«OLIVERIO AL CAPOLINEA», LA SMOBILITAZIONE È GIÀ PARTITA

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L’addio dei Moderati è solo la punta dell’iceberg. Ecco chi sono i consiglieri scontenti che cercano una nuova casa. E Guccione rompe gli indugi: «Ridare la parola ai calabresi»

Raccontano che Jole Santelli, il capo di Fi in Calabria, ogni giorno abbia la fila dietro la porta di casa. Dirigenti di partito, giovani rampanti, sindaci, amministratori vari, rappresentanti di categoria. E, soprattutto, consiglieri regionali in carica. Di centrodestra, com’è ovvio, ma non solo. Perché ormai i politici calabresi sembrano coltivare una sola ossessione: conservare la poltrona, a ogni costo e anche a rischio di essere etichettati come voltagabbana, saltatori del fosso, perfino infedeli.
Tutti – o quasi tutti – guardano a Forza Italia e ai suoi satelliti come gli unici approdi in grado, oggi, di assicurare maggiori garanzie di elezione o di riconferma. Per adesso non ci sono, in realtà, certezze, dal momento che Mario Occhiuto è stato designato quale candidato governatore solo dagli azzurri, con le elezioni europee di maggio che potrebbero ridisegnare profondamente gli equilibri e i rapporti di forza all’interno del centrodestra nazionale e calabrese. La Lega di Matteo Salvini, oggi primo partito in Italia, potrebbe rivendicare la leadership anche a queste latitudini, così come Giorgia Meloni e i suoi Fratelli d’Italia, che – dopo la vittoria di Marco Marsilio in Abruzzo – hanno già avviato la nuova riorganizzazione del partito nelle varie regioni d’Italia. Ma quella di Occhiuto è, per ora, l’unica candidatura ufficiale; e tutti gli aspiranti consiglieri ci si aggrappano come a una ciambella di salvataggio.

LA SMOBILITAZIONE Nel centrodestra calabrese c’è dunque parecchio fermento, tra spinte conservative (i politici che vogliono rimanere in sella) e istanze di rinnovamento (quelli che vogliono subentrare). E adesso, ad alimentare il caos, contribuiscono anche i transfughi del centrosinistra, ovvero tutti quelli che hanno deciso di abbandonare Mario Oliverio al proprio destino politico, convinti che questo destino non contempli un suo ritorno al decimo piano della Cittadella.
L’addio alla maggioranza e la contestuale adesione del gruppo dei Moderati (Tonino Scalzo, Peppe Neri e Franco Sergio) al centrodestra – e, in particolare, al movimento Direzione Italia di Raffaele Fitto – è solo la classica punta dell’iceberg. Anzi, si può dire che, al di là del cambio di casacca interessato (alla rielezione) e dei toni azzardatamente enfatici con cui i tre consiglieri hanno celebrato l’ex ministro dei governi Berlusconi – ritenuto «espressione autorevole ed equilibrata dei valori più alti della politica italiana» (sic) –, i Moderati siano stati più trasparenti di molti altri colleghi di centrosinistra. Che, a differenza loro, lavorano sottotraccia a una candidatura nelle file opposte, ma senza darne notizia pubblicamente.

SANTELLI E FITTO Da settimane, per non dire da mesi, si susseguono gli incontri, gli abboccamenti e le trattative. E i referenti principali degli “scontenti”, al momento, sono Santelli e lo stesso Fitto, venuto più volte in Calabria per motivare le sue nuove truppe in vista delle Europee (nelle quali sarà candidato) e del nuovo contenitore politico che, dopo le elezioni, vedrà l’accordo tra Direzione Italia e Meloni, nel tentativo di costituire un nuovo polo moderato di destra capace di attirare quelli che non vogliono finire nelle braccia di Salvini ma nemmeno essere schiacciati dal crollo di Forza Italia.

MISSIONI ESPLORATIVE È insomma in atto – come sempre avviene, in Calabria, con l’approssimarsi del voto – un lavorìo costante e silenzioso per trovare le condizioni più favorevoli alla (ri)elezione. Il calcolo che tutti fanno è più o meno questo: Oliverio, la cui ricandidatura deve fare anche i conti anche con gli effetti dell’obbligo di dimora cui è sottoposto, è dato per perdente alle prossime Regionali. Vuol dire che la coalizione che, eventualmente, farà capo a lui, con questo esito finale, riuscirà a esprimere al massimo un paio di consiglieri o poco più in ogni collegio elettorale (sono tre in tutto). Si imporranno, allora, solo i politici più forti a livello elettorale. Per fare qualche esempio: Nicola Irto e Sebi Romeo nel Reggino, Giuseppe Aieta e Mimmo Bevacqua nel Cosentino, Flora Sculco a Crotone (discorso a parte per il signore delle preferenze Carlo Guccione, che non vuole un Oliverio-bis ma non ha ancora chiarito la sua posizione). Per tutti gli altri, le elezioni del 2020 rischiano di essere un salto nel buio. E nessuno pare disposto a scommettere la propria poltrona. È in base a queste (elementari) premesse che gli “scontenti” (cioè gli insicuri) hanno da tempo avviato missioni esplorative finalizzate a individuare una nuova casa politica.

GLI SCONTENTI Ma chi sono gli “scontenti”? Il primo è stato quel Vincenzo Pasqua che, in tempi non sospetti, ha deciso di lasciare il centrosinistra per avvicinarsi a Fi. Ora è il turno dei Moderati. E, nel prossimo futuro, potrebbe toccare ad altri. La fronda nei confronti di Oliverio è cresciuta a dismisura, e oggi annovera personaggi di primo piano del Pd come Enzo Ciconte e Mimmetto Battaglia. Tra i delusi ci sarebbe anche il presidente della commissione Riforme, Ciccio D’Agostino. Ma il nome destinato a fare più rumore è quello di Orlandino Greco, uno dei fedelissimi del governatore. L’ex sindaco di Castrolibero, negli ultimi giorni, ha diramato note stampa al cianuro nei confronti della burocrazia regionale e, da ultimo, con una lettera indirizzata allo stesso Oliverio, contro l’organizzazione sanitaria calabrese. I bene informati assicurano che siano le prime mosse di una più complessiva manovra di allontanamento da un centrosinistra in cui Greco non si è mai davvero riconosciuto. Si vedrà.
Quel che è certo è che ormai in pochi credono ancora ai progetti presenti e futuri di Oliverio. Guccione, in particolare, ha già suonato la campana a morto: «È evidente ormai a tutti che l’esperienza di governo regionale sia arrivata a una sorta di capolinea politico. Al di là delle vicende giudiziarie, questa stagione di governo del centrosinistra rischia di trascinarsi inutilmente per i prossimi mesi». La conclusione è quasi scontata: «Sono convinto che sia necessario chiudere e ridare la parola ai calabresi. Trascinare stancamente questa situazione di governo, rischia di favorire solo coloro i quali sono impegnati a chiudere qualche interesse di parte». La legislatura è quindi destinata a finire in anticipo? Probabilmente no: tutti – viste le incertezze correnti – vogliono tenersi lo scranno il più a lungo possibile (non si sa mai). Ma l’esodo carsico sembra ormai inarrestabile.

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