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Il presidente del Tar: «Lo scontro tra Regione e commissario fa male alla Calabria»

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L’allarme di Salamone all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale amministrativo regionale: «Non è un segnale positivo per il servizio sanitario, che qui è drammatico». Resta «forte» la conflittualità tra amministrazioni. E il sistema del commissariamento per infiltrazioni mafiose «non funziona»

«È stato un anno difficile» secondo il presidente del Tar Calabria Vincenzo Salamone. Incontrando i giornalisti in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale amministrativo regionale, Salamone ha affermato: «Una problematica è la leale collaborazione tra amministrazioni, e qui la conflittualità tra amministrazioni è abbastanza forte. Tra l’altro ci avviamo a un anno di elezioni regionali, e quindi c’è un clima e un fermento che ha risvolti anche sul nostro lavoro. C’è poi il grosso problema relativa all’incidenza degli atti di contrasto alle organizzazioni criminali, che hanno molti effetti sull’economia: abbiamo poi appalti, non tantissimi ma di un certo rilievo perché coinvolgono servizi, e che sono molto attenzionati. Poi oggi abbiamo un grosso dramma in Calabria, che riguarda la sanità, perché la Regione è in piano di rientro e – ha rilevato il presidente del Tar – c’è un grosso contenzioso e su questo viene sollecitata parecchia attenzione».

IL CONFLITTO COMMISSARIO-REGIONE Ma soprattutto Salamone ha rilevato come stia continuando «la conflittualità tra il commissario alla sanità e la Regione». La constatazione del presidente del Tribunale amministrativo prende il via dalla circostanza del «ricorso in cui è stata è impugnata la nomina del sub commissario, anche se è un ricorso in questo momento non trattabile perché la Regione non ha proposto istanza di fissazione, e peraltro da notizie di stampa la Regione ha promosso conflitto di attribuzione davanti la Corte costituzionale, quindi si muove su due canali». «È chiaro – ha proseguito il magistrato – che questo conflitto Regione-commissario non è un segnale positivo per il servizio salute, che in Calabria è drammatico». Secondo Salamone «nella materia sanitaria il problema è che il piano di rientro comporta la sottrazione alla Regione di una serie di funzioni, anche legislative, e questo pone dei problemi di confini tra le funzioni di commissario e quelle della Regione, con un grosso problema organizzativo, perché il commissario non ha una struttura organizzativa adeguata per gestire il settore e quindi si deve avvalere della struttura regionale, e qui c’è un problema. Poi – ha sostenuto il presidente del Tar – i direttori generali delle aziende li nomina la Regione, e qui c’è un altro aspetto critico, quello di capire i rapporti tra il commissario e di direttori generali. Ma è chiaro che la legge o l’atto di nomina non può regolare questi minuti rapporti, per questo parlo di leale collaborazione come principio cardine. Tutta questa situazione capita solo in Calabria. E il fatto che il nuovo commissario sia un generale dei carabinieri – ha affermato Salamone – vuol dire che è prevalente la valutazione dell’ordine pubblico».

«CALABRIA RECORD PER COMUNI SCIOLTI MA IL PROBLEMA È ANCHE LA NORMATIVA» «La Calabria ha la più alta percentuale di Comuni sciolti per mafia, quindi c’è un problema di funzionalità degli enti locali, ma anche un problema della normativa», ha aggiunto il presidente del Tar. «Il problema della normativa – ha proseguito Salamone – è che, secondo una mia valutazione personale, il sistema del commissariamento non funziona perché sciogliere gli organi direttivi e mantenere i dirigenti, che sono poi quelli che gestiscono i Comuni, non è utile, tant’è che ci sono Comuni sciolti 2-3 volte, significa che il tessuto democratico non è maturo. D’altra parte – ha detto ancora il presidente del Tribunale amministrativo calabrese – è uno strumento straordinario perché comporta la sospensione dei principio di democrazia applicata negli enti locali, quindi c’è un bilanciamento di situazioni molto delicato». Secondo il magistrato del Tar «un’altra valutazione che stiamo facendo è una serie di misure intermedie, come il tutoraggio, per creare condizioni prima di arrivare allo scioglimento, affiancando gli amministratori con un sistema di controlli che – ha concluso Salamone – eviterebbe di ricorrere allo strumento del commissariamento».

«SUL SISTEMA ELETTORALE NON C’È VUOTO NORMATIVO» «Per la declatoria di incostituzionalità della legge elettorale regionale è tornata in vita la precedente normativa, quindi alle elezioni al momento si può votare senza problemi», ha inoltre spiegato il presidente del Tar. «Poi – ha aggiunto – è nel potere discrezionale del legislatore intervenire o modificare qualcosa, ma non c’è un vuoto normativo. È principio della Carta europea dei diritti dell’uomo che la legge elettorale non possa essere modificata in prossimità delle elezioni, perché chi esce non si può andare a fissare le regole del gioco, quindi sarebbe auspicabile che il legislatore regionale si astenga dall’intervenire».

70 RICORSI ALL’ANNO SULLE INTERDITTIVE In tema di interdittive antimafia «siamo nell’ordine di una settantina di ricorsi sopravvenienti all’anno, e abbiamo una pendenza di circa 120-130 ricorsi, e comunque non abbiamo un grosso arretrato». Ha rilevato Salamone nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale amministrativo regionale. «La tendenza – ha poi aggiunto il magistrato del Tar – è che c’è un certo rigore su questo tipo di provvedimenti. Noi esercitiamo un sindacato pieno che riguarda i presupposti fattuali, sui cui facciamo istruttore estremamente rigorose, poi c’è una componente di una valutazione discrezionale dell’autorità di pubblica sicurezza, che è il prefetto, e sulle valutazioni discrezionali non possiamo entrare a meno che non siano palesemente illogiche. Poi c’è stata una linea del Consiglio di Stato a un sindacato serio, perché – ha concluso Salamone – il sistema si regge solo se c’è un momento processuale in cui le parti possono esercitare il diritto di diesa, che all’interno del procedimento al momento non è garantito, e questa è la criticità maggiore».

NESSUNA OFFERTA AMMISSIBILE PERLA NUOVA SEDE «La procedura di acquisizione di un immobile per la nuova sede del Tar è chiusa: tutte le offerte sono state ritenute non ammissibili», ha quindi reso noto Salamone. «Abbiamo consultato – ha aggiunto – tutte le amministrazioni, compresa l’Agenzia dei beni confiscati, hanno immobili ma nessuno è risultato confacente. Ho chiesto al Comune, alla Provincia e alla Regione, ma non ci sono immobili disponibili, per questo ci siamo rivolti al mercato. In atto, tuttavia, la procedura di ricerca dell’immobile è chiusa. Adesso, o si riparte con una nuova procedura di acquisizione o si rinnova il contratto di locazione per l’attuale immobile. Io – ha concluso Salamone – ho fatto delle proposte, che saranno valutate dal Segretariato generale della giustizia amministrativa».

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