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Doppia preferenza, Pd pronto a scendere in piazza

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I dem provano a giustificare il tonfo in Aula. E propongono una grande mobilitazione. Oliverio: «Scelta anacronistica, ma la tenuta della maggioranza non c’entra»

E ora il Pd si prepara a scendere in piazza. È questa la mossa che i dem potrebbero mettere in campo in seguito all’affossamento della norma sulla doppia preferenza di genere. Tutti i consiglieri regionali del centrosinistra – a parte il “ribelle” Orlandino Greco, che ha votato contro la norma – hanno abbandonato i lavori dell’assemblea per convocare un incontro nel corso del quale è stata lanciata l’idea di una grande mobilitazione. E così il centrosinistra, ormai privo dei numeri per continuare a governare, prova ad appellarsi all’opinione pubblica per uscire dall’angolo e a giustificare il tonfo in Aula. La bocciatura della legge Sculco, dopo un’attesa durata quattro anni, è uno spartiacque nella legislatura, malgrado sia Oliverio sia gli altri vertici dem si siano affrettati a dire che il no alla norma non sia da collegare al governo della Regione, ma solo alle «regole del gioco».
Il primo a proporre la mobilitazione è stato il capogruppo del Pd Sebi Romeo: «Dietro le richieste del centrodestra c’è stato un tentativo dilatorio per portarci a spasso e non approvare la preferenza di genere, che loro non vogliono. Si è raggiunto un livello di ipocrisia così alto da non avere il coraggio di dire “votiamo contro”. Inutile il tentativo di dire che non c’è la maggioranza, perché le riforme si fanno insieme. Il Pd promuoverà una grande manifestazione di piazza, la cosa non finisce qui».
Per Carlo Guccione il Consiglio si è trovato di fronte all’«atteggiamento furbesco del centrodestra. È chiaro il tentativo di impedire l’allargamento del sistema democratico. Serve una forte mobilitazione perché siamo al punto di non ritorno: se si tornerà a votare con la legge attuale, il rischio è l’arretramento e la messa ai margini delle donne».
«Hanno cercato di fare ricadere la responsabilità su di noi. In commissione erano tutti d’accordo, poi hanno giocato con le donne: è stata una brutta pagina per il Consiglio e la Calabria», ha commentato il capogruppo de La Sinistra, Giovanni Nucera.
Tranchant anche Michele Mirabello: «Oggi si è celebrata la fiera dell’ipocrisia. Con la mobilitazione si deve ribadire che la Calabria vuole fare un salto nella normalità».
Giuseppe Giudiceandrea ha disegnato uno scenario preoccupante: «Potremmo trovarci a ricorsi e al futuro commissariamento del Consiglio. Bisogna applicare la normativa nazionale e smetterla con i giochetti al rialzo».
«Oggi – ha commentato la firmataria della legge bocciata, Flora Sculco – il consiglio regionale ha dato prova dell’incapacità di rispondere ai desideri dei calabresi. Dobbiamo continuare a percorrere questa strada sapendo che con noi ci sono tante donne e uomini calabresi».

OLIVERIO: «È SPIRITO DI CONSERVAZIONE» Il governatore, però, smentisce la presunta crisi della maggioranza: «Non ci si può nascondere dietro problemi di maggioranza. Lo stesso Greco ha detto di aver votato no perché non condivideva la legge. Lo schema maggioranza-minoranza non esiste».
Poi il presidente ha ribadito quanto già detto in aula: «Pagina negativa nella storia della Calabria. Negato agli elettori di esercitare il diritto di esprimere una preferenza di genere. È una posizione anacronistica legata a uno spirito di conservazione che non ha ragion d’essere, ma che è frutto di un approccio culturale che non è espressione dei cambiamenti in essere. Il Consiglio ha dimostrato di non essere in sintonia con le trasformazioni in atto nella nostra regione».

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