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Omicidio del boss Femia, in appello verdetto ribaltato: 2 assolti dopo l’ergastolo

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Massimiliano Sestito e Francesco Pizzata sono stati assolti dall’accusa di essere stati gli esecutori dell’omicidio di Vincenzo Femia, originario di Casignana, nella Locride, assassinato a Roma il 24 gennaio 2013.

Lo hanno deciso giudici della Corte d’assise di appello di Roma in sede di rinvio della Cassazione che hanno stabilito che i due imputati «non hanno commesso il fatto».

Quello di Femia è tornato quindi un omicidio dai contorni oscuri. Pareva essere uscito dalle tenebre quando Gianni Cretarola, diventato collaboratore di giustizia, e per questi fatti giudicato separatamente col rito abbreviato, con le sue dichiarazioni avrebbe fatto luce sul delitto dell’allora 67enne casignanese da alcuni anni trapiantato a Roma, risultato legato da stretti vincoli di parentela con il clan Nirta di San Luca.

Il processo di primo grado aveva fatto registrare tre condanne mentre in sede di appello i giudici avevano confermato l’ergastolo per Massimiliano Sestito (cl. 71), e ridotto a 25 anni di reclusione la pena per Francesco Pizzata (cl. 1991), nato a Reggio Calabria, al quale erano state riconosciute le attenuanti generiche equivalenti alle contestate aggravanti. I giudici dell’appello avevano ribaltato la sentenza per Antonio Pizzata (cl. 88), nato a Locri, assolto “per non aver commesso il fatto”, per come richiesto dagli avvocati Taddei e Giovene.

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