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ROCCELLA JONICA: NATALINA PAPANDREA, C’È UN SOSPETTATO

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17 Mesi trascorsi dalla misteriosa scomparsa. 7 Gli anni della figlioletta «Chiede ancora di lei»

Indagini a una svolta? A breve potrebbero emergere novità investigative di un certo interesse, anche inquietanti, sulla misteriosa scomparsa della 43enne roccellese, Natalina Papandrea, la mamma di una bambina di 7 anni della quale non si hanno più notizie da circa un anno e mezzo. La Procura di Locri, infatti, in virtù delle indagini fin qui svolte dai carabinieri della Stazione di Roccella diretta dal luogotenente Francesco Nanni, avrebbe iscritto nel registro degli indagati una persona. Si tratterebbe di un insegnante in pensione, residente in una cittadina della Locride non lontana da Roccella. Nei confronti dell’indagato si ipotizzano i reati di “omicidio e occultamento di cadavere”.

A fornire, però, certezze più concrete agli investigatori dei carabinieri e ai magistrati della Procura di Locri saranno i risultati delle analisi effettuate dai carabinieri del Ris di Messina all’interno dell’auto, per diverso tempo posta sotto sequestro, di proprietà dell’indagato. Altri rilievi ritenuti importanti dagli investigatori potrebbero arrivare dalle perquisizioni fin qui compiute in alcune abitazioni, tra cui quella dell’indagato, ora al vaglio degli esperti della “Scientifica”.

«Non ho mai pensato, né creduto, che mia sorella Natalina, se ne sia andata di casa senza fare più ritorno volontariamente o, addirittura, si sia suicidata gettandosi in mare. Lei ha sempre amato la vita e la sua famiglia e, soprattutto, la sua bambina, non l’avrebbe mai abbandonata così. Ecco perché continuo a ritenere che dietro questa tristissima e dolorosissima vicenda che alla mia famiglia sta provocando angosce e paure di ogni genere, si nascondano verità diverse e probabilmente brutte. Spero, però, che gli inquirenti ci facciano sapere al più presto qualcosa di concreto. Non ritengo possibile che una persona possa sparire così nel nulla. Io e la mia famiglia lotteremo sempre finché non sapremo la verità su questa storia». A parlare così, con gli occhi bagnati di lacrime, è Marianna Papandrea, dipendente del Comune di Roccella, sorella maggiore di Natalina. Lei e gli altri familiari sono ovviamente a conoscenza della possibile svolta alle indagini e dell’iscrizione nel registro degli indagati di una persona.

Di Natalina, nonostante le prolungate indagini compiute dai carabinieri, gli appelli della famiglia, delle istituzioni e delle associazioni cittadine, non si hanno notizie dal 17 novembre 2017. Neppure la trasmissione della Rai “Chi l’ha visto?” è riuscita, in più occasioni, a fare luce sulla incresciosa vicenda. A nulla, inoltre, sono finora serviti gli appelli a fare luce sulla misteriosa scomparsa della donna, lanciati nel corso di alcune manifestazioni pubbliche e fiaccolate lungo le vie della cittadina o le iniziative fin qui fatte anche con striscioni attaccati allo stadio e magliette con sopra scritta la frase “Aiutateci a trovare Natalina Papandrea”, indossate spesso la domenica dai giocatori del Roccella Calcio prima delle gare del campionato di Serie D.

«Natalina – ci ha detto ancora la sorella maggiore Marianna – era una persona tranquilla, educata e disponibile, e frequentava anche un gruppo di preghiera di Roccella Ha sempre amato, come tutte le mamme, in modo profondo la sua bambina. Conoscendola molto bene non avrebbe, per qualsiasi ragione al mondo, mai abbandonata la sua piccola ecco perché, sin dall’inizio di questa triste storia, né io, né i miei familiari, abbiamo mai creduto all’allontanamento volontario di mia sorella. Essendo molto abitudinaria – ha aggiunto Marianna Papandrea – tutte le mattine, poco dopo l’alba, usciva per andare a camminare sul lungomare per poi, poco dopo le 7, tornare a casa per preparare la figlia e accompagnarla a scuola. Quel maledetto 17 novembre Natalina non è tornata a casa. Ho sempre pensato che quel giorno a mia sorella sia successo qualcosa di grave, di brutto».

Il sospetto, insomma, è che Natalina Papandrea quel giorno sia stata, con l’inganno o con la forza, prelevata da qualcuno e poi, dopo un breve periodo in cui sarebbe stata segregata in qualche posto, uccisa e il suo corpo fatto sparire. Ma perché tutto questo possibile orrore?

Il giorno dopo la sparizione, in un tratto di spiaggia che costeggia, a sud della cittadina, il lungomare dove Natalina Papandrea tutte le mattine andava a passeggiare, i carabinieri hanno trovato l’ombrello che la donna, uscendo di casa la mattina del 17 novembre del 2017, si era portato dietro.

Come ha, infine, raccontato la sorella maggiore Marianna, «Natalina prima di tornare, circa 7 anni fa a Roccella, suo paese d’origine, e stare insieme alla sua famiglia, aveva vissuto per oltre 15 anni a Milano, città da lei molto amata e nella quale, tra l’altro, aveva conosciuto il padre della sua bambina. Dopo il parto, però, la loro relazione si era interrotta per cui, a distanza di appena un mese dalla nascita della figlia, aveva deciso di tornare da noi in Calabria insieme alla sua piccola. La bambina ogni giorno ci chiede, nell’innocenza dei suoi 7 anni, quando tornerà a casa la sua mamma».

ANTONELLO LUPIS (Gazzetta del Sud)

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