Da “Stige” a “Krimisa”, il filo rosso dei clan tra Cirò e la Lombardia

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L’operazione della Dda di Milano che ha portato all’arresto di 34 persone appare come la prosecuzione di quella della Procura antimafia di Catanzaro. Il ruolo di “Zio Peppe” Spagnolo e le telefonate tra il consigliere di Fratelli d’Italia e il cognato (ex poliziotto) dopo gli arresti in Calabria

L’hanno chiamata “Krimisa” l’operazione antindrangheta che giovedì mattina ha portato all’arresto di 34 persone nelle province di Milano, Varese, Udine, Firenze, Ancona, Aosta, Novara, Crotone e Cosenza. Un nome non casuale quello scelto dalla Dda di Milano: è il nome dell’antica città ellenica localizzata dagli archeologi a Punta Alice, nel territorio di Cirò Marina. È qui che la cosca dei cirotani è nata, da qui si è ramificata in tutta Italia. Il racconto dello strapotere dei crotonesi, della nuova ‘ndrangheta che controlla affari e politica, inizia con “Stige”, maxi-operazione della Dda di Catanzaro che il 9 gennaio 2018 porta all’arresto di 169 persone legate alla cosca Farao-Marincola. Tra queste c’è Giuseppe Spagnolo, elemento di spicco della cosca cirotana, che gli indagati lombardi chiamano “Zio Peppe”. I magistrati della Dda di Catanzaro lo identificano quale «azionista cui la cosca può contare, ove necessitino, azioni di sangue per risolvere conflitti, non sanabili mediante la politica di collusione e conseguente pacificazione imposta dai capi promotori; con importanti responsabilità nella monopolizzazione-imposizione dell’offerta di pescato… Con interessi nella gestione dei servizi turistici» e quale gestore «occulto di imprese che monopolizzano la raccolta e rigenerazione di plastica e cartone». Senza dimenticare che Giuseppe Spagnolo, detto anche “Peppe u bandito”, ha «importanti responsabilità nella distribuzione degli utili, nella gestione dei rapporti con gli imprenditori di riferimento della consorteria operanti anche in territorio emiliano».
È con Spagnolo, anch’egli raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in “Krimisa”, che fa i summit Vincenzo Rispoli, accusato di essere promotore e organizzatore della “locale” di Legnano-Lonate Pozzolo, presa di mira dall’operazione della distrettuale milanese. È con Spagnolo che vengono risolti i contrasti interni all’organizzazione criminale lombarda, con tre incontri monitorati tra marzo e dicembre 2017. E quando Spagnolo finisce in carcere con l’operazione “Stige”, Cataldo Casoppero si fa carico di fare da ponte tra il detenuto e gli altri associati, trasferendo comunicazioni e ordini di Spagnolo all’esterno. I punti di contatto tra “Krimisa” e “Stige” sono parecchi, tanto che la prima appare come la prosecuzione della storia, sul versante settentrionale, della seconda.
“STIGE” E LE TELEFONATE DELL’UOMO POLITICO DELLA COSCA Non è un caso che il 9 gennaio 2018, dopo gli arresti della Dda di Catanzaro, i telefoni siano roventi: «… hanno preso minchia tutti eh. Proprio tutti», commenta Enzo Misiano, nato a Busto Arsizio 42 anni fa, «uomo di fiducia di Giuseppe Spagnolo», scrivono gli inquirenti, al quale ha fatto da autista partecipando con lui a due summit, fungendo da trait d’union tra l’ambiente politico locale – nella sua qualità di responsabile per i territori di Ferno e Lonate del partito Fratelli d’Italia – ed esponenti della cosca quali Spagnolo, Mario Filippelli, Emanuele De Castro ed esponenti della famiglia De Novara. Su espressa disposizione di Spagnolo, Misiano sarebbe stato eletto, si legge nelle carte dell’inchiesta, quale «referente politico dei “calabresi” sul territorio, così veicolando sulla sua coalizione considerevole pacchetto di voti durante le competizioni elettorali». Misiano il 9 gennaio 2018 si attacca al telefono con suo cognato, Francesco Basile, 43enne ex appartenente alla Polizia di Stato già coinvolto nell’inchiesta “Bad Boys”, messo «a completa disposizione degli interessi della locale», agevolando gli uomini della cosca con la risoluzione «di procedure burocratiche e amministrative funzionali all’acquisizione di terreni da destinare ad attività di parcheggio».
I due scorrono l’elenco dei nomi degli arrestati – «poi ci sono tutti quanti i nostri clienti. Spatafora. (probabilmente si riferisce al cognome Spadafora, ndr)», li individuano – «Salvatore è appena uscito ma che cazzo gli devi rompere (bestemmia). Salvatore, Vincenzo e Giuseppe. Che vergogna», li riconoscono – «Luigi Caputo se non sbaglio è quello la. C’è il fratello, c’è uno che si chiama… Martina e Gateno, pure Gateano (bestemmia)… Pure a Francesco Ludovico hanno preso».
Una sfilza di nomi, moltissimi dei quali noti ai due indagati tanto che Misiano commenta con Cristoforo De Novara, 43 anni, di Cirò Marina ma residente a Ferno: «Hai visto che bordello là sotto?». «Eh lo so, lo so. Ai voglia. Eh ma mo pure qua arrivano!», risponde l’interlocutore, accusato di vari episodi di danneggiamento seguito da incendio commessi per conto della cosca.
De Novara, è preoccupato, con “Stige” hanno arrestato parecchi suoi parenti e conoscenti: «C’è pure mio cognato in mezzo», commenta. In mezzo c’è anche «la moglie di Luigi mio fratello» che «era nel partito di Nicolino». «Tutti tutti tutti – bestemmia De Novara –, non ci voleva proprio questa». Le conversazioni proseguono anche nei mesi successivi, si concentrano sulle decisioni del Riesame, sui sequestri: «Adesso è uscita Pina, ai domiciliari». Parlano di “zio Peppe” e della storia dei rolex, ossia dell’acquisto di alcuni rolex da parte di Spagnolo, effettuato attraverso una terza persona, del valore oscillante tra 8mila e 20mila euro. Alcuni stralci di questa conversazione sono omissati. «Me lo deve dire lui che zio Peppe c’ha i rolex», commenta Misiano. A Cirò, dicono tra il serio e il faceto, dopo gli arresti non è rimasto più nessuno. Non sanno di essere intercettati e che la costola di “Stige” sta già dando vita a “Krimisa”.

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