SALVINI A SAN FERDINANDO: «PROMESSA MANTENUTA, USATE LE RUSPE»

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Il ministro dell’Interno in diretta social dalla baraccopoli. «C’erano infiltrazioni mafiose, spaccio e prostituzione. Ma il problema non è risolto definitivamente. In Calabria per sanità e lotta alla ‘ndrangheta»

«Mi ricordo quando sono venuto l’altra volta, sembrava una favela di immigrati. Abbiamo promesso pulizia, abbiamo fatto pulizia». Matteo Salvini visita la vecchia baraccopoli abbattuta a San Ferdinando e si (auto)elogia: «Io vi ripago con l’impegno e col coraggio».
La visita del vicepremier si discosta, nella fase iniziale, da quella dell’anima Cinquestelle del governo. Una divisione che abbraccia temi diversi, diverse sensibilità e fasce dell’elettorato: al M5S (con il ministro Giulia Grillo in prima linea) tocca la sanità, al ministro dell’Interno (al solito) l’immigrazione. E anche un passaggio sulla lotta alle mafie: «Oggi la lotta alla ‘ndrangheta la facciamo senza essere qua, anche da Roma o da Milano».
Che gli alleati del contratto di governo non siano in perfetto accordo lo prova anche la notizia di giornata (l’inchiesta sul leghista Armando Siri per corruzione). Salvini risponde alle critiche: «Quando c’era da essere giustizialisti nei confronti della Raggi il M5S ha deciso di tenerla lì».
Ma protagonista è la baraccopoli: «Ho alle mie spalle quello che rimane di una baraccopoli teatro di scontri, morti, feriti, incidenti. C’era infiltrazioni malavitose, spaccio di droga, prostituzione: avevamo promesso di usare le ruspe e così abbiamo fatto. Abbiamo svuotato anche le tende. Prima c’erano 1500 stranieri, molti irregolari, ora sono meno della metà. L’obiettivo è arrivare a zero». Salvini – che “sorvola” sul migrante morto nella nuova tendopoli, il 32enne senegalese Sylla Noumo – continua: «Il problema non è risolto definitivamente. Molti abusivi sono tornati al loro paese o sono andati in altri paesi europei. Certo non posso offrire casa e lavoro a tutti gli stranieri che mi chiedono un aiuto perché casa e lavoro non ce l’hanno nemmeno i calabresi. Oggi siamo in Calabria per occuparci di sanità e lotta alla mafia». Riguardo alla sanità, Salvini a colloquio con i giornalisti ha spiegato: «Qui ci sono responsabilità enormi che vanno accertate e colpite perché è inaccettabile che migliaia e migliaia di cittadini calabresi e del Sud vadano a curarsi al Nord».
Il vicepremier si è soffermato anche sul tema del porto di Gioia Tauro: «A me interessa che qui, nel porto di Gioia Tauro, vengano salvaguardati i posti di lavoro. Occorre rilanciare il porto che è la prima emergenza sul tavolo. Questo perché chi ha governato in passato qui ha fatto degli errori».

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