Contro la ‘ndrangheta l’orgoglio delle “madri coraggio”. «Vogliamo giustizia»

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Nella Giornata della Memoria organizzata da Libera spiccano le testimonianze dei familiari di vittime della violenza mafiosa come Gianluca Congiusta e Massimiliano Carbone

Madri “coraggio”, madri “orgoglio”, madri che sono la testimonianza concreta della Calabria che non si arrende alla ‘ndrangheta. Nella struggente cornice della “Giornata regionale della memoria e dell’impegno” che “Libera”, in collaborazione con “Avviso Pubblico”, ha organizzato a Catanzaro spicca la fierezza di queste donne colpite dalle cosche nei loro affetti più cari ma mai piegate e mai sconfitte. Nel corteo che sfila per il centro di Catanzaro c’è Donatella Catalano, mamma di Gianluca Congiusta la cui uccisione da oltre dieci anni non trova un colpevole, c’è Liliana Esposito, madre del giovane imprenditore locrese Massimiliano Carbone assassinato 13 anni fa, ci sono tante altre madri, e padri, fratelli e sorelle di martiri che la Calabria non deve dimenticare. E’ questo il senso della presenza di queste madri a Catanzaro. La Catalano, che ad agosto scorso ha perso il marito, Mario, protagonista di una lunga battaglia per ricordare il figlio Gianluca Congiusta, dice: «Chiederò e chiederò sempre verità e giustizia per mio figlio: Gianluca è stato ammazzato dalla mafia e mio marito da una sentenza ingiusta e dalla mancata giustizia per nostro figlio». Oggi – prosegue la donna – «è una giornata davvero particolare, perché in genere a questa manifestazione partecipava mio marito Mario. Ma li sento che sono qui, sia mio figlio Gianluca sia Mario, a marciare con noi, e continuerò a marciare. Qualcuno mi ha detto che è inutile marciare, che la mafia è invincibile: a me questo non importa, io – spiega Donatella Catalano – continuerò a marciare e a combattere la mafia. E ai ragazzi dico di marciare con noi, di non stare dietro la finestra, perché se siamo tanti sconfiggeremo la mafia. Alla politica e alle istituzioni – sostiene la madre di Gianluca Congiusta – chiedo di farsi carico di un impegno straordinario contro la mafia». Un appello che anche Liliana Esposito abbraccia e rilancia, ricordando suo figlio, Massimiliano Carbone, ucciso perché «colpevole di vita, perché era amabile e non lo dico io. Era un imprenditore leale e coraggioso, padre di un figlio che nessuno ci ha mai fatto incontrare. E’ una storia difficile, complicata». Liliana ringrazia “Libera” e quanti «mi danno la possibilità di evocare mio figlio Massimiliano e chiamarlo per nome. Un conforto grande, un segno della compassione vera, non della pietà ma della condivisione. Perché la memoria per noi è imperativo morale, perché la memoria ci rimanda alla vita dei nostri cari e non alla loro morte».

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