Delitto Scopelliti, un nuovo indagato nel gotha dei clan: è il boss De Stefano

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Salgono a 18 gli indagati per l’omicidio del giudice. Affidato l’accertamento tecnico sul fucile, forse è l’arma del delitto

Il prossimo 4 aprile nei laboratori romani della Scientifica saranno eseguite le prove tecniche, genetiche e balistiche sul fucile e i proiettili presumibilmente utilizzati per uccidere il giudice di Cassazione, Antonino Scopelliti,ritrovati l’estate scorsa nel Catanese su indicazione del pentito Maurizio Avola. Insieme all’arma, saranno sottoposti ed esami tecnici e genetico-molecolari anche la felpa in cui era avvolto il fucile, così come la busta in cui erano conservati proiettili e il borsone che conteneva il tutto, insieme al bidone in cui sono stati riposti prima di essere interrati.
Investigatori ed inquirenti sperano non solo di trovare elementi che consentano di comparare la borra rinvenuta sul luogo dell’omicidio con l’arma, un fucile a canna liscia, dunque che non lascia segni o striature, ma soprattutto tracce genetiche che consentano di risalire a chi ha maneggiato arma, borsone e gli altri elementi rinvenuti. Per questo tutte le eventuali tracce saranno comparate con il Dna dei 18 indagati. Fra loro, è emerso oggi, c’è anche Giuseppe De Stefano, “capocrimine” di Reggio Calabria, attualmente in carcere per associazione mafiosa ed omicidio.

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