Lun. Mag 17th, 2021

La Cassazione ha messo la parola fine sul processo denominato “Mediterraneo”. Da ieri sono definitive le condanne inflitte contro la cosca Molè di Gioia Tauro.
I giudici della Suprema Corte hanno rigettato i ricorsi, confermando quindi le condanne emesse dalla Corte d’appello di Reggio Calabria nei confronti 28 imputati. Ad essere condannati sono stati Antonio Albanese 6 anni, Ippolito Mazzitelli 6 anni, Domenico Mazzitelli 6 anni e 6 mesi, Carmelo Stanganelli 10 anni e 4 mesi, Carmelo Cicciari 6 anni e 8 mesi, Gaetano Cicciari 7 anni, Stefano Sammarco 11 anni e 4 mesi, Cosimo Amato 6 anni, Fabio Cesari 8 anni e 8 mesi, Girolamo Magnoli 10 anni, Pasquale Saccà 8 anni e 8 mesi, Giuseppe Guardavalle 3 anni e 8 mesi, Eugenio Ferramo 2 anni e 4 mesi, Antonio Molè 11 anni e 4 mesi, Khayiam Ayoub Baba 13 anni e 4 mesi, Carmelina Albanese 2 anni e 8 mesi, Fiorina Silvia Reitano 6 anni. Inoltre sono stati dichiarati inammissibili i ricorsi dei collaboratori di giustizia Arcangelo Furfaro, condannato in via definitiva a 12 anni, e Marino Belfiore 3 anni e sei mesi, Giuseppe Belfiore 6 anni, e Domenico Galati 2 anni e 4 mesi.
L’indagine, curata dai pm Roberto Di Palma e Matteo Centini, andò a colpire il business della cosca Molè nel settore della droga e delle slot machine. L’operazione “Mediterraneo” infatti, ha ricostruito le strategie economiche del clan a partire dal primo febbraio 2008, data dell’omicidio di Rocco Molè. Dopo l’uccisione del boss, secondo gli inquirenti, sarà proprio il capo storico del clan, Girolamo dal carcere di Secondigliano, a impartire gli ordini alla cosca. L’indagine, dunque, ha svelato l’attività di narcotraffico del clan, attraverso la quale i Molè sarebbero riusciti ad assicurarsi un regolare flusso di ingenti quantitativi di hashish e cocaina in entrata sulla Capitale e il ricorso a una strutturata rete di partecipi, sia italiani, che stranieri. Subito dopo gli arresti uno degli indagati, Pietro Mesiani Mazzacuva, genero di Mico Molè, decise di collaborare con la giustizia e i suoi verbali, insieme a quelli di Arcangelo Furfaro e Marino Belfiore, sono stati da subito considerati cruciali ai fini delle indagini.

ALESSANDRA BEVILACQUA|redazione@telemia.it

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