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Nomine direttori generali, D’Ippolito (M5S) spiega emendamento Nesci, “ha tagliato i tentacoli della politica dalla sanità”

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«Abbiamo levato la discrezionalità della politica nella nomina dei direttori generali delle Aziende dei Servizi sanitari regionali, nonostante l’astensione della Lega e l’ostinato dissenso del Pd e di Forza Italia, che straparlano di riforme ma poi tremano quando bisogna passare ai fatti». Lo afferma, in una nota, il deputato M5S Giuseppe d’Ippolito, in relazione all’emendamento della deputata 5 Stelle Dalila Nesci, della commissione Sanità, con cui, spiega lo stesso D’Ippolito, «è stato, per la prima volta in Italia, introdotto un meccanismo di individuazione dei manager nominabili basato sul merito e non sull’appartenenza o sulla vicinanza a un partito politico». «Si tratta – prosegue il parlamentare – di un’innovazione a lungo attesa dai cittadini, stanchi di subire, soprattutto nelle regioni meno organizzate, la prevaricazione della politica e l’utilizzo della sanità come strumento di consenso elettorale e clientele di partito. Nello specifico mi faccio meraviglia – continua l’esponente M5S – dell’accusa di incostituzionalità mossa dal deputato del Pd Antonio Viscomi all’emendamento in questione, benché esso lasci ai presidenti delle Regioni il potere di nomina dei direttori generali delle Aziende sanitarie e ospedaliere. La novità, che non contrasta affatto con la Costituzione, è che tali manager non saranno più scelti sulla base della loro utilità al potere politico, ma verranno selezionati soltanto sulla scorta delle loro competenze e capacità». «Credo – conclude D’Ippolito – che il voto su questo emendamento abbia mostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che il Movimento 5 Stelle è contrario al controllo politico della sanità, mentre le opposizioni, che stavolta hanno perso in maniera clamorosa, sono favorevoli alla politicizzazione della tutela della salute, il che è inaccettabile. Soprattutto i malati e i sanitari calabresi, storiche vittime di una pessima gestione sanitaria, ne terranno conto alle urne».

 

 

 

 

 

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