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MONETE ANTICHE NEGLI SCAVI PER IL NUOVO OSPEDALE DI VIBO

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Il ritrovamento è avvenuto nel cantiere per le opere complementari. I lavori sono ora monitorati da un’archeologa della Soprintendenza

I lavori per la costruzione del nuovo ospedale di Vibo procedono ma non mancano gli intoppi e le difficoltà. Lunedì nei cantieri è scattato un blitz interforze, su impulso del prefetto Giuseppe Gualtieri, mirato a mettere in atto una serie di accertamenti sia per quanto concerne la regolarità dei contratti che per la sicurezza dei lavoratori. Assieme a Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza si è presentato sul posto anche personale della Dia (Direzione investigativa antimafia) di Catanzaro che ha proceduto a identificare anche tutti i subappaltatori. C’è poi il problema dei rischi idrogeologici del terreno su cui dovrà sorgere la struttura.
Ma oltre a tutto ciò si è verificata ora anche un’altra circostanza di rilievo: durante gli scavi per le opere complementari al nuovo ospedale sono state ritrovate alcune monete antiche che potrebbero avere una qualche rilevanza dal punto di vista archeologico. L’area in questione, infatti, è quella delle Mura Greche, ragione per cui i lavori sono ora monitorati dalla Soprintendenza attraversa la presenza costante sul posto dell’archeologa Mariangela Preta. E sono già state avviate le indagini archeologiche sulle monete ritrovate.

«NESSUNA TANGENTE NELLA GESTIONE DELL’APPALTO» Il blitz interforze sui cantieri ha richiamato alla memoria degli osservatori le risultanze dell’inchiesta “Ricatto” che, nel 2005, aveva fatto emergere presunte irregolarità nella gestione dell’appalto poi però non dimostrate per via giudiziaria perché il processo, tra lungaggini e cambi del collegio giudicante, è poi finito con una raffica di prescrizioni e assoluzioni.
Sulla questione è intervenuto l’ingegnere Fausto Vitiello: «Nella sagra delle bubbole da parte di vari organi di informazione – scrive Vitiello in una nota – si è parlato di “giri vorticosi di tangenti”, ecc. ecc. in realtà talmente vorticosi che esistono soltanto nella fantasia di qualcuno. In realtà i giudicati definitivi consolidati in oltre 10 anni hanno certificato che non esistono a riguardo tangenti, nemmeno per 1 cent». «Io – ricorda Vitiello – venni chiamato a Vibo Valentia quale Rup per la costruzione del Nuovo Presidio Ospedaliero nel novembre 2002 dall’allora dg: il procedimento, iniziato nel 1996, aveva molte criticità, tra le quali: autorizzazioni mancanti, o scadute, procedure sbagliate o abbandonate da anni, fondi perenti,… (tutto ciò risulta dai documenti ufficiali), tutte risolte in brevissimo tempo dal sottoscritto. La gara di appalto europea da 31 milioni di euro, sulla base del bando da me predisposto, venne svolta in meno di 4 mesi senza ricorsi. I lavori vennero avviati nel 2004 e si sarebbero conclusi agli inizi del 2008 con un costo complessivo di tutto il procedimento di circa 43 milioni di euro, 110mila euro a posto letto. Si possono confrontare i costi di analoghi ospedali in Italia in quel periodo per verificare la limitatezza dell’importo, dalla quale ne consegue che non era possibile pagare prebende a chicchessia. Il procedimento da me diretto è stato sottoposto ad accurati controlli da parte di Commissioni Regione-Ministero, Ctu della Procura di Vibo Valentia, Corte dei Conti, Guardia di Finanza, senza che siano state rilevate illiceità. Il 2 aprile 2015, dopo la mia rinuncia alla prescrizione, sono stato assolto con formula piena da tutti i capi di imputazione a mio carico. Ciò conferma la correttezza di tutto il procedimento da me condotto. Il procedimento penale di cui sopra – conclude Vitiello – è scaturito da un esposto del titolare di un’impresa di Lamezia Terme facente parte dell’Ati seconda classificata alla gara che sperava di rientrare nei lavori con il subappalto dell’opera, subappalto non autorizzato dall’Azienda sanitaria ai sensi del Protocollo di legalità stipulato con la Prefettura di Vibo Valentia. Tra l’altro, l’autore dell’esposto (che ha pure ritrattato in dibattimento) risulta condannato in via definitiva quale sodale alla cosca Giampà di Lamezia Terme».

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