Veleni dell’Oliva, pm chiede nuovi accertamenti

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I giudici della Corte d’assise d’Appello di Catanzaro scioglieranno la riserva il prossimo 13 maggio. Nel processo resta imputato l’imprenditore amanteano Cesare Coccimiglio accusato di aver “avvelenato” la vallata

Nulla di fatto ancora in corte d’appello d’assise di Catanzaro sul processo per l’avvelenamento della vallata del fiume Oliva. Nell’udienza di martedì 5 marzo i giudici della corte si sono riservati di sciogliere la riserva sulla richiesta di istruttoria presentata dal pubblico ministero, rinviando di fatto la decisione al prossimo 13 maggio.
In particolare i giudici dovranno valutare se accogliere la domanda formulata dal pm di incaricare la Guardia di finanza per verificare i quantitativi di rifiuti lavorati o prodotti dall’azienda di Cesare Coccimiglio – principale imputato del processo sui veleni dell’Oliva – dal 2001 al 2011 e accertarne l’effettivo smaltimento. Una richiesta dettata dalla necessità, in sintesi ha evidenziato il pm, di comprendere un eventuale legame tra l’attività dell’impresa e la presenza di rifiuti contaminati ritrovati interrati in vari siti della vallata del fiume Oliva.
Ricordiamo che il processo si è concluso esattamente due anni addietro (6 marzo 2017) in primo grado con l’assoluzione piena dell’imprenditore di Amantea, Cesare Coccimiglio e degli altri quattro proprietari di terreni dove sono stati trovati i rifiuti contaminati anche con cesio 137.
Secondo l’accusa proprio a causa di quei contaminanti si sarebbe verificato il disastro ambientale nella zona che avrebbe cagionato, tra l’altro. la morte di Giancarlo Fuoco, un pescatore amatoriale che frequentava la zona e le lesioni gravissime di un suo amico. Nell’intera area gli investigatori nel corso di una lunga indagini rinvennero 162mila metri cubi di rifiuti e fanghi industriali contaminati da metalli pesanti e da un isotopo radioattivo come il cesio 137. Un quadro devastante, anche secondo i giudici di primo grado che nelle motivazioni della sentenza l’hanno definito «una bomba ecologica».
Una richiesta quella del pm rigettata al mittente dall’avvocato Nicola Carratelli che difende l’imprenditore amanteano, attualmente unico imputato nel processo d’Appello per i “veleni” dell’Oliva. Il legale ha infatti eccepito l’ininfluenza di tale istruttoria visto che in primo grado è stato accertato che il materiale interrato non proverrebbe dalla zona , oltre al fatto che sul ciclo di produzione dell’azienda si era già ampiamente indagato. Così l’appuntamento con l’ennesimo capitolo di questa vicenda che tanto allarme continua a destare, per gli effetti sulla salute umana, nella popolazione dell’amanteano è rinviato all’udienza del 13 maggio 2019 quando la corte scioglierà la riserva e deciderà se accogliere la richiesta del pm o di emettere la sentenza sulla vicenda.

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