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Parità di genere, il Consiglio affossa la legge Sculco

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La minoranza si astiene e la maggioranza non trova i numeri per approvare la legge. Greco vota contro. Proteste delle associazioni. La consigliera crotonese: «Pagina buia per la Calabria». Oliverio: «Calabria non merita questa rappresentazione»

Il cavallo di Troia è stato l’astensionismo. La minoranza ha scelto la strategia del camuffamento per evitare responsabilità dirette e mettere il centrosinistra davanti a tutti i suoi guai. La maggioranza di Oliverio non è riuscita a trovare i numeri per approvare la legge Sculco sulla doppia preferenza di genere. Che dopo 4 anni di rinvii, discussioni e annunci, è stata definitivamente affossata in aula.
La norma, per essere approvata, aveva bisogno della maggioranza assoluta dei voti, pari a 16. Ne ha ottenuti solo 15, con 13 astenuti. Un solo voto contrario, peraltro ampiamente annunciato: quello di Orlandino Greco, ufficialmente ancora un consigliere di maggioranza.
Lo showdown è avvenuto quando Sebi Romeo (Pd) e Giuseppe Giudiceandrea (Dp) hanno chiesto il voto per appello nominale. A quel punto sono emerse con chiarezza tutte le posizioni. Blocco compatto della minoranza: hanno optato per l’astensione Gallo, Orsomarso, Tallini, Parente, Neri, Morrone, Arruzzolo, Gentile, Pedà, Pasqua, Nicolò, Scalzo ed Esposito.
Favorevoli solo Oliverio, Sculco, Bova, Aieta, Giudiceandrea, Nucera, Guccione, Romeo, Sergio, Irto, D’Agostino, Bevacqua, D’Acri, Mirabello e Battaglia.

PAGINA BUIA Molto amareggiata Flora Sculco: «È una pagina buia per la Calabria e il suo regionalismo. Ci si è nascosti dietro il voto di astensione».
Ancora più netto il governatore Oliverio: «È una scelta ottusa e regressiva. Oggi è stata scritta pagina una negativa, perché si rappresenta la Calabria per quello che non è, ovvero una regione arretrata e non al passo con i cambiamenti che a livello nazionale ed europeo sono già ampiamente in atto. Il Consiglio non ha il diritto di rappresentare così la nostra regione».
Il presidente ha anche avvertito la minoranza: «Non riuscirete a scaricare le responsabilità sulla maggioranza o su di me. Non sono contrario a valutare il voto disgiunto o riforme statutarie, però oggi non ci si può trincerare dietro la riforma generale della legge elettorale per non affrontare questo nodo». Oliverio ha ribadito ancora una volta che in gioco non c’era la tenuta della maggioranza, perché la doppia preferenza «fa parte delle regole del gioco» che appartengono a tutti.

Ha parlato apertamente di «sotterfugi» Romeo, che ha provato a far uscire allo scoperto la minoranza facendo un appello alla «verità» e alla «sensibilità dei consiglieri regionali», altrimenti «l’astensione è solo un modo per impedire la votazione della legge». Niente da fare.
«Ognuno si farà carico di questa responsabilità», ha commentato Guccione, che ha proposto di aprire un processo di rivisitazione di tutta la legge elettorale nel quale riprendere anche la norma sulla doppia preferenza.
«Non siamo contro le donne – ha ribadito Tallini (Fi) –, ma abbiamo una visione diversa di come si possano valorizzare. Il centrosinistra ha voluto strumentalizzare anche questa iniziativa». «Pianto del coccodrillo: la maggioranza sapeva di non avere i numeri e ha portato lo stesso la legge in aula», ha tagliato corto Gallo (Cdl).
È stata, secondo Giudiceandrea, la «cronaca di una morte annunciata, sono stati svelati alcuni giochetti e sono emersi i buoni e i cattivi».
«Il gioco è scoperto, è in atto un tentativo di mistificare la realtà e di buttarla in caciara: la verità è che la minoranza non voleva la preferenza di genere ma non ha il coraggio di dirlo», ha aggiunto Romeo, che ha chiesto l’interruzione dei lavori del Consiglio.
Greco ha infine provato a spiegare il suo voto contrario senza collegarlo alla sua appartenenza alla maggioranza: «La mia è una posizione personale. Le scelte politiche si fanno a viso aperto, senza strumentalizzazioni. Il mio è stato voto consapevole e preso in solitudine».
Associazioni femministe scatenate in aula e più volte richiamate all’ordine. A nulla è servita poi la macabra e poco riuscita provocazione di stamattina, quando due persone incappucciate hanno lasciato un manichino di donna senza testa e senza braccia davanti alla sede del Consiglio, probabilmente per sollecitare (con esiti controversi) l’ok alla norma. La doppia preferenza, però, ancora oggi non è legge. E forse non hai mai avuto nemmeno una possibilità.

DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE, MARIO OLIVERIO, A MARGINE DEI LAVORI ODIERNI DEL CONSIGLIO REGIONALE

 

“Oggi è stata scritta una pagina buia e triste per la Calabria, perché è stata rappresenta la nostra regione per quello che non è: come una regione arretrata, non al passo con i cambiamenti che a livello nazionale ed europeo sono già largamente in atto. Non nego che tutto ciò mi crea grande tristezza e lo dico aldilà delle appartenenze.

Nella seduta precedente del Consiglio regionale decidemmo di rinviare la decisione, accogliendo una richiesta venuta proprio dai banchi della minoranza, da cui ricevemmo anche di un impegno a lavorare ad una larga convergenza su questo tema. In quell’occasione l’opposizione si dichiarò in pieno accordo sulla preferenza di genere chiedendo, però, di inserire la “proposta Sculco” nel quadro di una proposta di riforma più complessiva della legge.  Per questo motivo è stato costituito un gruppo di lavoro di lavoro. Nella seduta del 12 marzo scorso, ci è stato chiesto un ulteriore rinvio di 15 giorni perché il gruppo di lavoro ancora non aveva definito la proposta complessiva. Siamo arrivati alla seduta odierna in cui apparso subito evidente che esisteva un problema politico. Non c’è stata la volontà politica di affrontare un tema fondamentale ed importante relativamente ad una proposta complessiva di riforma della legge elettorale. Né si può ricorrere a distinzioni manichee, facendo riferimento a maggioranze e a minoranze. Quando si costituì il gruppo di lavoro, infatti, lo si è fatto sulla valutazione convergente che le regole del gioco vanno scritte insieme, aldilà degli schemi precostituiti di maggioranza e minoranza. Nel rispetto delle regole del gioco.

D’altronde approvare questa proposta significava approvare una legge che stabilisce né più né meno che non ci possono essere nelle liste appartenenze ad un genere superiore al 60%. Una proposta che aveva, tra l’altro, come riferimento una legge nazionale che è stata approvata con il concorso convergente delle forze politiche diversamente collocate nel Parlamento italiano.

Oggi, quindi, è stato commesso un grave errore. Né si può tentare di scaricare sulla maggioranza o su Oliverio la non approvazione della legge. Pensarlo è profondamente ipocrita e sbagliato.

Io ho dichiarato la mia posizione nella prima seduta del Consiglio regionale, il 19 gennaio 2015, quando proposi la modifica dello Statuto che fu approvata non da una parte, ma con il voto largo dell’Assemblea regionale. Già in quell’occasione dissi che regole come quelle che riguardano lo Statuto vanno approvate con larghe convergenze. Ecco perché oggi non capisco la posizione di chi oggi si è astenuto, impedendo l’approvazione della legge. Nè ci si può trincerare dietro la riforma generale per non affrontare un nodo importante come quello sottoposto oggi al Consiglio regionale. Ci sono passaggi nelle vita delle istituzioni di fronte ai quali ripiegare, rinviare, astenersi, tergiversare, significa commettere un gravissimo errore.

Sono veramente dispiaciuto e deluso che il mio appello rivolto a tutti i singoli consiglieri di assumere una valutazione ponderata di fronte ad una legge che non faceva altro che mettere la Calabria al passo con le trasformazioni intervenute a livello generale, al pari di ciò che è avvenuto in molte realtà del Paese, non sia stato accolto.

La Calabria non merita di essere rappresentata come una terra regredita. Chi oggi si è assunto questa responsabilità, affossando un provvedimento innovativo, necessario sul piano culturale, al passo con i tempi che viviamo, dovrà darne ragione ai calabresi e a tutto il Paese”. f.d.

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