Nel Pd scoppia il caso Magorno: gli oliveriani chiedono la cacciata dell’ex segretario

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Partito scosso dalle polemiche dopo le rivelazioni del Corriere della Calabria sulla chat segreta. Guglielmelli: «Il senatore lasci il Pd». La federazione cosentina: «Zingaretti e Graziano non possono far finta di niente». Il dirigente Gagliardi: «Se ne vada chi ha occupato la Regione»

Nel Pd è scoppiata un’altra guerra. E stavolta a scatenarla è stata l’ex segretario regionale Ernesto Magorno, che in una chat Whatsapp privata – il cui contenuto è stato rivelato dal Corriere della Calabria – ha annunciato la volontà di creare un’area politica alternativa a quella del governatore Mario Oliverio.
Il primo a prendere posizione, su Facebook, è stato il segretario provinciale del Pd cosentino, Luigi Guglielmelli, che ha invitato il parlamentare di fede renziana a farsi definitivamente da parte: «Consiglio al senatore Magorno di non tentennare e di uscire subito dal Pd. La piaga d’Egitto delle cavallette ci ha già profondamente indebolito, ora è tempo di ricostruire il centrosinistra con Zingaretti. Del resto a Diamante e Belvedere stanno già praticando un’altra strada, quella della destra peggiore, affarista e trasversale».

Dichiarazione a cui è seguita, subito dopo, quella ufficiale della federazione cosentina: «Le dichiarazioni del senatore Magorno apparse oggi sulla stampa sono assai gravi, anche perché provengono da un rappresentante istituzionale del Pd che, tra l’altro, fino a ieri ha ricoperto la massima carica di direzione politica in Calabria. Magorno annuncia non di voler fare una battaglia politica interna al Pd ma addirittura di voler presentare una coalizione e una lista (di cui ha già pronto il simbolo) alternative. Con quali alleati è facile immaginarlo. La storia di questi anni ci ha consegnato una direzione del Pd protesa al galleggiamento sulle correnti interne. Nessuno sforzo di analisi e di sostegno ad una azione di governo che ha profondamente rotto con il vecchio regionalismo delle clientele e delle rendite di posizione corporative con le quali oggi Magorno intende fare coalizione (sic). In questi anni, caro Magorno, allo sforzo di governo alla Regione è mancato proprio il Pd, cioè una forza politica capace di fare massa critica e far dispiegare l’azione di governo sui territori. Se Magorno vuole uscire dal Pd non indugi. Ciò è dovuto a quanti lo hanno votato perché era candidato del Pd e non di questa o quella corrente interna».
Infine, la richiesta di un intervento ai vertici del partito: «La presa di posizione di Magorno impone però anche una assunzione di responsabilità da parte di Zingaretti e dello stesso commissario regionale del partito: entrambi non possono far finta di niente. Dovranno quanto meno consentire agli iscritti del Pd Calabria di potersi autodeterminare e, dunque, svolgere in tempi rapidissimi il congresso regionale del partito. Consentire la espressione di un gruppo dirigente credibile e legittimato dalle primarie, affidabile e capace di una direzione politica all’altezza delle sfide che attendono il Pd calabrese».
In difesa di Magorno è intervenuto il dirigente provinciale del Pd cosentino Luigi Gagliardi, che ha stigmatizzato le parole di Guglielmelli, «la prova della bontà della scelta, fatta negli scorsi mesi, di dimettermi dalla sua segreteria». Secondo Gagliardi, «in un contesto quale quello del Pd la democrazia dovrebbe essere il fondamento della comunità, Guglielmelli con le sue dichiarazioni con cui invita il senatore Magorno a “lasciare il partito” dimostra di non sapere accettare l’idea di un confronto democratico. Al senatore Magorno va tutto il mio sostegno con un pensiero: se c’è qualcuno che deve uscire dal Pd, quel qualcuno non è Magorno, ma chi, in questi anni, ha occupato il partito e la Regione solo per fini personali».

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