BISOGNA RENDERE GIUSTIZIA AI 5 MARTIRI DI GERACE

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Furono accusati di lesa maestà e fucilati dopo un “processo farsa”

È quanto emerso nel corso del convegno che si è tenuto a Locri e che ha registrato anche la presentazione al grande pubblico del saggio-inchiesta di Vincenzo Cataldo dal titolo “Storie di idee e di rivoluzioni. Il 1847-’48 in Calabria e i Cinque Martiri di Gerace” (Laruffa Editore). Vincenzo Cataldo con rigore scientifico ricostruisce le vicende che hanno interessato un moto rivoluzionario capitanato da 5 intellettuali della Locride teso a chiedere al re Ferdinando II di Borbone la concessione della Costituzione e caratterizzato dalla volontà di pervenire a una confederazione di stati italiani sotto un’unica bandiera.

I Cinque, accusati di lesa maestà per aver esibito la bandiera italiana, dopo un processo affrettato furono fucilati dai soldati borbonici nella Piana di Gerace il 2 ottobre 1847 e i corpi dispersi. Corpi che secondo il prof. Cataldo si potrebbero trovare nella fossa comune del cortile della chiesa di Monserrato di Gerace, dove sarebbero stati segretamente fatti disperdere dal comandante dello squadrone svizzero presente all’epoca nella città dello Sparviero.

Nel corso del convegno sono intervenuti l’assessore Anna Sofia, il procuratore della Repubblica di Locri Luigi D’Alessio, il presidente del Tribunale di Locri Rodolfo Palermo, il vicepresidente dell’Ordine degli avvocati di Locri Nicola Enzo Crimeni, che hanno relazionato su quanto avvenuto allora a Gerace. L’evento è stato moderato da Domenico Capponi dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano.

Unanime è stata la considerazione che per le modalità delle condotte poste in essere dai 5 giovani liberali, la repressione della loro sollevazione popolare pacifica è stata del tutto sproporzionata, sia nella forma che nell’efferato epilogo. L’avvocato Crimeni ha sottolineato che «le condotte poste in essere dai soggetti presunti autori del delitto, non integrano in alcun modo la fattispecie contestata, di aver commesso il reato di lesa maestà, ritenendo persino non valida la presentazione spontanea del Mazzone, e per la quale sono stati tutti condannati alla pena di morte».

Tanto vale a rendere più glorioso ed eroico il sacrificio dei Cinque Martiri di Gerace, la cui valenza assume un significato tanto più grande e importante proprio a fronte dell’inusitata violenza con la quale la loro iniziativa fu perseguitata e repressa.

roc.mus.

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