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Calabria Verde, ecco i motivi per cui Oliverio è stato prosciolto

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Depositate le argomentazioni del gup sulla vicenda dell’incarico a Barilaro: alla base delle accuse c’erano solo le dichiarazioni di Furgiuele che non hanno avuto riscontro e, da sole, «non possono costituire fonte di prova a carico»

Le prove alla base dell’accusa di abuso d’ufficio a carico del presidente della Regione Mario Oliverio sono costituite solo dalle dichiarazioni dell’ex direttore generale di Calabria Verde Paolo Furgiuele. Dichiarazioni auto ed eteroaccusatorie che però, da sole, «non possono costituire fonte di prova a carico» del governatore e dell’ex assessore regionale Michele Trematerra. È una delle motivazioni con cui il gup di Catanzaro, Paola Ciriaco, lo scorso 28 dicembre ha disposto il non luogo a procedere per Oliverio e Trematerra nell’ambito dell’inchiesta che verte sull’assegnazione di un incarico a Calabria Verde a Giuseppe Barilaro, dipendente del Comune di Francica e attuale sindaco di Acquaro (in foto Oliverio e Barilaro festeggiano la vittoria elettorale ad Acquaro). Nelle motivazioni depositate recentemente, il gup – che ha prosciolto anche l’ex dirigente Franca Arlia e mandato invece a processo Barilaro e Furgiuele – riferendosi alle posizioni di Oliverio e Trematerra sottolinea che «l’insufficienza e la contraddittorietà degli elementi acquisiti sono tali da non poter essere ragionevolmente superabili all’esito dell’istruttoria dibattimentale».
Negli interrogatori del 10 novembre e del 22 dicembre 2016 Furgiuele ha raccontato che il comando in favore di Barilaro a Calabria Verde è stato disposto «su diretta indicazione di Oliverio e Trematerra». A far da tramite sarebbe stato, sempre secondo l’ex dg, il presidente della Provincia di Cosenza Franco Iacucci, che però ha chiesto e ottenuto di essere giudicato col rito abbreviato ed è stato assolto. Furgiuele afferma di avere inizialmente rifiutato per ragioni economiche, non avendo Calabria Verde necessità di una tale figura professionale, e spiega di aver ricevuto le prikme pressioni da Trematerra e poi, per le proroghe, da Oliverio durante un colloquio alla Cittadella alla presenza di Iacucci.
«Ebbene – scrive il gup – senza esprimere valutazioni circa la fondatezza o meno dell’accusa mossa agli imputati, dovendosi in questa sede l’indagine del giudicante limitarsi ad un profilo strettamente processuale al fine di valutare la sussistenza di elementi sufficienti al fine di sostenere l’accusa in giudizio, si osserva come il compendio di elementi in atti, ad avviso di questo giudice, appare inidoneo ed insufficiente a sostenere l’accusa in giudizio. Quanto alla posizione degli imputati Oliverio e Trematerra, essendo le fonti di prova limitate esclusivamente alle dichiarazioni accusatorie rese dal coimputato, va rilevata l’assoluta carenza di qualsiasi elemento di riscontro alle stesse».
In questo caso insomma secondo il giudice non c’è nessun elemento «che possa costituire riscontro alle dichiarazioni rese dal Furgiuele». Né è emerso in che modo le “segnalazioni” eventualmente provenienti da Trematerra e Oliverio abbiano avuto «efficacia determinativa causale» nella vicenda del comando del Barilaro, «non avendo neppure lo stesso Furgiuele riferito di comportamenti costrittivi posti in essere dagli imputati, ma solamente di alcune “indicazioni” più o meno cogenti in ragione della forza politica da cui provenivano».
Alla luce di «un quadro probatorio così lacunoso», e in assenza di ulteriori spunti investigativi, il giudice ha dunque deciso di pronunciare la sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Trematerra e Oliverio per non aver commesso il fatto.
Riguardo alla posizione di Franca Arlia, poi, il gup rileva come il materiale prodotto dalla Procura sia «equivoco e contraddittorio» quanto soprattutto alla sussistenza dell’elemento soggettivo del dolo. L’ex dirigente era infatti accusata di aver materialmente redatto gli atti del comando di Barilaro, ma lo stesso Furgiuele ha riferito nell’interrogatorio di aver “forzato” Arlia a emanare i provvedimenti contestati dopo che lei aveva manifestato delle iniziali rimostranze. (s.pelaia@corrierecal.it)

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