REGIONE: OLIVERIO TORNA IN AULA, MA LA LEGISLATURA È A UN BIVIO

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Il governatore parteciperà al Consiglio di domani. Ma i veri banchi di prova sono le primarie e il giudizio della Cassazione. Il centrosinistra è lacerato e prende in considerazione la mozione di sfiducia e le primarie per la scelta del candidato. Mentre Greco è sempre più vicino al centrodestra

Domani, per la seconda volta da quando è finito al “confino” a San Giovanni in Fiore, Mario Oliverio sarà in consiglio regionale. E dallo scranno più importante potrà finalmente guardare in faccia i “suoi” azionisti di maggioranza – o presunti tali – e rendersi conto di persona dell’attuale stato di salute del centrosinistra. I referti politici stilati in questi giorni parlano di una maggioranza ormai moribonda, tra defezioni ormai ufficiali (i Moderati, per ora nelle braccia di Raffaele Fitto) e altri possibili addii.
Oliverio parteciperà alla discussione sull’attuazione delle politiche europee di coesione, convinto che l’argomento sia l’atout migliore per ribadire quanto di buono fatto, almeno in questo settore, dal 2014 a oggi. Ma il governatore sa bene che non saranno le rivendicazioni politiche a riassestare gli equilibri nella maggioranza, né a garantirgli un percorso privo di ostacoli in vista della sua, già annunciata, ricandidatura.

LE PRIMARIE Il primo banco di prova, ovviamente, saranno le primarie del Pd, in programma per domenica prossima. Oliverio è il principale ispiratore di “Piazza Grande”, una delle due liste calabresi create a supporto della candidatura di Nicola Zingaretti. L’altra, “Calabria con Zingaretti”, fa invece capo agli “oppositori” del governatore, Carlo Guccione e Bruno Censore. È del tutto evidente che il risultato elettorale di queste formazioni avrà un peso non trascurabile nei futuri assetti del partito e nella marcia per le Regionali. Un esito al di sotto delle attese per “Piazza grande” potrebbe ridimensionare ulteriormente le pretese di Oliverio e, al tempo stesso, rafforzare la posizione di quei dirigenti dem che non lo vogliono di nuovo a capo della coalizione di centrosinistra. Non va poi trascurato quanto avviene nel campo alternativo, quello che fa capo a Maurizio Martina. Ieri, in consiglio regionale, l’ex capo del Pd nazionale ha serrato le fila della sua mozione e sottolineato con forza il fatto di essere l’unico candidato alla segreteria a essere venuto in Calabria in occasione del congresso. È un fatto non trascurabile: Zingaretti, invece, a queste latitudini non si è fatto vedere. Un eventuale buon risultato di Martina – che può contare sull’appoggio di Nicola Irto nel Reggino, di Antonio Viscomi nel Catanzarese e di Ernesto Magorno nel Cosentino – potrebbe dunque dare forza a quella parte del Pd che, pur non ufficialmente, osteggia la nuova discesa in campo di Oliverio.

LA CASSAZIONE Ma l’appuntamento davvero cruciale è un altro, ed è convocato a Roma, precisamente nel Palazzaccio, sede della Cassazione. La Suprema corte dovrà deciderà se confermare o meno la misura cautelare a carico di Oliverio. L’eventuale revoca dell’obbligo di dimora potrebbe ridare slancio e possibilità all’azione del governatore; una conferma, invece, avrebbe l’effetto di accelerare la fuga di tutti quei consiglieri regionali che, oggi, mordono il freno, indecisi se continuare a stare con il centrosinistra o passare definitivamente dall’altra parte.

LA SFIDUCIA Per adesso, dunque, la strategia di Oliverio sembra essere quella di dare tempo al tempo, in attesa che il quadro si chiarisca. A rassegnare le dimissioni, del resto, il presidente non ci pensa nemmeno; avrebbe anzi rimesso la decisione sulla fine anticipata della legislatura ai dissidenti. «Se vogliono mandarmi a casa, possono usare la questione di fiducia», avrebbe detto ai suoi collaboratori più stretti, quasi a voler lanciare una sfida. Ma Oliverio probabilmente ignora gli ultimi sviluppi: il tema della sfiducia, in realtà, è davvero una delle ipotesi che la minoranza e i “ribelli” del centrosinistra stanno considerando con una certa frequenza.
Baldo Esposito, durante l’ultima puntata de Lo Sfascio, ha ribadito che gli ex Ncd, in caso di mozione contro Oliverio, voterebbero a favore. E, alla luce delle ultime dichiarazioni pubbliche, non potrebbero esimersi nemmeno i forzisti, né quelli del Misto, né i dissidenti vecchi e nuovi. La sfiducia è, insomma, una possibilità concreta. Per una ragione, in particolare: ormai i consiglieri di entrambi gli schieramenti non rischiano più niente. Mandare a casa Oliverio nelle prossime settimane non avrebbe alcuna ripercussione sulla durata della legislatura, dal momento che, vista la tempistica, verrebbe saltata la finestra elettorale di maggio e si tornerebbe comunque al voto a partire dall’autunno 2019. Un’operazione di questo tipo salverebbe dunque la poltrona e, al tempo stesso, potrebbe generare dividenti politici in vista delle Regionali.

RICUCIRE LO STRAPPO Il governatore, per evitare questa china, avrebbe la possibilità di tentare di ricucire lo strappo con i suoi, ma i rapporti sembrano ormai logorati. La sua scelta di non assecondare la richiesta di una presenza politica in giunta, avanzata da quasi tutti i consiglieri di maggioranza, potrebbe aver compromesso definitivamente questa possibilità. E adesso l’impressione è che Oliverio possa contare solo sulla lealtà di pochi, tra cui il capogruppo dem Sebi Romeo e Giuseppe Aieta. Tutti gli altri, invece, in queste ore si arrovellano per cercare una via d’uscita. E infatti prende sempre più corpo l’idea di convocare le primarie di centrosinistra per la scelta del candidato governatore, così come chiede da tempo Guccione. Uno scenario che, fino a pochi mesi fa, gli ex oliveriani non prendevano nemmeno in considerazione.
La situazione è, in definitiva, radicalmente cambiata. Così come sono cambiati i rapporti tra il governatore e uno dei suoi (ormai ex) fedelissimi: Orlandino Greco. L’ex sindaco di Castrolibero non avrebbe per niente gradito la costituzione di parte civile della Regione nel processo che lo vede imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione elettorale e voto di scambio. Un atto dovuto, certo, ma che da Greco è stato vissuto come una vera e propria offesa. E ora anche per lui l’approdo nel centrodestra sembra più vicino.

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