Possibili influenze culturali ebraiche a Bivongi

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BIVONGI – Potrebbe avere influenze ebraiche l’apparato decorativo a stucco della chiesa parrocchiale di Bivongi. Questo quanto emerso nella serata di sabato in occasione della presentazione del libro “Rosh Shel Calabria” di Tonino Nocera edito da “Città del Sole” ed organizzato dalla Amministrazione comunale.  I decori a rilievo lungo le paraste del colonnato che riprendono raffigurazioni bucoliche con cesti di frutta e grano sono riferite, molto probabilmente, alla festa delle primizie, la festa ebraica dello S havouth, che cade tra l’8 e il 10 di giugno e che corrisponde, grosso modo,  alla festa di Pentecoste di tradizione cristiana. L’ipotesi dell’appartenenza alla cultura ebraica, riportata nel libro biblico dell’Esodo e che necessita di ulteriori dati storici,  è anche suffragata dalla ubicazione  della chiesa stessa posta proprio a ridosso della Judeca, l’antico ghetto  di Bivongi, situato in passato ai margini del paese e nel quale era ospitata una cospicua rappresentanza di giudei  che hanno lasciato nella comunità locale tracce evidenti della  loro presenza e delle loro tradizioni riprese poi in ambito cattolico.  Tra gli elementi di  chiara matrice ebraica, oltre al toponimo e alle tracce artistiche,  sono evidenti anche  alcune usanze  legate alla  Pasqua, con la produzione della “cuzzupa” e  della “guccedata”, e tante altre consuetudini di cui, però,  si è smarrito il senso e le origini. Poi i tanti cognomi come Aiello, Cimino, Amato, Meli, e patronimici come De Masi o Dimasi, superstiti, in parte, di quella genia costretta a convertirsi al cristianesimo per evitare  l’espulsione voluta da Ferdinando il Cattolico, Re di Spagna, nel 1510 ma che segretamente hanno proseguito con i  riti del culto ebraico.  Di questi ebrei alcuni esercitavano la tessitura della seta e la tintoria, oltre alla produzione del vino,  chiari mestieri appartenenti al popolo di Israele e che hanno rappresentato, per lungo tempo,  anche  l’economia prevalente del paese dello Stilaro. Tornando alla chiesa parrocchiale, ampliata e sopraelevata a partire dal 1774, tra gli stuccatori  del periodo risulta aver lavorato il “notissimo perito stuccatore Giuseppe Varone di Monasterace”  a cui vengono attribuiti dagli storici dell’arte tali decori fitomorfi. Dalla trattazione del libro di Nocera, definito  un valido contributo alla ricerca, è emersa una visione storica poco chiara e poco conosciuta della presenza degli ebrei in Calabria che merita perciò ulteriori approfondimenti e studi. Ai saluti del sindaco Daniela Marzano, dell’assessore Francesco Passareli e del parroco don Enzo Chiodo è seguito l’intervento dell’autore. “Gli elementi storici affiorati questa sera contribuiscono maggiormente a comprendere l’ebraismo” ha chiarito in chiusura Nocera precisando che tale religione “non è un reperto del passato ma rappresenta la speranza del futuro”. L’autore, nel chiarire l’assunto riportato nel testo,  ha consegnato al pubblico presente  tre regole di vita che appartengono al  popolo ebraico e che invitano a “sorridere nelle tragedie della storia guardando al futuro con ottimismo, a diffondere l’amore per la conoscenza e per lo studio e , infine, ad accrescere il confronto  e l’amore per la propria terra”.  

GIORGIO METASTASIO

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