Dom. Ago 14th, 2022

Nel processo a un imprenditore e al suo commercialista emerge la vicenda di Antonio Pettinato. La difesa chiede il rito abbreviato condizionato all’escussione della vittima, ma il pm si oppone

È considerato vittima di usura. Ha visto il vuoto lavorativo intorno a sé e ha dovuto lasciare la Calabria. Antonio Pettinato è parte civile in un processo, in fase preliminare davanti al gup di Lamezia Terme Rossella Prignani, che lo vede vittima di usura da parte dell’imprenditore Giuliano Caruso e del commercialista di questi, Gianfranco Muraca.

LA VICENDA Secondo le indagini condotte dal Nucleo mobile della Guardia di finanza di Lamezia Terme, coordinata dalla Procura guidata da Salvatore Curcio, la parte offesa, rappresentata dall’avvocato Michele Gigliotti, in un momento di particolare difficoltà economica, sarebbe stata spinta a sottoscrivere un contratto di associazione in partecipazione (regolarmente registrato) con il quale accettava un apporto di capitali erogati da Caruso, per 250mila euro che si impegnava a restituire mediante il versamento di rate mensili con interessi pari al 23%. La formula del contratto di associazione sarebbe stata organizzata da Caruso con l’aiuto del suo commercialista. Secondo l’accusa, con uno strumento apparentemente lecito, sarebbe stata realizzata l’usura. Secondo il contratto stipulato tra gli indagati e la vittima, infatti, la clausola derivante era quella che prevedeva, a fronte del finanziamento, un “reddito minimo garantito” annuo di 69mila euro per sei anni, tramite rate di 5.750 euro al mese e al termine di tale periodo la restituzione dell’intero capitale. Lo strumento del contratto di associazione in partecipazione prevede, di norma che l’associato che apporta un finanziamento all’impresa come contropartita partecipi agli utili della stessa, e non “un reddito minimo garantito” come stabilito per la vittima che si veniva a trovare così praticamente sotto usura.

EMARGINAZIONE LAVORATIVA Nel corso dell’udienza di martedì la difesa – rappresentata dagli avvocati Francesco Gambardella e Domenico Villella per Caruso e Gambardella per Muraca – aveva chiesto il rito abbreviato condizionato all’escussione della vittima, Antonio Pettinato. A questa richiesta si è opposto il pm Emanuela Costa affermando che Caruso – come dichiarato dallo stesso Pettinato in un verbale reso alle fiamme gialle – dopo la denuncia avrebbe avvicinato il fratello della vittima, che ha un distributore di benzina, chiedendo, in più occasioni, notizie di Antonio Pettinato, asserendo che doveva parlargli con urgenza. Pettinato però non vive più a Lamezia anche perché, come affermato nella propria dichiarazione, Caruso, dopo avere saputo di essere indagato per usura, avrebbe raccontato in giro di essere stato denunciato da Pettinato «creandomi un certo vuoto nell’ambiente di lavoro – ha dichiarato la parte offesa –, poiché la mentalità locale porta a vedere una persona che denuncia (cosa che tra l’altro io non ho fatto) come colui sul quale non si può fare affidamento. Tanto è vero che da quel momento ho subito una sorta di emarginazione lavorativa e nel mio settore non ho più avuto commesse, per cui sono stato costretto a lavorare nel Nord Italia, lasciando la mia famiglia. Tutto ciò nel momento in cui sono stato chiamato a rendere informazioni, lo avevo messo in conto perché conosco l’ambiente di questa città». Ma la cosa che più inquietava Pettinato erano le visite di Caruso a suo fratello. Quest’ultimo avrebbe suggerito a Caruso di telefonare al fratello, se proprio voleva parlargli, visto che aveva il suo numero ma «Caruso avrebbe riferito a mio fratello – ha detto Pettinato alle fiamme gialle – che deve parlarmi di persona e che non può telefonarmi». Le notizie che Caruso avrebbe chiesto al fratello ogni volta che si recava al distributore di benzina, non avevano preoccupato la parte civile la quale, però, si è allarmata intorno a Natale scorso quando Giuliano Caruso, oltre a chiedere di Pettinato avrebbe chiesto informazioni «su mia moglie e mio figlio; in particolare, il Caruso avrebbe chiesto se mia moglie e mio figlio vivono a Lamezia Terme oppure se vivono con me al Nord». Non sapendo come interpretare questo comportamento, Pettinato lo ha riferito ai finanzieri, anche perché consapevole che Caruso sapeva che la parte offesa aveva intenzione di costituirsi parte civile nel processo, come è effettivamente avvenuto. Queste sono tra le ragioni per cui il pm ha ritenuto di opporsi al rito abbreviato condizionato all’escussione di Pettinato. I legali hanno chiesto un termine a difesa per analizzare i verbali. Il gup ha rinviato l’udienza al prossimo 11 giugno per sentire le parti.

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