“Quando la ‘ndrangheta scoprì l’America”: presentato a Catanzaro l’ultimo libro di Gratteri e Nicaso

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Era il pezzo mancante nella storia dell’evoluzione della ndrangheta, ovvero del suo passaggio da picciotteria dedita alla sopraffazione ma ancorata a codici di comportamento del periodo borbonico e risorgimentale dell’Ottocento ad organizzazione imprenditoriale, ovvero, della lenta trasformazione che l’ha portata a diventare la spregiudicata e spietata multinazionale del crimine che ha il monopolio del traffico di droga, in particolare di cocaina, e che ècapace di adeguarsi alle mutevoli sfide del mercato globale. E la metamorfosi inizia quando la ndrangheta scopre l’America, cioè quando i primi mafiosi sbarcano sulle coste degli Stati Uniti insieme a decine di migliaia di onesti lavoratori, soprattutto braccianti, e per organizzarsi e riproporre il loro modello malavitoso scelgono il basso profilo,pur senza rinunciare a trarre profitti da attività criminali, tanto sulla pelle dei lavoratori italiani delle miniere di Carbondale, in Pennsylvania, quanto su quella delle giovani donne immigrate e costrette a prostituirsi a Manhattan e Chicago, prima di imporsi nel commercio clandestino di alcoolici e nel narcotraffico. A raccontare le origini della moderna ndrangheta imprenditrice è l’ultimo libro del procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, e del giornalista Antonio Nicaso, “Quando la ndrangheta scoprì l’America”, edito da Mondadori. Leggendolo, si scopre che in fondo poco è cambiato nell’approccio, nei modi e nella mentalità delle ndrine che già all’inizio del secolo scorso riuscivanoad infiltrarsi nelle elite sociali, come fecero con Tammany Hall, la potentissima organizzazione collegata al Partito democratico che fino agli anni ’60 ha controllato le politiche di New York e che, essendo un enorme serbatoio di voti grazie al crescente afflusso di immigrati, è stata determinante nell’elezione dei sindaci della grande mela. Un rapporto di reciproca convenienza, voti in cambio di protezione e favori, e le cui ombre si sono allungate fino all’omicidio di Joe Petrosino. Proprio i mericani, cioè i calabresi tornati in patria, detteranno poi le linee delle nuove strategie criminali, dal controllo del territorio alle collusioni con politica ed istituzioni, avviando quel processo che oggi fa della ndrangheta una delle più potenti mafie del pianeta.

 

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