5 Dicembre 2020

Il GUP di Reggio Calabria Dott.ssa Fabiani, nella tarda serata di ieri ed a seguito di quasi 11 ore di camera di consiglio, ha emesso la sentenza nel giudizio abbreviato per i 29 imputanti del procedimento “Banco Nuovo Cumps”. Soltanto 3 assoluzioni a fronte di pesanti pene inflitte per gli altri imputati. Pienamente accolta la linea difensiva degli Avv.ti Michele Ceruso ed Annunziata Modafferi, difensori di Ascone Michele, assolto con la piena formula “perché il fatto non sussiste”. L’Ascone, unico imputato originario della Piana di Gioia Tauro, aveva già ottenuto con i medesimi difensori l’immediata scarcerazione a seguito dell’annullamento dell’ ordinanza custodiale da parte del TDL di Reggio Calabria presieduto dalla Dott.ssa Silvia Capone.

La vicenda ebbe inizio inizio nel novembre 2017 quando venne eseguita un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria a carico di 46 soggetti (31 in carcere, 6 agli arresti domiciliari e 9 all’obbligo di dimora), ritenuti responsabili, a vario titolo, dei delitti di associazione mafiosa [un’organizzazione di ‘ndrangheta operante nel versante jonico della provincia reggina, dedita principalmente all’assegnazione dei subappalti, forniture di mezzi e materiali al fine di assicurare un’equa ripartizione dei proventi tra famiglie di ‘ndrangheta] falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, illecita concorrenza con violenza e minaccia, turbata libertà degli incanti,estorsione(tentata e consumata), rapina impropria,associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (cocaina e marijuana), violazione della legge sulle armi (pistole di vario calibro e fucili), ricettazione, aggravati dal ricorso metodo mafioso,ovvero commessi al fine di agevolare la ‘ndrangheta, secondo quanto previsto dall’art. 7 della Legge n. 203/91, nonché di cessione di quantitativi variabili di sostanze stupefacenti.
Celebrato il procedimento in aula Bunker, la Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria aveva inteso chiedere condanne a oltre 3 secoli di carcere per i 29 degli imputati giudicati dal gup distrettuale reggino Valentina Fabiani nel troncone dell’abbreviato del processo nato dall’operazione “Cumps – Banco Nuovo”.
Il sostituto procuratore Francesco Tedesco, della Dda, aveva concluso la terza udienza della requisitoria, che ha visto anche l’intervento del pm Simona Ferraiuolo, ripercorrendo gli esiti della maxioperazione sulle ‘ndrine radicate ad Africo Nuovo, Motticella, Bruzzano Zeffirio, Brancaleone e zone limitrofe. Queste erano state le richieste nel dettaglio: Michele Ascone (8 anni), Paolo Benavoli (8 anni 8 mesi), Cuda De Cicco (assoluzione), Alessio Falcomatà (20 anni), Nicola Falcomatà (20 anni), Massimo E. Ferraro (16 anni), Cosimo Forgione (12 anni), Giuseppe Forgione (7 anni), Giuseppe Gallo (8 anni 8 mesi), Salvatore Ielo (10 anni), Fortunato Legato (1 anno 4 mesi), Pasquale Lombardo (13 anni), Daniele Manti (6 anni 6 mesi), Giuseppe Mesiano (prescrizione), Bartolo Morabito (16 anni), Giovanni Morabito (assoluzione), Giuseppe Morabito (18 anni 3 mesi), Natale Morabito (14 anni), Pasquale Morabito (14 anni), Filippo Palamara (15 anni), Giuseppe Palamara (18 anni), Salvatore Palamara (17 anni 4 mesi), Saverio Palumbo (10 anni), Francesco Patea (13 anni 4 mesi), Lavinia Patea (1 anno 6 mesi), Pietro Perrone (8 anni), Antonio Piccolo (10 anni), Antonio Toscano (assoluzione), Fabio Trunfio (10 anni), Antonino Vadalà (1 anno 4 mesi), Antonino Zappia (13 anni 4 mesi), Benedetto Zappia classe 1972 (11 anni), Benedetto Zappia classe 1978 (12 anni).
Alle 22:00 circa di ieri, 25 luglio, il Gup all’esito della camera di consiglio durata oltre dieci ore, ha inteso confermare gran parte delle richieste della Procura Distrettuale, oltre a decidere per tre assoluzioni tra cui quella di ASCONE MICHELE. I difensori di quest’ultimo (Avv.ti Modafferi – Ceruso), già prudentemente fiduciosi per l’importante risultato ottenuto in fase cautelare, possono oggi manifestare il loro personale compiacimento per l’esito positivo di una vicenda che ha gravato, e non poco, su ogni singolo aspetto personale e lavorativo del proprio assistito (che a causa dell’arresto e della macchinosa burocrazia, ha visto perdere la propria attività lavorativa) il quale, probabilmente, potrà da oggi ricominciare a confidare nella Giustizia e nelle istituzioni.

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