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OMICIDIO IENCO: CONFERMATA A MICELOTTA AGOSTINO LA CONDANNA A 16 ANNI DI RECLUSIONE.

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 La Corte di Assise di Appello di Reggio Calabria, all’esito delle arringhe difensive, ha confermato la sentenza di condanna emessa dal Gup di Locri. Oggi, è stato il giorno dedicato alla difesa ed alla camera di consiglio. In particolare, gli Avv Maria Stella Chiera e Avv Giuseppe Gervasi, entrambi del Foro di Locri, si sono spesi per circa tre ore confutando ogni punto valorizzato dalla accusa e dalle parti civili. Si è concentrata, soprattutto, sulla differenza tra sospetti ed indizi, chiarendo che l’unico elemento a carico del Micelotta – sebbene neutro – sarebbe la nota relazione extraconiugale tra lo stesso e Sabrina Marziano (giudicata separatamente). Nel corso del processo di Appello, era stata disposta una doppia integrazione istruttoria: la prima afferiva un video ritraente lo Ienco che rincasava in Riace, al rientro da un matrimonio, alle ore 1.20. Tanto, a parere della difesa sconfesserebbe l’asserzione per cui l’ora della morte, dovrebbe collocarsi alle ore 1.23. Difatti, il collegio difensivo era riuscito a dimostrare, mediante esperimento giudiziale, che per percorrere il tratto di strada che conduce da casa Ienco al posto in cui la vittima è stata ripresa, occorrevano non meno di 8 minuti. Dunque, l’ora della morte non poteva collocarsi prima delle ore 1.30. A quell’ora, Micelotta non poteva essere in casa. L’ulteriore accertamento istruttorio, invece, avrebbe garantito, a parere dell’accusa, la preordinazione e la sussistenza di un alibi falso. Per contro, la difesa ha ribattuto, precisando che non poteva discorrersi di alibi falso o comunque preordinato dal momento che il Micelotta non ne usufruì mai dichiarando di non conservare nella memoria del telefono gli sms intercorsi con la Marziano. In ultimo, la difesa si è concentrata sui plurimi errori e disattenzioni che hanno caratterizzato la fase delle indagini preliminari. Errori che a dire dei difensori si sono risolti in sfavore dell’imputato. Raggiunto al telefono, l’avv Giuseppe Gervasi ha dichiarato: “Sono convinto – unitamente alla collega Chiera – che prima o poi emergerà la vera verità così come siamo convinti dell’estraneità ai fatti del nostro assistito. Micelotta non è stato il primo, né sarà – purtroppo – l’ultimo innocente in carcere. Attendiamo il deposito delle motivazioni e prepareremo ricorso per Cassazione”.

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