri 15 mesi. Qualcuno sta facendo i conti se convenga. Qualcun altro aveva già pensato a candidarsi alle prossime regionali. Alla giunta comunale mancano due assessori e, anche rispetto ai sostegni locali e agli appoggi “nazionali”, il panorama politico in questi 14 mesi ha conosciuto enormi cambiamenti.

«SE CI SONO LE CONDIZIONI GOVERNO, ALTRIMENTI SI VOTA» Anche Mascaro ne è consapevole. Raggiunto al telefono, benché già lanciato sulle scadenze, sul Psc e sui bilanci previsionali, ammette: «Valuterò se ci sono le condizioni positive per andare avanti. Se valuto che Lamezia trarrà benefici da questa amministrazione vado avanti, altrimenti mi dimetto». Gli chiediamo se non abbia pensato a un ritorno in Comune e a dimissioni strategiche per fare uno “sgambetto” al ricorso al Consiglio di Stato e ricandidarsi subito dopo. «Non ho difficoltà ad ammettere che mi hanno detto che, se mi dimetto subito, alle prossime elezioni stravinco – dice – ma io voglio verificare la possibilità che il Comune possa andare avanti». «L’appello che lancio ai consiglieri – aggiunge – è di pensare meno alle elezioni regionali e di più all’interesse della città».

I CONSIGLIERI Già, i consiglieri. Di alcuni abbiamo già detto. Qualcuno in questi mesi è stato raggiunto da indagini importanti. Come Luigi Muraca, classe ‘68, che è stato convolto nell’indagine della Dda “Quinta bolgia” con l’accusa di avere cercato di favorire, tramite l’ex deputato Pino Galati, l’impresa di pompe funebri Putrino che voleva garantirsi il monopolio del servizio di ambulanze all’Asp di Catanzaro. Attualmente Muraca è sottoposto ad obbligo di dimora ma potrebbe rientrare nella carica di consigliere. Gli verrebbe chiesto un passo indietro per ragioni di opportunità? E alla consigliera di maggioranza Carolina Caruso? Nella sentenza del Tar, circa i guai giudiziari della ditta del marito, i giudici scrivono: «La relazione della Commissione, come la stessa proposta ministeriale, riferiscono che la – OMISSIS -e il coniuge “sono indagati” per reati comuni, mentre l’esistenza di collegamenti con la criminalità è dedotta dalla, in verità generica, considerazione che “il settore merceologico in cui operano i suddetti coniugi (sale da gioco e affini ) è notoriamente permeabile agli ambienti di criminalità organizzata” e da una dichiarazione resa in un interrogatorio del 2012, che, per quanto puntuale, si riferisce tuttavia a fatti verificatisi prima del 2004, che non risultano aver dato vita a specifiche contestazioni». Insomma, qualche imbarazzo ma nessun collegamento con la criminalità.

DICHIARAZIONI «Come avevo già affermato in precedenza non ho mai subito, come consigliere, sollecitazioni da esponenti di ‘ndrangheta, né ho mai avuto alcun dubbio che sindaco e giunta fossero condizionati dalla mafia», dice il consigliere Luigi Muraca, classe 64, anche lui nella maggioranza. «Certamente è singolare che l’operato del ministero dell’Interno, organo che più di ogni altro dovrebbe agire oggettivamente nell’interesse dei cittadini, possa oggi essere considerato un organo di parte il cui operato viene censurato da un Tribunale della Repubblica. Politicamente oggi bisogna intervenire perché il sindaco e il consiglio comunale restituiscano la necessaria dignità ad una città vilipesa dal marchio mafioso, con condotte improntate al rigore e alla competenza». Deciso ad andare avanti Giancarlo Nicotera che su Facebook scrive: «Non ho commentato, non commento, ne prendo atto. La lealtà, la coerenza, il coraggio e la passione sono doti necessarie per chi ama la propria Città e lavora per il bene comune e per la Collettività. Anche nei momenti bui e di solitudine non abbiamo mai smesso di avere speranza e credere nella Giustizia. Un messaggio emerge però solarmente: non bisogna mai fuggire nelle difficoltà, occorre invece affrontare con coraggio ed a testa alta le battaglie giuste, anche quelle più difficili. Forza Lamezia, sempre nel nostro cuore».
Rosario Piccioni, consigliere di opposizione, rispetta la decisione di un organi dello stato come il Tar la cui decisione, se confermata dal Consiglio di Stato porterebbe a interrogarsi sul perché la città abbia subito danni incalcolabili. «Allo stesso tempo – aggiunge Piccioni – questo non cancella quello che l’indagine ha disvelato su vari componenti dell’amministrazione Mascaro».

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