«Sarebbe potuto succedere a chiunque di noi». Viaggio tra i fantasmi del ghetto

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Le reazioni al rogo di San Ferdinando che ha ucciso Moussa Ba. Dormiva in una vecchia roulotte, trasformata dalle fiamme in una camera a gas. «Salvini vuole mandarci via? Ci dica dove andare»

Una porta miracolosamente rimasta in piedi e che si affaccia su una casa che non c’è più, scheletri di baracche, anime di cerchioni. Per l’ennesima volta il ghetto di San Ferdinando fa i conti con il fuoco e i morti che ha provocato. Per l’ennesima volta si scava fra cenere e macerie per provare a salvare qualcosa. Un caricabatterie miracolosamente rimasto intatto, un paio di pantaloni un po’ bruciacchiati, una foto, una branda. «Non ho più documenti, non ho più casa, vestiti. Il fuoco si è portato via tutto, praticamente non esisto», dice un uomo, originario del Ghana guardando quel che resta della baracca che chiamava casa. 
Era accanto alla roulotte in cui dormiva Moussa Ba, il 29enne che l’incendio ha ucciso. Per quella vecchia casa su ruote lo consideravano un privilegiato rispetto agli altri, costretti a dormire in baracche di fortuna, con quel pavimento che, nella migliore delle ipotesi, solo qualche telo di plastica isola dalla terra. Ma questa notte quella roulotte è diventata una camera a gas
Moussa Ba non è mai riuscito a uscire. Lo hanno trovato solo quando l’incendio è stato domato, raggomitolato sulla sua branda. Di lui era rimasto solo lo scheletro e per diverse ore non ha avuto neanche identità. Personaggio schivo, di lui dicono che non amava parlare di sé.

«Per mesi abbiamo cenato insieme, siamo andati a lavorare nei campi insieme ma non mi ha mai voluto dire il suo nome. Sapevo solo che era senegalese come me – dice Ali –. Si faceva chiamare Aldo». Solo da poco tempo e solo ad alcuni ha svelato la sua vera identità. Non è dato sapere il motivo, ma è probabile che volesse nascondere i piccoli precedenti per spaccio che aveva collezionato a Pisa. «Magari si vergognava, non voleva che la famiglia finisse per saperlo», aggiunge Ali. Vicino a lui, di fronte a quello che rimane della roulotte di Moussa, sono in tanti a fermarsi. Chi per una preghiera silenziosa, chi per ricordare un amico, chi semplicemente per realizzare di essere vivo. «Sarebbe potuto succedere a me», ripete quasi ossessivamente una donna con le treccine rosse e i tatuaggi sul viso. Nel frattempo la notizia dello sgombero annunciato da Salvini ha fatto rapidamente il giro del ghetto suscitando rabbia e indignazione. «Dice che ci vuole mandare via – dice Abou – benissimo. Io non voglio stare qua, nessuno – sottolinea allargando le braccia in un cerchio che vorrebbe includere tutto il ghetto – vuole stare qua. Ma ci dica lui dove andare. Le case non ce le affittano. Ma Salvini si rende conto che la mia pelle è nera ma il mio sangue è rosso come il suo?».
Per sabato pomeriggio alle 17 la Cgil ha convocato una fiaccolata per protestare contro l’ennesima tragedia e chiedere soluzioni immediate per il superamento del ghetto. Alla mobilitazione – ha fatto sapere – sarà presente anche Mimmo Lucano.

Alessia Candito

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