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LA REGIONE SI OPPONE AL MEF. «MA I DIPENDENTI NON NE SANNO NULLA»

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Impugnata la relazione ministeriale che censura (tra gli altri) premi di produttività e bonus ai dipendenti. Il Csa-Cisal: «Dall’amministrazione nessuna trasparenza nei confronti dei lavoratori»

Sono trascorsi quasi due mesi da quando il sindacato Csa-Cisal aveva chiesto un incontro all’Amministrazione al fine di delucidare tutti i sindacati sulle potenziali conseguenze che potrebbero ripercuotersi sui dipendenti regionali a seguito della devastante relazione finale della Ragioneria Generale dello Stato. «L’atto comunicato il 26 aprile di quest’anno – ricorda il sindacato – riepilogava l’esito della verifica ispettiva del Mef avviata nel lontano 2014. Fra i tantissimi rilievi mossi, la maggior parte rinviati per competenza alla sezione regionale della Corte dei Conti, il ragioniere generale dello Stato elencava uno sterminato ventaglio di irregolarità. Illegittimi premi di produttività ai dirigenti e alle segreterie politiche del Consiglio, indebito riconoscimento di posizioni organizzative ed alte professionalità e progressioni verticali. Giusto per ricordare solo alcune delle bacchettate del Mef alla Regione (leggi qui: https://www.corrieredellacalabria.it/regione/catanzaro/item/184900-premi-senza-obiettivi-e-manager-troppo-pagati-la-scure-del-mef-sulla-regione/). Come si può intuire gli effetti potrebbero avere una gravosa portata nell’immediato futuro dei lavoratori, proprio per questo avevamo chiesto che le organizzazioni sindacali tutte potessero essere coinvolte in un confronto con la Regione per affrontare realisticamente la questione».
IL RICORSO DELLA REGIONE AL TAR Nonostante la richiesta del sindacato Csa-Cisal e a fronte della gravità dei rilievi del Mef, il direttore generale del Dipartimento “Organizzazione, Risorse Umane” – al netto di alcuni rimandi verbali – «non ha finora inteso stabilire nessuna data per un incontro con i sindacati. Anzi, nel corso dell’ultima seduta di delegazione trattante, ha aggirato l’ostacolo evitando di entrare nel merito della vicenda. Poiché la tematica è di primaria importanza, ci pensa questo sindacato a ragguagliare i lavoratori sulle più recenti evoluzioni del caso. Non sappiamo se ne fosse a conoscenza il dg del Personale (e lo stesso assessore), ma a quanto pare l’Amministrazione ha deciso di impugnare la relazione conclusiva del Mef innanzi al Tar Calabria. Si è deciso di andare al muro contro muro, rinnegando sostanzialmente la totalità degli addebiti mossi dalla Ragioneria Generale dello Stato».
LA DIFESA DELLA REGIONE Il ricorso della Cittadella, trenta pagine in tutto, è stato notificato il 13 giugno. La base è una densa memoria giuridica sulla presunta lesione dell’autonomia organizzativa, legislativa e finanziaria della Regione Calabria. «Leggendo il documento – prosegue il sindacato – si viene subito a conoscenza che in realtà l’impugnazione al Tar non è la prima, bensì è già la seconda in questa prolungata querelle con la Ragioneria Generale dello Stato. La Regione infatti aveva già contestato davanti al giudice amministrativo una relazione “intermedia” del Mef, comunicata l’8 marzo 2017, dunque un atto antecedente alla chiusura del cerchio avvenuta con l’ultima stangata del ragioniere generale dello Stato del 26 aprile di quest’anno. Il ricorso era stato avanzato il 5 maggio 2017, ma a quanto pare fino a ora non ha avuto nessuno sbocco. La tesi regionale principale punterebbe a far dichiarare al Tar l’illegittimità costituzionale, addirittura, della norma che disciplina la verifica ispettiva del Mef, il cui operato è stato giudicato dai controllati fin troppo “pervasivo”. Il canovaccio adoperato per censurare i rilievi dell’ispettore ministeriale è che quest’ultimo abbia mal interpretato alcune leggi regionali che regolavano gli istituti della contrattazione collettiva e decentrata applicabile ai dipartimenti della Giunta e al Consiglio regionale».
IL DUELLO SULLA SANATORIA CONTINUA «Con il terzo motivo del ricorso – prosegue la nota –, la Regione prova a contestare un elemento centrale delle accuse contenute nella relazione finale del Mef. Secondo il ragioniere generale dello Stato, l’ente calabrese non avrebbe potuto ricorrere alla sanatoria del cosiddetto decreto Salva Roma (non quello recente, ma uno dei primi della “serie”: l’articolo 4 comma 3 del decreto legislativo 16/2014 per l’esattezza) per l’utilizzo del fondo politiche di sviluppo per pagare la produttività del personale in quanto era stato sforato il patto di stabilità nel 2008. Ciò costituiva un elemento preclusivo all’accesso del beneficio legislativo, come suffragato da una delibera della Corte dei Conti del Veneto. Senza citare altra giurisprudenza in contrasto con la posizione del Mef, la Regione si affida più che altro a inferenze interpretative demandando la questione alla valutazione del Tar per legittimare la sua “sanatoria”. Il resto del ricorso è costituito essenzialmente dalle controdeduzioni fornite dalla Regione al Mef nel 2019. Elementi già non ritenuti adeguati dal Mef, se è vero come è vero che il 26 aprile ha inviato la relazione conclusiva confermando quasi tutti i circa 50 rilievi mossi negli anni precedenti».
TRASPARENZA NECESSARIA «Come già avvenuto in moltissime altre circostanze – scrive il sindacato – l’amministrazione regionale ha perso l’ennesima occasione per affrontare nodi spinosi in maniera equilibrata dimostrandosi del tutto insensibile alla necessità di trasparenza nei riguardi dei lavoratori che potrebbero risentire delle conseguenze della relazione del Mef. Nonostante gli appelli al confronto con tutte le componenti rappresentative dell’ente, si è eretto questo stolto muro di gomma che non fa bene a nessuno. Non possiamo quindi che rinnovare – precisa il sindacato – l’invito a convocare urgentemente un incontro tra la parte pubblica e le organizzazioni sindacali garantendo il diritto all’informazione ed al confronto, stante la valenza che ne deriva per tutti i dipendenti regionali (Titolo II – articolo 3 comma 4 del Ccnl 2016-2018). Dopo l’ennesimo impulso dato dal sindacato Csa-Cisal, le altre sigle sindacali spingano, pur sempre nell’ambito della correttezza delle relazioni sindacali, affinché la Regione assuma precisi impegni di comunicazione e trasparenza sulla vicenda. Abbiamo sempre sostenuto e dimostrato con i fatti l’assolvimento del dovere di essere chiari con i lavoratori. Oggi, più che mai, – conclude la nota – ci batteremo per il rispetto di un loro sacrosanto diritto: essere informati sul loro futuro».

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