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RIACE, IL RITORNO DI MIMMO LUCANO AL BORGO: «SPERIAMO VADA BENE»

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Attorno alle 11, il primo cittadino uscente ed esiliato è tornato per votare. Il saluto con i suoi cari davanti al seggio, abbracci e pacche sulle spalle con amici e sostenitori

Un caffè al bar, al seggio per votare, quindi un rapido passaggio a casa. Non avesse l’obbligo di lasciare al più presto Riace, potrebbe essere la cronaca di una domenica come tante per Mimmo Lucano. Ma il sindaco uscente ed esiliato del borgo dell’accoglienza, in paese ha avuto il permesso di tornare giusto per votare. E chissà che le piccole, inevitabili deviazioni non gli causino problemi. Per la prima volta dopo 8 mesi di allontanamento forzato, attorno alle 11 Lucano è tornato al borgo antico di Riace, dove ha sempre vissuto e dove batteva il cuore del “villaggio globale” costruito grazie all’accoglienza. Ed erano in tanti ad attenderlo, di fronte alla piazza del Municipio che ha governato per 15 anni consecutivi e dove spera di rientrare da consigliere comunale. Di fronte al seggio invece lo aspettava tutta la sua famiglia, anche il padre 92enne, che Lucano ha stretto in un lunghissimo abbraccio.

ANCORA SPERANZE PER RIACE Sui risultati delle elezioni, il sindaco uscente non si sbilancia. «Speriamo vada bene» ha commentato. Anche se, si dice certo, «Riace può tornare a essere un modello di accoglienza e integrazione – anche se non vinciamo le elezioni. È importante che sia così anche per dare opportunità al paese – continua il sindaco uscente – Non è difficile capire che se anche le poche persone rimaste vanno via, sarà molto complicato ricostruire una comunità, perché è una cosa che non può prescindere dalla presenza degli abitanti». Molto, spiega, dipenderà anche da come andranno le cose in Italia.«Le politiche dell’accoglienza sono state stravolte da questo governo e il mio auspicio – sottolinea – è che presto non ci sia più. Lo spiega anche Papa Francesco ‘Quando si sollevano barriere, non si vede l’orizzonte’. È fondamentale questo concetto. Non riesco a capire come Salvini e chi la pensa come lui continuino a volere che tutto questo non accada. Chiudere i porti è un’assurdità»

(FONTE CORRIERE DELLA CALABRIA)

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