MOBILITAZIONE A REGGIO, 50 ANNI DOPO: «IL GOVERNO HA DIMENTICATO IL SUD»

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Sindacati in piazza per invocare l’unità del Paese e investimenti per il Mezzogiorno. Landini: «Questo esecutivo ci porterà a sbattere». Furlan: «Servono legalità e lavoro». Barbagallo: «Non ci fermeranno»

Sono passati quasi 50 anni da quando i treni per Reggio Calabria hanno portato in riva allo Stretto operai e lavoratori da tutta Italia per protestare contro la violenza fascista dei moti e chiedere lavoro e sviluppo per il Sud. Non ci sono più le bombe dei “Boia chi molla”, piazzate con l’appoggio – neanche troppo discreto della ‘ndrangheta – ma la questione meridionale è ancora d’attualità. Oggi come allora, forse più di allora al Sud c’è fame di lavoro, speranza, prospettiva. Mancano i servizi, le strutture, la possibilità di declinare i verbi al futuro se non con una valigia in mano. E la situazione potrebbe solo peggiorare con l’autonomia differenziata che i governatori del Nord pretendono e che il ministro Matteo Salvini sembra pronto a garantire, a costo della (ennesima) maretta di governo.
Per questo i sindacati tutti sono tornati a Reggio Calabria con delegazioni di tutto il Paese. La parte del leone la fanno i lavoratori del Sud, ma a sfilare per le vie della città calabrese dello Stretto ci sono anche delegazioni piemontesi e venere. Il messaggio è unico: nessuno si salva da solo, l’Italia riparte solo se riparte il Sud. «Ci piacerebbe dire: è sbagliato questo o quel provvedimento ma la verità è che non ce n’è neanche uno dedicato a rilanciare gli investimenti nel Mezzogiorno. Per questo diciamo con forza che vogliamo unire il Paese», tuona dal palco il segretario Cgil Maurizio Landini, mentre la piazza esplode di applausi.
«A nostro avviso questo governo non va da nessuna parte e ci porta semplicemente a sbattere un’altra volta, così come abbiamo detto più volte in passato, perché quando le cose sono complesse, così come accade adesso, si deve avere l’umiltà di capire che da soli non ce la si può fare. Un Paese come il nostro non lo cambi perchè arrivano i fenomeni di turno che pensano di essere Goldrake o Superman. In ogni caso: questo Paese non si cambia contro il mondo del lavoro e senza il mondo del lavoro. Non consentiremo loro di portarci fuori dall’Europa».
Sbagliati sono i metodi, perché – dice – «non si risolvono i problemi schierandosi contro il mondo del lavoro», sbagliate le ricette perché flat tax e condoni non risolvono i problemi. Non è vero che non ci sono soldi per gli investimenti, spiega, «lo ha detto la Banca d’Italia qualche settimana fa. La ricchezza patrimoniale nel nostro Paese è quattro volte e mezzo il debito pubblico e il 50% di questa ricchezza è in mano al 10% degli italiani. E allora – esplode, forte dei numeri che snocciola dal palco – se tu vuoi fare gli investimenti al Sud, i soldi li devi andare a prendere dove ci sono. Il problema è che le ricchezze sono in mano a pochi, è che si fanno i condoni, è che non c’è la volontà politica di lavorare per solidarietà e giustizia sociale».
Le ricette che ha in mente il governo non servono e non funzionano. «Nel nostro Paese non bisogna dire che le tasse sono troppo alte, ma che sono troppo alte per chi le paga. Bisogna abbassare le tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, ma colpire duro chi non le versa». Inutile, anzi controproducente la modifica del codice degli appalti pensata per sbloccare i cantieri. «In un Paese diviso come il nostro, con grandi diseguaglianze, se ci pensate attualmente l’unico elemento che unisce davvero è la presenza criminale al Nord come al Sud». E spalancare varchi normativi, rischia solo di peggiorare la situazione.
«Altro che mini bot: qui ci vuole più legalità e più lavoro ed invece si aumenta il debito
pubblico e nulla si fa per rimettere in moto il Paese, a crescita zero – tuona la segretaria Cisl, Annamaria Furlan –. Questo è un governo fantasma, non indica soluzioni e si appiglia a questioni del momento, mentre le condizioni di vita delle persone peggiorano sia al Sud che nel Nord del Paese, con la stagnazione dell’economia con gli oltre 160 punti di crisi al vaglio del ministero del Lavoro.
Nel Sud aumentano la dispersione scolastica, l’illegalità diffusa, i caporalati, i morti sul lavoro. Questo è il triste primato diuna grande parte del Paese ed è su questo che vogliamo impegnare seriamente il governo per conoscere progetti di sviluppo del Mezzogiorno».
Non più tenero è dal palco Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil. «Nel ’72 ero qui con gli operai e gli edili e oggi sono qui per la più grande manifestazione sindacale che la storia recente ricordi  Noi continueremo a lottare. Se pensano di fermarci, e lo hanno pensato nel ’72 con le bombe, non ci riusciranno. I sindacati devono restare uniti. Devono guardare avanti e dire al Paese che sono queste le forze sane dell’Italia».
E se dovesse servire anche uno sciopero generale, dice Landini durante il corteo, «di certo non lo escludiamo». (a.candito@corrierecal.it)

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