Decreto Calabria, scongiurato il blocco delle assunzioni

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Un emendamento bipartisan blocca lo stop al turnover. Maggioranza divisa sui criteri per la scelta dei manager. I pentastellati puntano su graduatorie e merito. Ma il Carroccio vuole applicare la norma solo alle regioni commissariate. Per i dirigenti resta l’aumento degli stipendi

Lo stop alle assunzioni in sanità non sarà automatico. Dalla commissione Affari sociali della Camera, dove si stanno discutendo gli emendamenti al Decreto Calabria, emergono novità rassicuranti circa il possibile blocco del turnover di medici e infermieri delle Aziende sanitarie calabresi.
Dopo una discussione durata quasi due giorni, contrassegnata dalle barricate della minoranza, la relatrice Dalila Nesci – in rappresentanza del governo – ha chiesto alle opposizioni di ritirare tutti gli emendamenti sulla questione. Al loro posto la deputata 5 stelle ha presentato una nuova norma che, sostanzialmente, elimina il blocco automatico del turnover per tutte le regioni in piano di rientro, tra cui la Calabria.
Sembra dunque scongiurato il rischio di un blocco delle assunzioni, previsto dalle precedenti norme per tutte le regioni sottoposte al Piano di rientro e in disavanzo economico. La Calabria ha infatti chiuso il suo ultimo “bilancio” con un “buco” di circa 160 milioni.

I CONTRASTI LEGA-5 STELLE Il Decreto Calabria mette a repentaglio la tenuta della maggioranza di governo. In commissione Affari sociali della Camera sta tenendo banco la disputa tra M5S e Lega rispetto ai criteri per la scelta dei direttori generali delle Aziende sanitarie e ospedaliere. La deputata 5 stelle Dalila Nesci ha presentato un emendamento che prevede lo stop alle scelte discrezionali da parte del presidente della Regione, le cui nomine dovrebbero obbligatoriamente tenere conto di merito e graduatorie. A rovinare i piani del Movimento è però arrivato il sub-emendamento del leghista Massimiliano Panizzuti, che prevede una modifica della norma Nesci con una applicabilità ristretta alle sole regioni commissariate, tra cui la Calabria, la Campania, il Lazio e il Molise.
Ieri il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio aveva chiesto alla Lega di non fare ostruzionismo rispetto all’emendamento «anti-raccomandati», che punta «a togliere dalle mani dei partiti le nomine dei direttori generali nella sanità pubblica e che è nel contratto di governo». Oggi la stessa Nesci è tornata ad attaccare il partito di Matteo Salvini: «Ci aspettiamo che la Lega torni sui suoi passi e non svuoti il senso della nostra proposta. È urgente infatti dare un segnale forte e un messaggio a tutti i cittadini: vogliamo che negli ospedali pubblici torni a contare il merito e non le mazzette».

GLI ALTRI EMENDAMENTI I lavori della commissione sono ripresi stamani alle 12 dopo la lunga seduta di ieri. La maggioranza ha respinto la proposta, presentata dalle opposizioni, relative all’obbligo, da parte del ministro della Salute, di relazionare in Parlamento ogni due mesi circa l’operato dei commissari della Sanità. Bocciato l’emendamento, presentato da Antonio Viscomi (Pd), con cui si chiedeva di subordinare l’erogazione dei bonus per i commissari (circa 70mila euro) a una valutazione positiva delle attività svolte e dei risultati raggiunti.
La commissione parlamentare dovrebbe licenziare oggi il decreto. Successivamente, il testo approderà in aula per la prima lettura.

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