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Locri (Rc): Strage di Duisburg, il sindaco di Locri Giovanni Calabrese scrive al presidente Rai: “fiction banale”

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“Illustrissimo Presidente,
in qualità di cittadino e sindaco della città di Locri, località dalla quale prende il nome il comprensorio della Locride, di cui fa parte San Luca, al centro della triste e tragica storia della strage di Duisburg, a cui si è ispirata la fiction di Rai Uno, sento il dovere civile e morale di intervenire dopo aver visto il film “Duisburg: linea di sangue”. Quello che un servizio pubblico dovrebbe fare non siamo certamente noi a doverlo dire ma, dopo la messa in onda, alquanto raccapricciante, approssimativa e banale, della fiction diretta dal regista Monteleone, è, naturale e spontaneo intervenire e dire ciò che una rete televisiva pagata con soldi pubblici, dovrebbe non fare. La Rai, quale rete televisiva pubblica, non può permettersi di trasmettere una fiction che, per quanto abbiano voluto raccontare un gravissimo fatto di sangue realmente accaduto e mettere in risalto la mentalità ‘ndranghetista, ha, invece, creato una falsa immagine e distorto completamente l’immagine di una regione che, tenta di rialzarsi, ma viene affossata, non solo perché ha dovuto pagare un caro prezzo e combatte ogni giorno contro il malaffare, ma doppiamente ferita anche da stereotipi, falsi miti, informazioni e situazioni lontane dalla realtà. Una produzione filmica che, se pur fiction, non ha lasciato nulla nei telespettatori, nessuna riflessione, nessun insegnamento, ma nei calabresi e in molti italiani tanta indignazione e in chi la Calabria non la conosce, tanti pregiudizi e confusione. Un film, si è notato in molti tratti, banale nel raccontare una strage che ha segnato la storia non solo della Calabria ma di tutto il mondo, perché la ‘ndrangheta è un fenomeno internazionale e Duisburg è divenuto simbolo di quell’atrocità. Film ambientato in Puglia e che non mostra caratteri della Calabria, personaggi descritti male e accenti spropositati. Noi, non abbiamo visto la Calabria ma i pregiudizi intorno ad essa. Raccontare una strage di ‘ndrangheta significa approfondire, descrivere le storie, i fatti realmente accaduti e, se pur, ispirati, quantomeno non ridicolizzare la storia. Signor Presidente Foa, fare soldi, continuando a sperperare sulla pelle degli italiani, su episodi così tristi, solo per fare audience non è accettabile. La ‘ndrangheta purtroppo non è fiction. La ‘ndrangheta si combatte ogni giorno e il messaggio finale della “bella terra di Calabria” dove c’è il mare- espressione recitata dall’attore tedesco il commissario Thomas Block interpretato da Benjamin Sadler non ripaga la trascuratezza e la faciloneria viste nel film. Come calabrese mi indigna ancor di più che questa pellicola, ispirata alla strage di ferragosto, venga trasmessa proprio in una data simbolo perché rientra nelle iniziative editoriali del palinsesto Rai, che vuole dedicare uno spazio alla Giornata della Legalità (che ricorre il 23 maggio). Il ricordo deve aiutarci a comprendere, a riflettere e a combattere e non a deridere e scimmiottare su un fenomeno così serio. Le dichiarazioni dell’attore protagonista Daniele Liotti: “Questo film mi ha fatto riflettere come uomo e come attore perché mi sono dovuto confrontare con una realtà disumana di una parte della nostra Italia. Ma mi ha fatto conoscere anche la parte generosa e onesta degli italiani che rischiano la vita per combattere la ‘ndrangheta”. Dunque, si parta da questo, si ritorni a raccontare attraverso la pellicola filmica la Calabria con le sue peculiarità, i suoi problemi, le sue caratteristiche e le difficoltà. Non si parli di Calabria e della ‘ndrangheta da dietro una telecamera che riprende la Puglia. Pertanto, come primo cittadino di una città calabrese, chiedo il ritiro della pellicola dagli schermi, perché è inaccettabile così tanta superficialità da parte di un servizio pubblico, nonché, chiedo, al Comitato di Vigilanza, vista la Sua sensibilità, di rivalutare il contenuto filmico e, principalmente, su quanto dichiarato dalla produzione su possibili minacce in Calabria da parte di terze persone. Con la speranza che la Rai possa essere sempre a servizio dei cittadini, sarebbe doveroso chiedere scusa a tutta la Calabria e a chi la ‘ndrangheta, purtroppo la subisce e con coraggio la combatte ogni giorno, dagli uomini di Stato ai semplici e stanchi cittadini calabresi, doppiamente vittime, della cultura ‘ndranghetista e del sistema mediatico approssimativo”.

 

Il sindaco di Locri

Giovanni Calabrese

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