La «rivoluzione» della sanità azzoppata da dossier e scontri a Cinquestelle

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Gli acquisti da 2,7 milioni di tac e risonanza stoppati in extremis da Cotticelli (dopo l’annuncio di Schael). Le nomine dei manager saltate per mancati accordi politici. Gli annunci della ministra Grillo si scontrano con la realtà

Profilo decisionista (pure troppo), un passato da manager scelto dal centrosinistra mai davvero digerito dalla base grillina, un contenzioso con la Regione che riguarda sempre quel passato. Accanto alle «ragioni personali» con le quali Thomas Schael ha motivato le proprie dimissioni da subcommissario alla Sanità potrebbe esserci molto altro. Considerazioni che affondano nella prateria delle ipotesi. La prima, però, parrebbe ancorata a un atto pubblico, radice di uno degli scontri ai vertici della struttura commissariale. Bisogna tornare indietro fino al mese di maggio.

LE TAC (ANNUNCIATE E) STOPPATE DAL GENERALE Il 22, i quotidiani online danno notizia dell’acquisto di una nuova risonanza magnetica per l’ospedale pitagorico e quello di Reggio Calabria. Secondo Schael – che nell’era Loiero ha diretto proprio l’Asp di Crotone – si tratta di uno degli effetti positivi del decreto Calabria: «Se non ci fosse stato – commenta il subcommissario – non avremmo potuto realizzare questa operazione che porterà a Crotone e Reggio Calabria strumentazione sanitaria di nuova generazione». Mancherebbe, in realtà, un passaggio burocratico: l’acquisto delle macchine dovrebbe passare attraverso il via libera del ministero della Salute. In una lettera vengono chiesti due finanziamenti (per un totale di 2,7 milioni di euro). Ma Schael spiega: «L’ufficio del commissario autorizzerà l’acquisto della risonanza e della tac con fondi di bilancio in attesa che sia dato il via libera al finanziamento per cui, in ogni caso, la strumentazione per Reggio Calabria e Crotone sarà acquistata».
Questo «in ogni caso» (così come l’acquisto) rimarrà soltanto sulla carta. Perché all’annuncio di Schael seguiranno due note firmate dal solo Saverio Cotticelli. Note che, con garbo istituzionale, annullano le spese anticipate dal suo vice. Il generale dei carabinieri, infatti, il 31 maggio scrive ai commissari dell’Asp di Crotone e del Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria che ritiene «opportuno soprassedere all’acquisto» dei due macchinari. Meglio attendere la nomina dei nuovi commissari straordinari che «consentirà una complessiva analisi del fabbisogno delle tecnologie su base regionale e l’individuazione delle relative priorità nonché la contestuale richiesta di una maggiore tempestività nell’erogazione dei fondi da parte del ministero al fine di non impegnare la spesa sul bilancio corrente dell’Azienda». L’investimento da 2,7 milioni di euro dura una settimana: Schael lo dà per fatto, Cotticelli lo annulla.

SMS, NOMI E DOSSIER È il segno che l’assonanza tra i due è una condizione imposta dall’etichetta istituzionale, la realtà è un’altra cosa. Di etichetta si discute anche riguardo a quella che circola nei giorni in cui si scelgono i nomi dei nuovi commissari chiamati a governare le Aziende calabresi della salute. Pare un leggenda metropolitana, per la verità. E racconta, la leggenda, che i nomi sarebbero stati comunicati a Cotticelli via sms. E, ovviamente, il generale non l’avrebbe presa bene. Leggende a parte, è sui nomi che si consuma lo scontro interno al Movimento Cinquestelle. Ed è sulle mancate (almeno per ora) nomine che le tensioni continuano a crescere.
Il ministro Giulia Grillo ha annunciato una rivoluzione. E le rivoluzioni non si completano in un giorno. Al momento però, la sanità calabrese è dimezzata: ha un solo commissario e quattro aziende sono attualmente senza vertici (con l’Asp di Reggio Calabria commissariata per infiltrazioni mafiose). Aveva anche giurato, Grillo, di buttare fuori la politica dal campo delle decisioni sui manager. E invece l’impasse sulle scelte pare tutta politica e dovuta, per lo più, a contrasti nel Movimento. «Per ogni possibile nome – dice una fonte del M5S – salta fuori un dossierino pronto a essere recapitato al ministero della Salute. È successo per tutti, se continua così si farà soltanto il gioco della Lega. E la sanità calabrese resterà paralizzata».

IL CASO PULLARA Tra i papabili manager, era trapelato, senza essere smentito, il nome di Carmelo Pullara, deputato dell’Assemblea della Regione Sicilia. Neppure il tempo di discuterne che è spuntata un’intercettazione della Dda di Palermo in cui il boss di Licata Angelo Occhipinti lo dipingeva così: «Per me Pullara è buono. La gente che vuole mangiare buoni sono. Almeno sai che se ci vai per una cosa prende e te la fa. C’è stata una cosa senza che ci sono andato il 20 maggio del 2018 e gli ho detto che si deve mettere da parte e si è messo da parte. Angiole’ che ti devo dire tutte cose? Pullara è buono perché è “mangiataro” (ingordo, ndr) vuole mangiare con sette forchette». Imbarazzante, per il politico. Che si è detto dispiaciuto «del tritacarne mediatico attivato nei miei confronti», e «completamente estraneo ai fatti che apprendo dai mass media stamane e lontano per cultura e agire quotidiano (privato e pubblico) ad ambienti e contatti mafiosi». Si è, poi, dimesso dall’Antimafia regionale, pur non avendo «ricevuto alcun avviso di garanzia». Ovviamente, il suo nome è sparito da quelli dei possibili commissari della sanità calabrese. Rimane l’impasse, per adesso. Mentre i tempi stringono, i numeri del settore continuano a essere deficitari e alcune aziende strategiche (l’Asp di Cosenza è la più grande della Regione, ha un bilancio da 900 milioni all’anno e contenziosi monstre) sono “senza testa”. Se queste sono le premesse, la «rivoluzione» ha ancora parecchio cammino da fare. (p.petrasso@corrierecal.it)

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