Europee, Zingaretti pensa a Minniti per un posto a Strasburgo

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Il neo segretario del Pd vuole l’ex ministro capolista al Sud. L’idea è quella di costruire un centrosinistra largo che sia in grado di affrontare l’onda sovranista alle prossime elezioni

Doveva essere il suo principale sfidante alle primarie del Pd, invece Marco Minniti potrebbe presto diventare uno degli alfieri del nuovo corso zingarettiano. Il neo segretario vuole l’ex ministro dell’Interno candidato alle prossime elezioni europee, con un posto da capolista nella circoscrizione Sud.
A margine della prima Direzione nazionale, Zingaretti ha già chiarito la volontà di scegliere personalmente i frontman che, assieme a lui, dovranno tentare di rilanciare il Pd, in occasione del doppio appuntamento elettorale di Europee e Amministrative. Sono tutte figure, per storia personale e carriera politica, molto eterogenee tra loro, ma comunque capaci di incarnare quel progetto di allargamento a tutto il fronte antisovranista vagheggiato dal segretario dem.
Zingaretti – che in Direzione ha confessato pubblicamente tutte le difficoltà del suo ruolo («ho un elenco di circa 700-800 candidati capilista. Voi capirete…») – ha già tratteggiato la sua mappa elettorale: Giuliano Pisapia a Nord-Ovest, Carlo Calenda a Nord-Est, Simona Bonafè e David Sassoli al Centro, Caterina Chinnici nella circoscrizione insulare e Minniti al Sud.

LA RELAZIONE Zingaretti ha ribadito la necessità di far entrare il Pd in una «nuova dimensione», affinché «non si perda, contro i populismi, neanche un voto». La relazione del segretario è stata infine votata all’unanimità (astenuti solo i componenti dell’area Giachetti), segno che la vocazione unitaria del nuovo Pd può avere un futuro.
«Dobbiamo rafforzare il partito – ha spiegato il segretario – sapendo che a volte il problema siamo noi che, dividendoci, rendiamo impossibile costruire alleanze unitarie». Invece, è proprio questa la strada per riconquistare ampie fasce di un elettorato «che inizia a riflettere sul progetto-Paese di Salvini, fondato sulla rabbia e l’odio» e che «comincia a guardare al ricrearsi di una iniziativa politica».

RICOSTRUZIONE In questa ricostruzione, Minniti potrebbe dunque tornare ad avere un ruolo di primo piano, frutto del suo ritiro dalla corsa per la segreteria – che ha, di fatto, spalancato le porte a Zingaretti – ma anche della stima che il governatore del Lazio nutre nei suoi confronti. Un rapporto di fiducia reciproca che potrebbe riverberare i suoi effetti anche in Calabria, dove l’ex ministro – malgrado sia stato eletto alla Camera nel listino proporzionale della Campania – di certo continuerà esercitare la sua influenza e a essere uno dei principali punti di riferimento per il partito nazionale. Con buona pace degli zingarettiani di Calabria, rappresentati in primis da Oliverio e dalla sua corrente, finora mai “accreditati” ufficialmente dal nuovo segretario, nonostante la vittoria schiacciante ottenuta alle primarie. 

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