11 MAGGIO AL SANTUARIO NOSTRA SIGNORA DELLO SCOGLIO: UN EVENTO SPECIALE E INDIMENTICABILE PRESIEDUTO DAL VESCOVO OLIVA

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Migliaia le persone, accorse, da ogni parte del mondo, sabato undici maggio, a Santa Domenica di Placanica, al santuario diocesano  Nostra Signora dello Scoglio, fondato da Fratel Cosimo Fragomeni. Solenni e suggestive le funzioni che hanno avuto luogo nel rinomato luogo di fede, presiedute, come sempre, dal Vescovo della Diocesi di Locri – Gerace, monsignor Francesco Oliva e animate, quest’anno, alla presenza del comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, colonnello Giuseppe Battaglia, dai bravissimi componenti della Scuola Allievi Carabinieri di Reggio Calabria, diretta dal colonnello Nicola Lorenzon. Accanto a loro, il comandante del Gruppo Carabinieri di Locri, colonnello Gabriele De Pascalis e il comandante della Compagnia di Roccella, capitano Carmelo Beringheli. A dirigere il coro, il tenente Manuel Grasso.

Il Prefetto, dr. Michele di Bari, con il vescovo Oliva e Fratel Cosimo

 “Quest’anno è il 51° anniversario della prima apparizione della Vergine Santissima Immacolata Concezione” – ha espresso il coordinatore generale del Santuario, il dott. Giuseppe Cavallo. Tutto cominciò’, infatti,  l’11 maggio del 1968. Fratel Cosimo, all’epoca giovane contadino, stava rientrando a casa, con gli occhi bassi, curvo, portando sulle spalle un fascio d’erba. Il proprio sguardo, passando dinnanzi allo Scoglio, venne attratto, come da una forza invisibile, verso lo stesso e qui vide una gran luce. Quindi, sentì una voce, e intravide una ragazza bellissima. «Non aver paura, vengo dal Paradiso,” – le disse la giovane donna – “Io sono la Vergine Immacolata, la madre del Figlio di Dio; sono venuta a chiederti di costruire qui una cappella in mio onore. Io ho scelto questo luogo, qui voglio stabilire la mia dimora e desidero che da ogni paese si venga qui a pregare». L’apparizione si ripeté per quattro giorni: «Non ti mancheranno tribolazioni e sofferenze; non ti scoraggiare, io sarò con te e ti sosterrò con la mia mano; il Signore vuole farti strumento del suo amore, per la salvezza delle anime», così il secondo giorno. E il 13 maggio la Madre di Dio aggiunse: «Ti chiedo il favore di trasformare questa valle; qui desidero un grande centro di spiritualità, dove le anime troveranno pace e ristoro. In questo luogo, Dio vuole aprire una finestra verso il cielo; qui per la mia mediazione, vuole manifestare la sua misericordia». La quarta apparizione del 14 maggio sembra un’eco dei messaggi ai pastorelli di Fatima: «Se gli uomini si convertiranno, si pentiranno dei loro peccati, si confesseranno,si avvicineranno  a Dio e lo ameranno con tutto il cuore, Dio si avvicinerà a loro e li accoglierà nella sua casa». E il ciclo di incontri si conclude con l’impegno di una vita: «Ecco il mio rosario, esso sia la tua preghiera quotidiana, offrilo al mio Cuore immacolato per la conversione del mondo, il trionfo del Regno di Dio, la pace delle nazioni e la salvezza dell’umanità».

Un santuario mariano importante come testimoniano le file interminabili di persone presso i confessionali, con i sacerdoti che dispensano il prezioso sacramento della riconciliazione, a cominciare dal sacerdote padre Raffaele Vaccaro, rettore del santuario.  L’intenso programma liturgico, che ha avuto inizio già da giorno 10 maggio, con l’atto di affidamento dei bambini a Nostra Signora dello Scoglio, curato dal Vescovo,  è proseguito, ininterrottamente, anche nelle ore notturne, e, nel primo pomeriggio di sabato è culminato con: l’evangelizzazione di Fratel Cosimo, la solenne concelebrazione eucaristica, presieduta dal Vescovo e animata dal coro della Scuola allievi Carabinieri di Reggio Calabria, la processione con il Santissimo Sacramento, la preghiera di intercessione di Fratel Cosimo, per gli ammalati e i sofferenti e la benedizione eucaristica. Un evento speciale che ha contato, anche, su presenze speciali, a cominciare da quella dell’ex Prefetto di Reggio Calabria e oggi Capo del Dipartimento Nazionale, per le Libertà Civili e l’Immigrazione, del Ministero degli Interni, il dottor Michele di Bari. Un uomo di altissimo livello culturale e spirituale, che con le sue eloquenti parole di saluto ha illuminato l’imponente assemblea ed è stato omaggiato, da Fratel Cosimo, di un bellissimo quadro di Nostra Signora dello Scoglio. Presenti, anche, il questore di Catanzaro, la dottoressa Amalia di Ruocco, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Flavio Urbani e il comandante del Gruppo di Locri, il colonnello Nicola Sportelli. Anche la Capitaneria di Porto di Roccella, con il proprio comandante,tenente di vascello Giuseppe Rolli, non ha voluto perdere questo speciale evento. L’ordine pubblico, su disposizione del questore, il dottor Maurizio Vallone, è stato ottimamente coordinato dal dirigente del Commissariato di Siderno, dott. Antonino Cannarella. Efficiente ed efficace, poi, la presenza di tanti volontari, dalle guardie giurate della Sicurpiana, diretta da Gino Muratori, aalla Croce Rossa della Riviera dei Gelsomini, presieduta dalla dottoressa Concetta Gioffrè, dall’associazione di protezione civile di Caulonia, diretta da Giuseppe Timpano e di Camini, guidata da Giulia Passerelli, alle Guardie Ecozoofile cauloniesi, comandate da Giuseppe Panetta e Gianpiero Vigliarolo. Presente, anche un gruppo della Misericordia di Verzino (KR) il cu governatore è Carmine Novello. Importante il lavoro compiuto dagli operai del Consorzio di Bonifica, presieduto da Arturo Costa e degli operai del Comune di Placanica e di Caulonia. Il sindaco Condemi, primo cittadino a Placanica, in particolare, si è speso a 360° per garantire la riuscita della manifestazione. Diversi i sindaci presenti e la delegata della Città Metropolitana, Caterina Belcastro. Incessante ed encomiabile l’opera dei volontari del santuario, ormai veterani ed esperti. Da evidenziare che, nel corso della cerimonia del pomeriggio, il postulatore e sacerdote don Cristofaro Bialowas, venuto appositamente dalla Polonia, con un gruppo di pellegrini, ha detto che sono sorti e stanno sorgendo decine di gruppi di preghiera, dedicati a Nostra Signora dello Scoglio, oltre che in Polonia, Ucraina e Russia, anche in Kazakistan e in altre Nazioni limitrofe. Il sacerdote polacco ha omaggiato Fratel Cosimo di un reliquiario che andrà a contenere le reliquie di primo grado di San Giovanni Paolo II°, già custodite all’ìnterno del Santuario Mariano, poiché, come si ricorderà, ritirate a giugno dell’anno scorso dal vescovo di Locri, assieme al sindaco di Placanica e al dottor Cavallo.

Di seguito, riportiamo, l’omelia di Sua Eccellenza il Vescovo, monsignor Francesco Oliva, del 10 e 11 maggio e la catechesi di Fratel Cosimo, dell’undici maggio.

 Diversi sono i motivi che ci vedono oggi riuniti in questa assemblea liturgica allo Scoglio. Siamo in tanti acontinuare il cammino di devozione mariana, iniziato 51 anni fa questo luogo, divenuto Santuario di N.S. dello Scoglio. Un luogo che ci fa incontrare Maria, ci mostra il volto di questa madre che non smette di cercarci e di recuperarci, di risanare le nostre ferite, di ricondurci al Figlio, che oggi il Vangelo di Giovanni presenta come il Pastore, il pastore bello che vuole continuare con noi una relazione di familiarità ed amicizia.

E’ una relazione fatta di ascolto: senza ascolto non c’è incontro, viene meno ogni possibilità di dialogo e di riconoscimento. Penso all’ascolto nella Chiesa: ascolto anzitutto di Dio e della sua Parola, ascolto dei pastori, ascolto della voce che risuona dentro il nostro cuore, nella nostra coscienza. Penso all’ascolto nella famiglia: quello del marito e della moglie, dei figli, dei genitori. Penso all’ascolto di quanti soffrono nel corpo e nello spirito. Penso all’ascolto dell’uomo del nostro tempo alla ricerca di un senso della vita.

E’ una relazione quella tra Gesù ed i suoi fatta di sequela: “le mie pecore ascoltano la mia voce e mi seguono”. Seguire  Gesù è una scelta radicale, una scelta di vita, radicata nell’amore: “Io do la vita per le pecore”. Gesù non è un mercenario, che si serve del gregge e proprio perché le pecore non gli appartengono, non ha alcuna relazione personale con esse e si disinteressa di loro (Gv 10, 12-13), le sfrutta e toglie loro la vita; nel pericolo non le protegge. Il buon pastore al contrario dà la vita per le pecore, perché le appartengono e le ama. Dona la vita eterna, quella vita che viene dal Padre.

In questa IV Domenica di Pasquasi celebra la Giornata mondiale delle vocazioni. Anche la vocazione nasce dall’ascolto della chiamata di Dio che avviene nel profondo del proprio cuore. Ma non ci può essere risposta vera a questa chiamata se manca l’amore, se manca la capacità di saper rischiare. Solo chi ama veramente Dio e si fida di lui è capace di seguirlo, di divenire suo discepolo. La crisi delle vocazioni è soprattutto una crisi di amore. Se non c’è amore non è possibile seguire il Signore, dare la propria vita.

La vocazione, che nasce dalla chiamata del Signore, “è un invito – come dice papa Francesco – a non fermarci sulla riva con le reti in mano, ma a seguire Gesù lungo la strada che ha pensato per noi, per la nostra felicità e per il bene di coloro che ci stanno accanto.Naturalmente, abbracciare questa promessa richiede il coraggio di rischiare una scelta. I primi discepoli, sentendosi chiamati da Lui a prendere parte a un sogno più grande, «subito lasciarono le reti e lo seguirono» (Mc 1,18). Ciò significa che per accogliere la chiamata del Signore occorre mettersi in gioco con tutto sé stessi e correre il rischio di affrontare una sfida inedita; bisogna lasciare tutto ciò che vorrebbe tenerci legati alla nostra piccola barca, impedendoci di fare una scelta definitiva; ci viene chiesta quell’audacia che ci sospinge con forza alla scoperta del progetto che Dio ha sulla nostra vita. In sostanza, quando siamo posti dinanzi al vasto mare della vocazione, non possiamo restare a riparare le nostre reti, sulla barca che ci dà sicurezza, ma dobbiamo fidarci della promessa del Signore” (Papa Francesco, Messaggio per la GMV 2019).

In Maria abbiamo il modello di ogni vocazione: Lei è la donna che ha risposto fedelmente alla chiamata di Dio. GuardiamoMaria. Lei non manca di mostrarsi. Lo fa anche qui mentre l’invochiamo: “La sua missione non è stata facile, eppure lei non ha permesso alla paura di prendere il sopravvento. Il suo “è stato il “sì” di chi vuole coinvolgersi e rischiare, di chi vuole scommettere tutto, senza altra garanzia che la certezza di sapere di essere portatrice di una promessa” (Ivi).

Ricordo a me e a ciascuno di voi: siamo tutti portatori di unprogetto d’amoredi Dio. Maria ha corrisposto con coraggio: le tante difficoltà incontrate non sono state per lei un motivo per dire “no” al Signore. Penso alle difficoltà presentatesi a Maria nella relazione con Giuseppe, suo promesso sposo. Ma Dio non l’ha lasciata sola, ha fatto la sua parte con Giuseppe, l’uomo giusto,che, illuminato dallo Spirito, ha compresoche quanto accadeva in Lei era opera di Dio. E così ha accettato il suo piano.

In questa Giornata di preghiera per le vocazioni, chiediamo al Signore di farci scoprire il suo progetto sulla nostra vita, sui giorni che ci restano e di donarci il coraggio di rischiare sulla strada che Egli da sempre ha pensato per noi.

A Te Maria, Nostra Signora dello Scoglio,

Madre del buon Pastore,

ci affidiamo in questo giorno di grazia,

uniti nella fedeltà al Pastore buono

che rifulge della bellezza che è in Te.

O Madre, volgi il tuo sguardo su di noi,

sui ragazzi e sui giovani, sugli anziani e malati,

accoglili sotto tua protezione

Donaci il coraggio di osare e rischiare la nostra vita

sia un dono ed un’offerta per il bene della nostra umanità. Amen!

Dopo aver invitato tutti a elevare un’Ave Maria alla Mamma celeste, Fratel Cosimo ha detto:

Carissimi fratelli e amici, pellegrini devoti della Santa Vergine Nostra Signora dello Scoglio, sono lieto di rivolgere a voi tutti dal profondo del cuore un cordiale e affettuoso saluto nel nome santo e glorioso di Gesù Cristo il Signore. Siate tutti benvenuti in questa povera valle di Santa Domenica, oasi di pace e di ristoro, come ebbe a definirla la Vergine Santissima nell’ormai lontano 11 Maggio dell’anno 1968 nella sua celeste visita. Oggi in questo cinquantunesimo anniversario, provo un’immensa gioia e allo stesso tempo una profonda emozione nel vedere la vasta spianata dello Scoglio benedetto gremita di migliaia e migliaia di pellegrini, provenienti non solo dall’Italia ma anche dall’estero, mi viene da dire spontaneamente: questa immensa folla, che in questo momento si presenta alla vista dei miei occhi, non è altro che il grande e devoto popolo di Nostra Signora, venuto a rendere omaggio alla Madre di Dio nel giorno memorabile in cui Ella visitò questo povero lembo di terra. Permettetemi di dire: da oltre mezzo secolo, ai piedi di questo umile Scoglio, per la presenza della Santa Vergine, gli smarriti di cuore, i disperati, gli sconsolati, gli afflitti, ritrovano il senso della vita, la consolazione, la pace della mente e del cuore. La Madonna ha designato questo piccolo e quasi insignificante Scoglio, per trasformarlo nel simbolo potremmo dire del suo candore indescrivibile e del suo sconfinato amore di Madre, per quanti sentono l’esigenza di ritrovarsi qui ai suoi piedi, di stringersi al suo cuore, di invocarla con forza, perché faccia sentire ancora su tutto il mondo, la sua soave e benefica voce, avvolga l’intera umanità col suo amorevole sguardo, e la sollevi con la sua misericordiosa e materna mano. Oggi, in questo giorno di grazia e di benedizione del cielo, vogliamo affidarci alla Madonna, perché sia Lei la guida della nostra vita, la guida sicura che ci condurrà sempre più nella via della preghiera, e ci indicherà la strada della conversione vera e sincera, per fare di Gesù Cristo suo Figlio, il centro del nostro cuore, il centro della nostra vita, il centro della nostra esistenza. Nel nostro cammino di fede dobbiamo cercare di conformarci sempre più pienamente a Cristo, dobbiamo in un certo qual modo somigliare a Lui, e in questo nostro cammino di conformazione,non pensiamo di essere soli, perché con noi c’è Lei, la Vergine Maria, Madre di Gesù e Madre nostra. E in compagnia della Vergine Maria ogni giorno che passa siamo chiamati a contemplare il volto di Gesù Cristo, per scoprire e avere in noi i suoi stessi sentimenti, come dice San Paolo nella sua Lettera ai Filippesi. La Vergine Santa, se vogliamo, vive pienamente in Gesù Cristo suo Figlio, e in funzione di Cristo Ella ci sprona a fare altrettanto nella nostra vita. Se noi ci lasciamo condurre dal suo amore di Madre, arriveremo di certo all’unione con Cristo Salvatore, in maniera sicura e più veloce. Lei, la Vergine tutta Santa, indica oggi a ciascuno di noi, e a ogni uomo e a ogni donna, di seguire Gesù Cristo, via, verità e vita. Ma seguirlo in che modo? Attraverso il suo insegnamento evangelico. Ora con questi sentimenti vogliamo prestare attenzione al Vangelo di Giovannic. 10 dal v. 27 al v. 30. “In quel tempo Gesù disse: “Le mie pecore ascoltano la mia vocee io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola”. Fratelli e sorelle, nello stesso capitolo dieci del Vangelo di Giovanni al v. 11, Gesù si definisce come il Buon Pastore, che dà la vita per le sue pecore. Nei pochi versetti che abbiamo appena ascoltato Egli dice: “Le mie pecore conoscono la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”. Gesù, in qualità di Pastore buono, oggi per mezzo del Vangelo ci dice ciò che Egli fa per le sue pecore, e cioè che dà loro la vita eterna, le guida nel cammino e le tiene al riparo nella sua mano, perché ascoltano la sua voce e allo stesso tempo lo seguono. Miei cari, ascoltare e seguire Gesù, è proprio questa la giusta risposta che ciascuno di noi deve dare al suo grande e misericordioso amore. Oggi, se vogliamo, Gesù Cristo ci viene incontro e ci offre la vera vita. Abbiamo udito cosa dice Gesù nel Vangelo: “Io do loro la vita eterna”. Possiamo considerarci “fortunati”, noi tutti che seguiamo Gesù Cristo. Nel Salmo 100 al v. 3 sta scritto così: “Egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo”. Ecco perché siamo fortunati, perché apparteniamo a Dio e facciamo parte del suo gregge. Il Signore Gesù ci chiama ogni giorno a seguirlo, ad andare dietro a lui. Egli ci ha fatto sperimentare la gioia del cuore e la bellezza della vita, se vogliamo chi segue Gesù non ha mai la possibilità di annoiarsi o come spesse volte sentiamo diredai ragazzi o anche dai giovani di “scocciarsi”. Nei versetti del Vangelo che abbiamo ascoltato Gesù dichiara in modo inequivocabile, che nessuna pecora che appartiene a Lui perirà mai, cioè non si perderà mai. Dunque le vere pecore di Gesù Cristo ascoltano la sua voce. La ascoltano quando il Vangelo viene predicato, edi conseguenza rispondono con la fede nel Signore Gesù. E non solo ascoltano la sua voce ogni giorno, ma ubbidiscono alla sua parola, come ebbe a dire Gesù in altra circostanza: “Beati quelli che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica”. Il Signore Gesù conosce le sue pecore, le conosce ad una ad una per nome. Nessuna, proprio nessuna sfugge alla sua attenzione. Nessuna di loro si perde per una svista, o per una disattenzione del Signore. Le vere pecore se vogliamo, seguono sempre Gesù Cristo, innanzitutto esercitando la fede in Lui, e poi camminando con Lui in ubbidienza. Gesù Cristo, abbiamo detto, è il Buon Pastore, e lo è per due motivi: primo perché Egli è disposto a dare la vita per il suo gregge; secondo perché le pecore abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza, e proprio per raggiungere tale scopo, dà la vita per le sue pecore. Miei cari, Gesù conosce abbastanza bene le sue pecore. In fondo, uno è capace di dare la propria vita per un altro, soltanto se lo ama davvero, dopo averlo conosciuto personalmente. Fratelli e sorelle, l’amore di Gesù per il suo gregge non conosce limiti, ma abbraccia tutti gli uomini e le donne. Gesù Cristo è e rimane per sempre il Pastore buono, inviato dal Padre, venuto a noi per riunire il gregge di Dio, e portarlo alla salvezza. Le pecore dunque siamo noi, e lo scopo del Signore nel venire sulla terra è quello di difenderci dal nemico, cioè, dal diavolo, il quale come dice la Scrittura, non viene se non per rubare, uccidere e distruggere. Cerchiamo miei cari, di non lasciarci ingannare dal nemico, ma di seguire sempre il nostro Pastore Divino, Gesù Cristo, il Figlio di Dio, Colui che è venuto sulla terra non solo per difenderci dal nemico, ma anche per darci pienezza di vita, cioè vita in sovrabbondanza. Voglia la Vergine Santissima, Nostra Signora dello Scoglio, aiutarci nel cammino della nostra vita ad ascoltare sempre la voce di Gesù il Buon Pastore, e a seguirlo in tutto il corso della nostra esistenza, affinché nessuno di noi vada perduto, ma possa un giorno entrare nel santo ovile di Gesù Cristo, e riposare per sempre nei pascoli eterni del Regno dei Cieli. Miei cari fratelli e amici, nel concludere questo momento di riflessione evangelica condiviso con voi, colgo l’occasione di rivolgere ancora una volta a tutti voi un grazie dal profondo del cuore per le vostre generose offerte, che avete dato e che continuate a dare per la realizzazione di questa grande opera voluta dalla Madonna. Io continuo ad avere fiducia   in voi, voi continuate ad avere fiducia in me? Allora tutti insieme, con l’aiuto della Santa Vergine, portiamo a compimento la sua opera. Siete d’accordo? Miei cari, Vi voglio tanto bene e vi abbraccio idealmente uno per uno. Grazie tante. Dio vi benedica e sia lodato Gesù Cristo.

Per aiutare il santuario e completarne le opere ciascuno può contribuire con

un’offerta alla Fondazione Madonna dello Scoglio, tramite bollettino, sul conto

corrente postale n. 1006022535, o tramite bonifico, sul conto corrente di

Poste Italiane, intestato alla Fondazione Madonna dello Scoglio, il cui IBAN è:

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