Operazione “Martingala”: 37 imputati rinviati a giudizio

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Si è conclusa con il rinvio a giudizio per 37 imputati l’udienza preliminare dell’operazione denominata “Martingala”. Gli imputati dovranno comparire dinanzi al Tribunale di Reggio Calabria in composizione collegiale, all’udienza del 28 marzo per rispondere dei reati rispettivamente contestati dalla procura distrettuale
Il gip di Reggio Calabria Valentina Fabiani ha stralciato le posizioni di altri 9 imputati, rinviando ad altra udienza per la definizione del procedimento con il rito alternativo richiesto in sede preliminare.
Operazione che deriva dalle indagini condotte dalla Dia di Reggio Calabria, sotto la direzione dei Sostituti Procuratori della Dda ed il coordinamento del Procuratore Aggiunto e del Procuratore Vicario che durante l’anno precedente, hanno consentito di accertare l’esistenza di un articolato sodalizio criminoso dedito alla commissione di gravi delitti, con base a Bianco e proiezioni operative non solo in tutta la provincia reggina, ma anche in altre regioni italiane e persino all’estero. La Procura reggina ha ipotizzato, tra l’altro, l’esistenza di un meccanismo di false fatturazioni e movimentazioni finanziarie dissimulate dietro apparenti attività commerciali. L’asserita organizzazione poteva contare su un gruppo di società di comodo, comunemente definite “cartiere”, che venivano sistematicamente coinvolte in operazioni commerciali inesistenti, caratterizzate dalla formale regolarità attestata da documenti fiscali ed operazioni di pagamento rivelatesi tuttavia, all’esito delle indagini, anch’esse fittizie.
Le società avevano sede in vari paesi dell’Unione Europea (Croazia, Slovenia, Austria, Romania) e dopo non più di un paio di anni di ”attività”, venivano sistematicamente trasferite nel Regno Unito e cessate. Tutto ciò era funzionale, secondo gli investigatori, ad evitare accertamenti, anche ex post, sulla loro contabilità. Le fittizie operazioni hanno consentito al sodalizio di mascherare innumerevoli trasferimenti di denaro da e verso l’estero, funzionali alla realizzazione di molteplici condotte illecite, quali “in primis” il riciclaggio ed il reimpiego dei relativi proventi. Questo meccanismo fraudolento, mediante la predisposizione di false transazioni commerciali, ha costituito articolati flussi finanziari tra le aziende degli indagati e le società di numerosi “clienti” che di volta in volta si rivolgevano agli stessi per il soddisfacimento di varie illecite finalità, tra cui la frode fiscale. In questo contesto parte dei “clienti” erano imprenditori che, per l’Antimafia sarebbero: «espressione, direttamente o indirettamente, delle cosche di ’ndrangheta operanti sul territorio dei “tre mandamenti”».
Le approfondite indagini finanziarie portate a termine dagli uomini della Dia hanno, tra l’altro, consentito di accertare che, attraverso questo collaudato meccanismo fondato sulle operazioni fittizie, si riuscivano a far transitare dai conti delle società flussi finanziari per diverse centinaia di migliaia di euro al mese. giro di denaro che aveva termine direttamente in Italia mediante bonifici a società di comodo, oppure sui conti di società estere. Da questi conti il denaro veniva successivamente prelevato e riportato in contanti in Italia.
L’attività posta in essere dalla Dia, ha interessato, tra l’altro, dinamiche criminali estrinsecatesi nella città di Reggio Calabria, svelando l’esistenza di una folta schiera di imprenditori che hanno fruito dei servigi offerti dall’associazione.

redazione@telemia.it

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