BOVALINO: STADIO COMUNALE CHIUSO AL PUBBLICO «NON PUÒ PORTARE IL NOME DI LOLLÒ»

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Il sindaco non si sottrae: «Ci siamo impegnati e continueremo a farlo»

Clamorosa protesta ieri a Bovalino. La famiglia di Adolfo Cartisano detto Lollò, il fotografo assassinato dai suoi sequestratori nel 1993, nell’anniversario del suo rapimento ha deciso di coprire la targa in marmo all’ingresso dell’impianto sportivo di via degli Oleandri che porta il suo nome. Un’iniziativa organizzata in quanto l’impianto versa oramai da tempo in uno stato di degrado e di completo abbandono, ed è appena agibile solo per quel che concerne il rettangolo di gioco. Era presente davanti all’ingresso dell’impianto tutta la famiglia di Lollò, la moglie Mimma e i figli Giuseppe, Rocco e Deborah, oggi coordinatrice per la Locride di “Libera”. Anche l’amministrazione comunale con il primo cittadino Vincenzo Maesano e la Giunta al completo hanno presenziato, promettendo il massimo impegno affinché all’impianto vengano eseguiti i lavori necessari per renderlo moderno ed agibile.

«Con immenso dispiacere dobbiamo coprire questa targa» ha detto il figlio di Lollò, Peppe Cartisano , fermato dalla commozione ed aiutato poi dalla sorella Deborah, che ha proseguito: «Lo facciamo con dispiacere perché questo luogo è intitolato a mio padre che amava lo sport e questa comunità, un luogo che ricorda il suo sacrificio. Non dobbiamo dimenticare che è stato uno dei pochi commercianti di questa comunità a denunciare il pizzo, e questo vuol dire amare la Calabria e la sua Bovalino. Fa male dover coprire questa targa, ma lo facciamo con la speranza che questo campo si possa aprire a tutti gli effetti, ammodernato e messo a disposizione della collettività come era stato promesso in pompa magna nel 2012, quando gli è stato intitolato. Intorno a noi – ha detto ancora – vediamo altre comunità che hanno usufruito di importanti finanziamenti ed impianti ammodernati. Chiediamo lo stesso per Bovalino, non vogliamo parate che con cui ci si possa pavoneggiare di un’antimafia non vissuta dal territorio: non basta intitolare servono anche i fatti». Dopo aver posto il telo sulla targa Giuseppe Cartisano ha ripreso la parola: «Questo – ha detto – non vuol essere un atto di resa, ma un atto da cui ripartire, aspetteremo qualche mese, vedremo se bisognerà togliere il telo o dovremo rimuovere del tutto la targa».

«Abbiamo voluto essere vicini – ha detto il sindaco Vinenzo Maesano – alla famiglia di Lollò Cartisano e all’associazione Libera anche in questa occasione perché come Amministrazione riteniamo di aver fatto tanto e comunque tutto ciò che era nelle nostre possibilità. Aver riportato la squadra a giocare sul proprio terreno, aver effettuato alcuni interventi di manutenzione unitamente alla società, aver contribuito a risolvere la crisi societaria e salvato il titolo sportivo! Nonostante ciò non ci siamo fermati e ci siamo attivati su più fronti al fine di dare uno stadio degno di questo nome a Bovalino. Continueremo a fare tanto, insieme alla famiglia Cartisano, per ricordare la memoria di Lolló».

Da segnalare la presenza dei Boy Bovalinese, gruppo ultras che hanno poi commentato su facebook: «Bovalino ha perso». E ancora oggi a Bovalino si avverte la distanza da uno Stato che sembra aver dimenticato le vittime di ndrangheta.

(fonte GAZZETTA DEL SUD)

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