Il sindaco di Locri Calabrese: “Il default dell’Asp? Ben fatto”

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«L’inevitabile dissesto finanziario richiesto giustamente dai commissari apre oggi scenari inquietanti e pesanti sia nel settore pubblico che in quello privato, dove ci sono anche tantissimi imprenditori onesti, vittime anch’essi di un sistema contorto e spregiudicato». Così il sindaco Giovanni Calabrese, sul crac finanziario dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria. «A furia di tirarla – scrive il primo cittadino – la corda si è spezzata. Prima c’è stato il saccheggio delle Asl, poi il saccheggio si è esteso su base provinciale. Tutto ciò è stato perpetrato per anni sulle spalle degli incolpevoli cittadini che oggi pagano pesanti e drammatiche conseguenze».

Secondo il sindaco di Locri la sanità pubblica «volutamente senza regole e organizzazione si è letteralmente disintegrata attraverso anni di ruberie, abusi e mala gestione. Sembra sia passato Attila – aggiunge – e attraverso un anomalo percorso parallelo abbiamo avuto una sanità privata foraggiata con risorse pubbliche, importante, imponente e con strutture e attrezzature all’avanguardia da fare invidia anche alle potenti strutture sanitarie del Nord Italia. Non complementare a quella pubblica, ma l’ha letteralmente assorbita, tant’è che interi reparti ospedalieri sono stati azzerati e parallelamente sono proliferate le strutture private tecnologicamente avanzate. E in alcuni casi – afferma Calabrese – è emersa una sanità privata malata e gestita da un paio di abili Re Mida che sono stati bravi nel farsi pagare più volte le stesse prestazioni sanitarie. Un vero e incredibile latrocinio, avvenuto con l’avallo e la malafede degli amministratori della sanità pubblica, che hanno consentito alla sanità privata di sottrarre risorse e servizi alla sanità pubblica e agli incolpevoli cittadini». Positiva dunque la scelta dei commissari dell’Asp reggina di proporre «l’inevitabile dissesto finanziario« anche se «apre scenari inquietanti e pesanti sia nel settore pubblico che in quello privato».

Poi l’attacco ai «politici di rango elevato» che «davanti a tale scempio e soprattutto davanti ad anni di disservizi patiti dai cittadini, non si sono scandalizzati né indignati né tantomeno hanno annunciato la “marcia su Roma” per difendere i cittadini da tali soprusi. Oggi però si grida allo scandalo per il dissesto e si annuncia l’invasione di Roma. In realtà – scriva ancora – il crack dell’Asp reggina sarebbe avvenuto con il sostegno indegno di quella politica che oggi manifesta rabbia per la dichiarazione di dissesto finanziario dell’Asp che ha accumulato, per quanto sopra detto, un debito superiore ai 400 milioni di euro. Si doveva intervenire prima per impedire il default, recriminare oggi non serve. Chi lo fa è demagogo e ipocrita». Oggi invece occorre augurarsi che si concretizzi «una riorganizzazione che garantisca servizi adeguati ai cittadini desiderosi di avere strutture ospedaliere e sanitarie pubbliche adeguate e funzionanti e una sanità privata che continui a funzionare in modo complementare e senza sottrarre risorse al servizio pubblico».

Da qui, conclude il sindaco Calabrese, la necessità di «creare la giusta sinergia tra chi ha a cuore le sorti dei nostri ospedali». E tra le azioni positive concretizzate dalla triade commissariale dell’Azienda sanitaria reggina, rientra «la recente nomina del vice prefetto Sergio Raimondo quale delegato per l’ospedale di Locri. Essa deve essere intesa in modo positivo sapendo che si può avere un riferimento certo con il quale poter costruire e condividere un nuovo percorso».

GIOVANNI CALABRESE (Gazzetta del Sud)

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