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Sindacati: «Lo sgombero del ghetto di San Ferdinando salvaguardi la sicurezza delle persone»

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Cgil, Cisl e Uil invitano le istituzioni a trovare ad una soluzione alternativa alla tendopoli che ha causano la morte di tre extracomunitari: «Abbiamo proposto come rimedio i moduli abitativi all’interno delle imprese dove i migranti lavorano»

«Cgil, Cisl e Uil Calabria, insieme alle categorie Flai, Fai e Uila, prendono atto, con soddisfazione che, a seguito della manifestazione sindacale unitaria tenutasi a Reggio Calabria il 26 febbraio scorso, per denunciare lo stato di degrado in cui erano costretti a vivere tanti cittadini extracomunitari e sollecitare le istituzioni a trovare soluzioni alternative alla baraccopoli, affinché quelle persone potessero iniziare un percorso di vita in abitazioni degne di un Paese civile, come l’Italia, il sindaco di San Ferdinando ha emanato un’ordinanza di sgombero della baraccopoli». È quanto si sostiene in una nota diramata dai sindacati confederali.
«Le rassicurazioni del prefetto di Reggio Calabria, dottor Michele Di Bari, che ai dirigenti sindacali, incontrati nei giorni scorsi, ha rappresentato la volontà dello Stato di individuare per tutti gli immigrati presenti nella baraccopoli un’adeguata sistemazione alternativa – aggiungono i sindacati – inducono all’ottimismo circa una soluzione positiva del problema. Ecco perché il sindacato unitariamente chiede alle persone destinatarie del provvedimento di sgombero di collaborare con le forze dell’ordine in modo che tutto possa svolgersi in maniera tranquilla. È desiderio del sindacato che lo sgombero avvenga salvaguardando la sicurezza di tutte le persone e facendo in modo che i lavoratori con regolare contratto possano essere destinatari di alloggi non troppo distanti dal luogo di lavoro, per non rischiare di perderlo. Ben prima delle morti di Backy Moses, di Sumaila Sacko e Surawa Jaite, le organizzazioni sindacali avevano invitato le istituzioni ad individuare una soluzione che mettesse in sicurezza le persone per evitare le morti, che purtroppo poi sono avvenute».
«Abbiamo proposto unitariamente – affermano ancora – soluzioni immediate, come i moduli abitativi da allocare presso le aziende aderenti ai contratti regolari, e soluzioni a medio termine, attraverso l’utilizzo dei beni confiscati e delle case sfitte, accolte dalla Prefettura, ma che richiedono tempi lunghi e concreto impegno da parte delle istituzioni regionali e nazionali a finanziare le opere necessarie per renderle agibili, oltre che disponibilità da parte dei cittadini a concedere le abitazioni in disuso».
«Valutiamo inoltre positivamente – dicono ancora le organizzazioni sindacali – gli impegni assunti dal Prefetto volti a garantire per tutti i lavoratori una soluzione dignitosa e sicura, che rappresenta un primo passo verso il ripristino della legalità nell’area di San Ferdinando e nel settore agricolo e chiediamo a tutte le sedi Inps della regione di attivarsi per istituire la cabina di regia regionale, con il coinvolgimento delle parti sociali e datoriali, prevista dalla legge 199 del 2016, per combattere il caporalato ed il lavoro nero, disumane piaghe che vanno smantellate. L’Inps deve promuovere a livello territoriale la Rete del lavoro agricolo di qualità, che riconosca il “marchio etico”, per valorizzare i prodotti della filiera agroalimentare del made in Calabria e premiare le aziende che assumono manodopera attraverso la Rete, penalizzando quelle che non rispettano le regole, alimentando lo sfruttamento, soprattutto dei lavoratori stranieri, che contribuisce alla nascita di ghetti, come quello che sta per essere smantellat»
«Il sindacato – conclude la nota – segue con attenzione e con impegno collaborativo l’evolversi della situazione, invitando le istituzioni ad agire con umanità, gli immigrati con responsabilità e la politica ad evitare inutili quanto dannose strumentalizzazioni. Serve da parte di tutti prudenza, responsabilità e serietà».

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