Soverato (CZ) – Gli alabardieri-bambini di Badolato?… Ricordano i giannizzeri turchi, dice il filosofo Salvatore Mongiardo

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Durante le interminabili processioni della Settimana Santa di Badolato, in provincia di Catanzaro, oltre ai più classici soldati romani, c’è un nutrito drappello di alabardieri-bambini (anche se da qualche anno è invalso l’inappropriato uso di affidare i loro vestimenti pure a giovanissimi barbuti). La caratteristica degli alabardieri è che hanno un abbigliamento metà femminile (pizzi, sottane, mutandoni, nastri, fiori anche sull’elmo e fazzolettini da cicisbeo settecentesco ad una mano) e metà militare (alabarda, corazza ed elmo anche se bene infiorato). Ovviamente tali alabardieri-impuberi hanno l’atteggiamento tenero dei bambini e non il ghigno guerriero dei soldati romani, ben rappresentato dai giovani badolatesi.
Domenico Lanciano (bibliotecario comunale di Badolato negli anni della vicenda del “paese in vendita” 1986-88 di cui è stato promotore) aveva scritto (31 anni fa) sul settimanale “il piccolissimo” (allora edito da Rubbettino e diretto da Vincenzo De Virgilio e Moisé Asta a Catanzaro) l’ipotesi che gli alabardieri-bambini fossero un retaggio del platonico “androgino” per simboleggiare religiosamente l’equilibrio dell’anima umana (un po’ femminile e un po’ maschile come poi ha evidenziato la psicanalisi ottocentesca, specie freudiana).
Adesso, il filosofo di Soverato (CZ) Salvatore Mongiardo ipotizza il fatto che gli alabardieri badolatesi possano essere riferibili ai giannizzeri turco-ottomani. A tale proposito, ha rilasciato la seguente dichiarazione, che qui di seguito si trascrive ad ogni buon fine ma anche con la speranza che il dibattito (cui tutti possono partecipare) sugli alabardieri-impuberi di Badolato continui per cercarne le più attendibili e significative origini.
<<L’amico Mimmo Lanciano mi ha chiesto di trovare una spiegazione convincente ai cosiddetti alabardieri che nella processione del Sabato Santo di Badolato sfilano con i soldati romani vicini al Cristo che porta la croce. Mimmo aveva notato la strana foggia dei vestiti femminili su ragazzini imberbi armati di lancia ed elmo con pennacchi, mentre l’elmo romano è con criniera. Egli aveva avanzato l’ipotesi che alla base di questi bimbi-soldati ci fosse un tentativo di rappresentare l’androgino, la figura platonica di uomodonna, cosa di cui però non era convinto. Mi ha anche mandato delle foto dei soldati-bambini, avversi a Cristo che scortano in aggiunta ai romani.
La mia ipotesi, nella quale combaciano tutti gli elementi descritti, è che si tratti di giannizzeri. Verso il 1380 il sultano Orhan I infoltì le file dei giannizzeri, la sua guardia del corpo, raccogliendo nelle comunità cristiane i loro figli più robusti tra i 6 e i 9 anni per addestrarli alla vita militare appunto come giannizzeri.
In rete ci sono molte immagini che rispecchiano fedelmente la foggia del vestire femminile e i pennacchi sugli elmi dei giannizzeri molto simili alle foto che Mimmo mi ha mandato. Questa foggia e uso possono essere arrivati a Badolato perché Gaspare II Toraldo, barone di Badolato, finanziò l’armatura di tre navi e partecipò alla battaglia di Lepanto nel 1571. Prima ancora, egli aveva sbaragliato un’incursione di Turchi tra Badolato e Monasterace, come mi ha confermato Vincenzo Squillacioti. E’ probabile che alle sue orecchie fosse giunta notizia dei bimbi arruolati forzatamente per diventare giannizzeri. Essi, diventati islamici, erano nemici di Cristo e al pari dei romani suoi persecutori. Anche le due figure femminili con alabarde e orecchini nella chiesa del convento francescano potrebbero avere la stessa origine. >>

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