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C’È ARIA DI PROTESTA, SALVINI “SCANSA” LA PIAZZA DI REGGIO

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Gli unici ad avvicinarsi ai cittadini e ai tanti precari e lavoratori che chiedono di parlare sono il premier Conte e il ministro dell’Ambiente Costa, mentre Di Maio si farà vedere dopo la riunione del Cdm

Gli ex lsu-lpu in attesa di stabilizzazione da 22 anni, i vigili del fuoco precari, i lavoratori delle strutture psichiatriche del Reggino che rischiano di perdere il lavoro e poi attivisti di associazioni e comitati che hanno molte cose da dire al governo. Dopo una mattinata di presidio sono in pochi i manifestanti rimasti a protestare di fronte alla Prefettura, ma rimangono combattivi. E arrabbiati. Urlano che la riunione del Consiglio dei ministri a Reggio non è che una passerella, pretendono di essere ascoltati. Ma gli unici ad avvicinarsi a loro sono il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

SALVINI IGNORA LA PIAZZA Tutti gli altri si infilano veloci in Prefettura, incluso Matteo Salvini.La folla lo reclama a gran voce, molti lo coprono di fischi, ma il ministro dell’Interno si limita a far segno che si avvicinerà dopo. Promessa che non ha mantenuto. Complice la grana giudiziaria del suo sottosegretario Armando Siri, Salvini preferisce dribblare folle e microfoni e al termine del Consiglio dei ministri scivola via dall’uscita laterale, ignorando la piazza.

DI MAIO AI PRECARI: «DOBBIAMO FARE LE DEROGHE» Inizialmente ignora la folla anche il vicepremier Luigi Di Maio, l’ultimo ad arrivare. Cartellina sotto il braccio, a stento guarda la piazza prima di entrare, con gran delusione dello sparuto gruppo di attivisti M5S che con un paio di bandiere del Movimento sono arrivati fin da Roccella Jonica per acclamare i “loro” ministri. Per ore però sono riusciti solo a battibeccare con i manifestanti presenti in piazza per protestare. Per vedere il “loro” vicepremier hanno dovuto aspettare la fine del Consiglio dei ministri. Mentre Conte e la ministra Grillo comunicavano i provvedimenti approvati, Di Maio si è presentato ad una piazza che chiede sostanzialmente lavoro e diritti. Li rivendicano gli lsu-lpu precari da sempre, i vigili del fuoco illusi con una stabilizzazione mai arrivata da Salvini, gli operatori delle strutture psichiatriche.

SPERANZE PER GLI LSU-LPU, PER I VIGILI «COMPETENZA DI SALVINI» Di Maio ascolta, valuta, ma per ognuno la risposta è diversa. Agli Lsu-Lpu assicura «Noi abbiamo messo le voci in bilancio. Adesso dobbiamo fare le deroghe perché altrimenti non si riescono a fare le assunzioni. Quello che vi dico è che abbiamo tempo fino ad ottobre 2019. Lo so che non avete tempo voi. Sappiamo bene che dobbiamo risolvere questa vicenda. Ci sono dei decreti in discussione tra i quali quello sulla crescita e lì dentro possiamo mettere delle norme». I precari dei vigili del fuoco, invece si dovranno rivolgere a Salvini. «È di sua competenza – dice il vicepremier, che però assicura – gli rappresenterò le vostre richieste». Un altro modo per marcare la differenza fra le due anime del governo, arrivato a Reggio Calabria da separate in casa e impegnato a litigare a distanza sull’affaire Siri.

IL SIPARIETTO CON GLI LSU-LPU La questione è certamente seria e «oggettivamente difficile» come ammette dallo stesso Conte, ma il siparietto del presidente del Consiglio con gli ex lsu-lpu qualche sorriso lo strappa. Il premier si avvicina al presidio dei precari e dialoga con un sindacalista dell’Usb, Aurelio Monti, che gli spiega che sono proprio gli ex lsu-lpu a tenere in piedi i servizi di moltissimi Comuni. «C’è bisogno di un intervento da parte vostra – dice Monti al premier – per risolvere una volta per tutte questa vertenza». Ma mentre il sindacalista elenca i provvedimenti di cui ci sarebbe bisogno per dare risposte ai 4500 precari calabresi, Conte lo interrompe e chiede: «Qualcuno ha fatto domanda per avere il reddito di cittadinanza?». La risposta è ovvia: «Non lo possiamo fare perché abbiamo un contratto a tempo determinato». Un contratto che scade ad ottobre, «dopodiché rischiamo di andare tutti a casa». E Conte non può che ammette: «Ah, già, giustamente».

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