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Firmato il trattato con gli Emirati, estradizione più vicina per Matacena

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L’accordo è stato siglato a Dubai dall’ambasciatore italiano e dal ministro per gli Affari esteri e la cooperazione internazionale degli Emirati

Sono stati sottoscritti a Dubai tra Italia ed Emirati Arabi uniti i trattati di cooperazione giudiziaria in materia di estradizione e mutua assistenza giudiziaria in ambito penale. La partnership «strategica» è stata firmata dall’ambasciatore d’Italia a Dubai, Liborio Stellino, e dal ministro per gli Affari Esteri e la cooperazione internazionale degli Emirati. Il protocollo d’intesa sarà operativo dal 17 aprile prossimo. Si tratta di un importante passo avanti verso il rientro di Amedeo Matacena, Giancarlo Tulliani e altri latitanti italiani negli Emirati.
A ottobre il Senato aveva dato il via libera definitivo alla ratifica del trattato di collaborazione giudiziaria. La firma odierna consente di passare dalle parole ai fatti. In questi mesi il ministero della Giustizia ha più volte manifestato la propria posizione, per altro in linea con quelle espresse anche dal precedente governo. Ma sul tema non è mancata qualche frizione e quando a gennaio alcuni deputati Pd tacciarono di inerzia l’attuale esecutivo, il sottosegretario Vittorio Ferraresi, che segue il dossier, rispedì le accuse al mittente.
Polemiche a parte, ora gli strumenti per ottenere le estradizioni ci sono. Tra i personaggi che potrebbero così vedere finire il proprio esilio dorato, c’è l’ex parlamentare reggino di Forza Italia Matacena, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, a Dubai da quasi 5 anni: in cella rimase 15 giorni nell’agosto 2013, dopo i quali fu rimesso in libertà. Poi c’è Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta, compagna dell’ex leader di An Gianfranco Fini, imputato per riciclaggio insieme a loro due: la vicenda è quella che ha coinvolto anche il re delle slot Francesco Corallo.
Ma sono almeno 9 i soggetti ricercati, condannati o rinviati a giudizio per reati come associazione mafiosa, concorso esterno, narcotraffico, riciclaggio e frode fiscale, che si trovano tra Dubai e Abu Dhabi. Uno di loro è il narcotrafficante Raffaele Imperiale, ritenuto vicino al clan camorristico degli
Scissionisti, ‘in fuga’ da gennaio 2016: di lui le cronache hanno raccontato che risiedeva al Burj Al Arab, hotel di Dubai da mille e una notte. Anche il suo braccio destro, Gaetano Schettino, è latitante negli Emirati: nel 2016, a Dubai fu arrestato e liberato nel giro di 40 giorni. Profilo diverso, ma destino simile, quello di Giulio Cetti Serbelloni, imprenditore del lusso accusato di una evasione fiscale da 1 miliardo di euro: anche per lui si riapre la porta dell’estradizione.

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